FERRARI Vincenzo Costanzo

FERRARI Vincenzo Costanzo

(Sale Marasino, 25 maggio 1815 - Parigi, 7 maggio 1868). Compì studi classici parte del Convitto-seminario di Lovere, per il ginnasio e parte nel Seminario di Brescia per il liceo e parte dei corsi teologici. Già promosso agli ordini minori, nel 1835 abbandonò il Seminario per dedicarsi all'insegnamento. Si laureò poi in legge e fece il notaio. Nel 1838 chiamato a Rovato per un corso di lezioni religiose vi conobbe e sposò Teresa Costa (1815-1887) dalla quale ebbe parecchi figli. Nel 1840 insegnava a Gardone V.T. dove teneva anche una scuola privata ginnasiale che raccolse i rampolli delle migliori famiglie del luogo quali i Moretti, i Franzini, i Beretta ecc. Da Gardone, nel 1846, datava la lunga dissertazione storica premessa al suo romanzo. Fin da giovane s'appassionò a letture romantiche e specie ai romanzi di Walter Scott, di cui poi imitò l'ambiente storico medievale e le forti tinte passionali. Il Guerrini sembra attribuire a tali letture la fine della vocazione del Ferrari. Anima romantica e sentimentale si dedicò oltre che all'insegnamento anche alla poesia e alla narrativa. Nel 1844 pubblicava un poemetto in versi sciolti sul lago d'Iseo "Un omaggio alla patria" (Brescia Tip. Minerva p. 62): "Tiburga Oldofredi" pubblicato nel 1847 incontrò la più grande fortuna tanto da fargli guadagnare, a quanto si dice, la grossa somma di lire 30.000. Ritornato con la famiglia a Sale Marasino visse quasi sempre a Brescia e nel febbraio 1848 fece parte della Presse Notturna che funzionò come servizio segreto di informazione e di propaganda rivoluzionaria. Nel maggio del '48 pubblicava un opuscolo di carattere storico su «Gli ultimi cinque giorni della schiavitù bresciana», lamentando in esso l'atteggiamento troppo remissivo delle nostre popolazioni della Bassa verso l'esercito austriaco che si ritirava da Milano sul Mincio attraversando le nostre campagne da Orzinuovi a Montichiari. Il proclama lanciato da Crema dal Maresciallo Radetzky incitava la nostra gente a rispettare l'armata austriaca, promettendo reciproco rispetto alle persone e alle cose, e minacciando rappresaglie gravissime a chi avesse osato opporsi con le armi o con insidie alla marcia dell'esercito asburgico, che era di ventimila uomini. Del resto «a nemico che parte ponti d'oro» e il nostro popolo faceva buon viso anche ai soldati tedeschi, purché se ne andassero definitivamente e senza far danni. Il Ferrari invece, avrebbe voluto una resistenza armata, e accusava di servilismo i dirigenti comunali, il clero, il popolo che non avevano sparato sui tedeschi in fuga. Con quali mezzi avrebbero potuto farlo? Coi mortaretti legati sulle carrette o con le forche e i badili rusticani? I nostri vecchi erano insorti ingenuamente anche con questi arnesi, ma poi, riflettendo, avevano cambiato sistema per non attirarsi rappresaglie e saccheggi. A Leno contro le ingiuste accuse del Ferrari protestò l'avvocato Cesare Beccalossi. Partecipò attivamente alla rivoluzione del 1848 ma tornati gli austriaci subì interrogatori e fu perseguitato dalla polizia austriaca per cui dovette abbandonare la sposa e la famiglia e rifugiarsi prima in Piemonte e poi in Francia, e in particolare a Parigi, dove passò anni in volontario esilio e (non si sa per quale ragione) anche dopo la fine della dominazione austriaca. Tornato in Italia si stabili a Milano ove visse modestamente dedicandosi, più che altro all'insegnamento. In Pinacoteca Tosio-Martinengo esiste un suo quadro dal titolo "Casolari alpestri". Pubblicò: "Un omaggio alla patria ovvero il Sebino" (Brescia, Minerva, 1844 62 p. in 8°); "Al Sebino" (versi); "Studii storici sul secolo XIII (Commentari dell'Ateneo di Brescia 1845-1846, p. 135); "Gli ultimi cinque giorni del dominio straniero a Brescia" (Brescia, Tip. Quadri, 1848); "Ragionamento pedagogico sulla utilità della educazione elementare" (Brescia, Tip. Minerva, 1845); "Tiburga Oldofredi. Scene storiche del secolo XIII redatte per cura di Costanzo Ferrari". La prima edizione fu fatta a Brescia, a spese dell'editore-libraio Girolamo Quadri nel 1846, in tre volumi che sono il VII, VIII, IX di un florilegio romantico-storico bresciano (i sei precedenti avevano accolto i due famosi e fortunati romanzi di Lorenzo Ercoliani, I Valvassori bresciani e Leutelmonte) stampati però a Milano nella tip. Bonfanti. