FOTOGRAFIA e Fotografi

FOTOGRAFIA e Fotografi

Sembra che a portare la fotografia a Brescia sia stato, attorno alla metà del sec. XIX sull'esempio dei milanesi Sacchi e Duroni, Emilio Maza o Masa, che studiò con tanta passione metodi e processi tecnici da diventare, dopo che si fu trasferito a Milano, uno fra i più distinti fotografi della metropoli lombarda, che alla tecnica fotografica continuò a contribuire con miglioramenti di rilievo. Carlo Cocchetti nel 1857 scriveva che egli «è forse il primo del Lombardo Veneto per finitezza e squisita purezza di contorni, forza e trasparenza nei toni caldi e vellutati». Dopo di lui, e suo emulo, nel 1856 A. Ogheri impiantò uno stabilimento fotografico per i più quotati. Nello stesso tempo Giov. Trainini (+1913), appassionato cultore di ottica e meccanica, dava prova anche nella fotografia di grande maestria. Sia l'Ogheri che il Trainini seguirono il sistema inglese da pochissimi conosciuto in Italia, salvo che dal livornese Marzochini.


Intanto, reduce dall'America dopo che aveva studiato a Parigi, era tornato a Brescia il pittore fotografo Giuseppe Allegri (1814-1887) e in società con Giacomo Rossetti, al quale fu maestro, aprì in via S. Faustino uno studio fotografico, che poi condusse in proprio. Allegri ebbe a conoscere a Parigi il Daguerre, inventore del metodo di impressionare che prese il suo nome. La dagherrotipia si avvaleva di lastre di rame lucidissime sottoposte nell'oscurità a vapori di jodio, in modo fa formare uno strato di ioduro d'argento. Mediante la camera oscura (nota ormai dal Cinquecento) tali lastre venivano impressionate e trattate ai vapori di mercurio. L'Allegri ha lasciato documentazione delle sue dagherrotipie, comprendente l'ingresso a Brescia di Vittorio Emanuele II e Napoleone III (1859), la benedizione della Guardia Nazionale (18 marzo 1860), la celebrazione dell'onomastico di Vittorio Emanuele (1860), Porta S. Nazaro (12 agosto 1859), vie e monumenti di Brescia. Fu l'Allegri che dopo i tentativi del Trainini, già a lui riusciti ma abbandonati per ristrettezze di locali e le molte occupazioni, eseguì per primo ritratti alla grandezza naturale.


Nel 1903 i fotografi, che nel 1869 erano solo tre, erano saliti a 10 in città e 12 in provincia. Col trascorrere del tempo, il numero dei fotografi andò aumentando, ricavando l'attività sempre più consensi e utilizzo. Così a cavallo dei due secoli sorsero gli studi fotografici Candiani, Grandoni, Capitanio, Fotolampo di Ogliari, Rinaldi (1887), Castegnati e Capellari Bragadina, Perotti, Vigasio e Coceva, Santangelo (nomi alcuni dei quali tuttora sussistono, con rare discendenze dirette). Questi erano studi esclusivamente ritrattistici. Invece, sempre con gli Allegri in testa, vi furono coloro che al ritrattismo, abbinarono il gusto documentaristico, come il Negri ed in seguito Annibaletto, i fratelli Archetti, Abela, formando il primo nucleo di fotoreporter che divennero, e lo sono tuttora, complemento indispensabile di ogni pubblica manifestazione. Una citazione particolare va dedicata a Dante Bravo (1890 - 1936), fotografo in funzione quasi esclusiva di ogni manifestazione artistica. Va considerato il precursore del taglio moderno fotografico, specialmente nella riproduzione di monumenti, opere d'arte, presi da punti di visuale del tutto originali.


