FOLCIERI Giannantonio

FOLCIERI Giannantonio

(Brescia, 1 gennaio 1839- 6 gennaio 1915). Nel luglio 1848 perdette il padre e venne allevato dalla madre per la quale ebbe vivissimo affetto. Compì gli studi classici a Brescia dove fu allievo dell'ab. Zambelli, e a Bergamo, ospite del fratello Mario, poeta e magistrato che lo iniziò al culto delle letture e alla poesia. Iscrittosi a legge all'Università di Pavia, frequentò anche i corsi di lettere. Orientandosi verso le idee mazziniane, pur non potendo, per debolezza di vista, prendere le armi, nel 1859 si dedicò all'assistenza ai feriti della battaglia di Solferino e S. Martino. Laureatosi in legge fece pratica nello studio dell'avv. Grana, che abbandonò per dedicarsi all'insegnamento delle lettere italiane nell'Istituto Tecnico e poi al Liceo di Brescia. Incaricato fino al 1874, divenne in tale anno titolare della cattedra. Zanardelliano in politica anche se su posizioni spesso indipendenti collaborò e fu per qualche tempo direttore della "Provincia di Brescia". Nelle elezioni del 1876 venne eletto deputato al Parlamento per il collegio di Asola. A Montecitorio sedette all'estrema sinistra pur conservandosi deferente a Zanardelli. Rieletto, assiduo all'aula parlamentare, prese la parola per interventi sulla legge forestale, per la tassa sugli zuccheri, le tariffe doganali, i comitati forestali, la bonifica dell'agro romano e le opere edilizie a Roma. Ricordò il suo curriculum parlamentare col capitolo "Speranze e promesse" in "Scelta di prose e versi" (1900). Ritenendosi inadatto alla politica militante rinunciò nel 1882 al mandato e divenne per qualche tempo direttore della "Provincia di Brescia" che abbandonò poco dopo pur continuandovi la collaborazione. Si andò quindi orientando sempre più verso gli studi e la poesia, pur non trascurando una intensa partecipazione alla vita amministrativa e civica. Il 15 dicembre 1883 veniva nominato preside del Liceo Arnaldo, carica che conservò per 25 anni. Fu consigliere e assessore del Comune di Brescia, presidente della Commissione di vigilanza delle scuole, membro (dal 17 febbraio 1891) della Commissione conservatrice dei Monumenti. Fu inoltre vicepresidente del Comizio Agrario, nel quale con Gabriele Rosa si fece promotore di numerose iniziative per il progresso dell'agricoltura. Attivissimo fu nell'Ateneo al quale fu aggregato come uditore il 22 giugno 1862 e come socio attivo il 2 giugno 1864. Fece parte più volte del Consiglio amministrativo, fu eletto vice presidente il 18 gennaio 1874, confermato il 16 gennaio del 1876; e nel 1878, essendo per disposizione statutaria ineleggibile, cedette il posto a Gabriele Rosa. Nel 1886 veniva nominato presidente. Dopo la morte del segretario, prof. Giuseppe Gallia, la maggioranza dei soci lo designò subito a succedergli, il 5 maggio 1889 e riconfermato per altri due quadrienni, dopo i quali cessò per volontarie dimissioni.


Numerosissime, per le cariche ricopertevi, le sue relazioni sui conti consuntivi dell'Accademia (dal 1889 al 1900) e sui lavori accademici (dal 1890 al 1901), sui premi Carini (dal 1889 al 1900). Numerose le sue commemorazioni dei soci defunti.