Si conoscono due archivi: quello di Bravo e quello di Negri. Il primo è custodito presso la Civica Pinacoteca Tosio-Martinengo, mentre il secondo si trova ancora presso i discendenti. L'archivio Allegri è andato quasi del tutto distrutto dai bombardamenti dell'ultimo conflitto mondiale e fu il primo a portare a Brescia il sistema delle "fotografie vitree e colorate", comperando il brevetto (privilegio) Crozat e migliorandolo "col felice pensiero di montare le fotografie in un cartoncino forato, metodo tutto suo e pieno d'illusione" molto apprezzato dal pubblico. Fu ancora l'Allegri che eseguì il "nuovissimo esempio dei ritratti gemelli, raffigurando cioè sulla medesima carta due diverse teste a guisa dei cammei, rilevate e contornate di vaghe coroncine". In provincia si distinse soprattutto la ditta Ars et Natura di G. Armani di Gardone Riviera.


Un primo lancio della fotografia sul piano dilettantistico si ebbe nell'ottobre 1902 quando l' "Illustrazione bresciana" lanciò un Concorso fotografico bresciano le cui fotografie vennero esposte nel Carnevale 1903. In campo dilettantistico la fotografia ebbe sempre più seguaci, ma si trattò, prima del secondo conflitto mondiale, di fatti isolati. Tuttavia presso sodalizi escursionistici e alpinistici si costituirono gruppi di fotografi dilettanti, essendo divenuta la macchina fotografica una componente sempre più indispensabile di tali attività. La resa di questi dilettanti andò qualitativamente sempre più incrementandosi tanto da gareggiare in bravura con i professionisti. A questo proposito valga un nome per tutti: l'avvocato Pietro Feroldi, che seppe in maniera artistica usare l'obiettivo, dote che gli proveniva dalla sua personalità di grande intenditore d'arte. Poi la tecnica fotografica si evolse e l'Allegri si aggiornò, non solo, ma vi aggiunse del suo, se all'intestazione della sua azienda aggiunse la precisazione: "brevetto d'invenzione". A lui subentrò poi il fratello Ignazio che sviluppò lo studio. Come l'Allegri, aveva il laboratorio sotto i portici di via Spaderie (Dieci Giornate). Lo affiancava il pittore Luigi Campini (1816-1890) che integrava l'opera del fotografo, con interventi a pennello, come nel caso della folla al Caffè Guerrini sul corso del Teatro.


Accanto a questi pionieri dell'arte fotografica sono da segnalare i dilettanti come il Glissenti, il conte Salvadego, i Klobus, i Bettoni, il Daponte, il Trebeschi, i Lechi, il Tagliaferri, il Cicogna, Enrico De Manzoni, ecc. Via via si affacciarono sulla scena bresciana nuovi fotografi di valore quali il milanese Testani che aprì studio in via Gabriele Rosa e che si dedicò al ritratto d'arte. Presso di lui si occupò Bruno Vigasio che poi aprì nel 1914 un suo studio che ebbe rinomanza, Arnaldo Cominelli che nel 1907 aprì in piazza Duomo un "Emporio belle arti", poi trasferito in via Larga. È interessante elencare i premiati della Mostra laghi e valli tenutasi nel novembre 1909 perché i loro nomi e provenienza forniscono un interessante quadro della diffusione della fotografia. Essi furono il nob. avv. Emilio De Manzoni di Brescia, Giovanni Negri di Salò, Pietro Palazzi di Brescia, Pietro Biazzò di Breno, Alcide Laffranchi di Brescia, il rag. Emanuele Mabellini di Brescia, Arturo Giovanelli di Toscolano, Ferrucci, Bettoni di Brescia, Sperandio Giordani di Pisogne, Pio Bettoni di Salò, don Giovanni Bonomini di Memmo, Flaviano Capretti di Brescia, Marsilio Vaglia di Nozza, Bortolo Pirlo di Ono Degno, Angelo Passerini di Brescia, l'ing. Silvio Barcella sindaco di Nave, Andrea Rebughi di Odolo. Giuseppe Quarella che aprì studio nel 1910 in via S. Martino 12, ceduto poi nel 1915 ad Antonio Bragadina, il cui figlio Stanislao è rimasto sulla scena fino al 1980, ecc.


Il professionismo ed il dilettantismo si andarono sviluppando soprattutto negli anni '30 del sec. XX con l'intensificarsi di mostre. Di rilievo la Mostra del paesaggio del giugno 1928 e la Mostra fotografica alpina, inaugurata il 20 febbraio 1931 dal C.A.I. di Brescia, che vide premiati Simone Magnolini di Breno, Michele Micheletti (v. Micheletti Michele; Micheletti Felino - cartoleria) di Brescia e Giovanni Mariano di Breno, che incrementò la fotografia di montagne in cui si distinsero, oltre i citati, Cattina, Stagnoli, Masero.


A poco a poco, negli stessi anni, Giorgio Coceva e Bruno Vigasio fondavano la fototecnica moderna. Un importante impulso diedero la rivista "Brescia" e "il Popolo di Brescia", mentre nel novembre 1937 veniva organizzata la I Mostra fotografica provinciale. Concorsi organizzò anche la "Voce Cattolica" dal 1937 in poi. Momento di rilievo fu la Mostra fotografica dell'Istituto fascista di cultura dell'ottobre 1937.


Bisognerà però attendere il secondo dopoguerra per trovare un sodalizio che riunisse i fotografi bresciani. Si trattò del Circolo Fotografico Bresciano fondato nel 1949, da Cima e Grassini, dopo che era stata costituita in quell'anno su piano nazionale, la Federazione Italiana Associazioni Fotografiche. Di ancor maggior rilievo, per l'impulso dato alla fotografia nel Bresciano, fu la fondazione, il 7 maggio 1953, del "Cinefotoclub Brescia" fondato da Mario Benetti, Angelo Bottini, Carlo Ghirardi, Annibale Lori, Francesco Mandruzzato, Mario Panizza, Alberto Sorlini, Augusto Tolin, Bruno Turelli. Il Cinefotoclub esordì in Belgio a distanza di pochi mesi con una mostra fotografica delle bellezze di Brescia a Knokke Le Zoute sul Mare del Nord. Seguirono sempre su iniziativa del circolo la Mostra nazionale di fotografia artistica di Montichiari e la Rassegna sociale 1958 del Colore. Senza dire dell'attività cinematografica (v. Cinefotoclub Brescia). Il nome del cinefotoclub ha varcato più volte i confini della provincia per le affermazioni di diversi suoi soci in campo nazionale e internazionale. Al Cinefotoclub seguì nel 1961, per iniziativa di Egidio Tonoli, il Fotocineclub del Garda che promosse mostre e premi.


Nel 1966 sorgeva un altro gruppo: il Brescia Fotocineamatori, fondato da Alighiero Riccardi, con affermazioni, anche da parte sua, oltre i confini provinciali. Pure in provincia si costituirono sodalizi fotografici: a Chiari esiste un Cinefotoclub locale, a Gussago un Club amici della fotografia, ecc. Nel 1969 per iniziativa di Oreste Alabiso, Roberto Crisanti, Silvano Cinelli, Lelio Mangerini, Vito Rebecchi, Pasquale Zaccone si formava il Gruppo professionisti fotografi, diventato organo sindacale il 28 febbraio 1972 come Ordine fotografi professionisti bresciani. È dal 12 novembre 1979 che si è costituito il Cidneo Foto Club che si prefissò lo scopo di propagandare la passione e l'hobby della fotografia in tutti i suoi aspetti.


Un'unica azienda è dedita esclusivamente al commercio di attrezzature, apparecchi e materiali fotografici: la ditta Arnaldo Cominelli; una ditta che risale ai primordi del secolo, originariamente commerciante in articoli per pittori. Altre aziende trattano apparecchi e materiali fotografici, ma per lo più s'accompagnano al ramo dell'ottica. Fra i fotografi bresciani più celebri è da segnalare Ugo Mulas (Pozzolengo, 28 agosto 1928 -Milano, 2 marzo 1973).