Altrettanto numerose le sue comunicazioni che rivelano una mente eclettica e versatile: "Di una pietrificazione vegetale e di un oggetto riferibile alla primitiva industria umana, rinvenuti nelle antiche alluvioni dell'Oglio" (1862-64, p. 79); "Dell'agricoltura in Italia e dei mezzi adatti a migliorarne la condizione" (1862-64, p. 293); "Della deportazione" (1862-64, p. 299). "Alla Polonia. Canto" (1862-64, p. 300); "All'Ungaria. Canzone." (1862-64, p. 303); "A Dante. Cantica." (1865-67, p. 124); "Notizie intorno alla Chiesa di S. M. dei Miracoli in Brescia" (1870-73, p. 95); "Il comunismo negli ultimi fatti di Parigi" (1870-1873, p. 250); "A Petrarca" (1874, p. 219); "Legnano. Canzone." (1876, p. 128); "Annunzio della morte di Aleardo Aleardi" (1878, p. 177); «Il Dandolo» Canzone." (1878, p. 228); "Alcune considerazioni sulla recente legge per le costruzioni ferroviarie (1879, p. 158); "Parole dette all'inaugurazione solenne del monumento, posto nel camposanto di Brescia ai prodi che morirono per la nostra indipendenza" (1879, p. 190); "Sui progetti di perequazione dell'imposta fondiaria" (1880, p. 5); "La mutualità nella redenzione economica e civile delle classi lavoratrici" (Discorso nella prima adunanza dell'anno accademico 1882, p. 5); "Iscrizione in ricordo della benemerita signora Amalia Biancardi" (1896, p. 199); "Ricordi e auspici" nel vol. "Il primo secolo dell'Ateneo di Brescia" (Brescia, Apollonio 1902 p. 477s.); "Rapporto intorno all'amministrazione del Comune di Brescia per l'anno 1874" (Brescia, tip. La Provincia 1875); "Alla Nobildonna Giulia Spizzi De Cattanei nelle auspicate nozze della figlia Anna con l'avvocato Giuseppe Vittorio. Versi" (Brescia, F. Apollonio 1901); "Ai valenti campioni che nella IV gara del Tiro Nazionale serbarono il nome di Brescia. Strofe" (Brescia, Ist. Pavoni 1902, 6 p. in 8°); "Consigli ai bachicultori" (Brescia, Tip. Fiori e G. 1871); "La vendemmia. Consigli ai viticoltori" (Brescia, Tip. G. Premi 1871, 16 p. in-16°); "Dissertazione sulle cause della caduta dell'Impero Romano d'Occidente"... (Brescia, La Sentinella Bresciana 1861 -in 8°); "Del dazio consumo in Brescia" (1897, p. 154); "Stazioni preistoriche e necropoli del Basso Oglio"; "Nota biografica e cenno-introduzione al ricordo delle onoranze, tributate dall'Ateneo di Brescia nel IV centenario al pittore Alessandro Bonvicino (Moretto)" (1898, p. 3); "Testo della pergamena deposta nella fondazione del monumento ad Alessandro Bonvicino" (1898, p. 54); "Epigrafi nelle targhe del monumento ad Alessandro Bonvicino" (p. 58). Altrove pubblicò: "Lega nazionale per l'abolizione del dazio" consumo murato. Notizie e considerazioni. (Brescia, 1873). "Della solforazione delle viti. Relazione" (Brescia, 1873).


Il Folcieri poetò dal 1854 appena quindicenne fino al 1905 lasciando raccolte inedite di versi in alcuni manoscritti. Il primo col titolo "I miei primi versi" si chiude nel 1858 (odi, sonetti, epitalami) fra composizioni come "La morte di Gesù", "A Maria," "Alla speranza, alla gloria", e traduzioni negli anni 1856-1862, di cui molte di carattere patriottico e sociale, assieme ad altre celebrative e anche di esperienze personali. Altri manoscritti raccolgono composizioni posteriori al 1862. Dal 1905 si dedicò alla poesia in dialetto bresciano come "A un indiscret - al prof. Eugenio Paroli - Passeggiata per Bergamo Alta - EI sconzur" tutte improntate ad un umorismo schietto, quasi giovanile. Della vena poetica e di scrittore diede una testimonianza Giosuè Carducci che lo definì il suo emulo. Il Folcieri stesso raccolse parte della sua produzione in un volume "Scelta di prose e di versi" che pubblicò nel 1900 presso F. Apollonio .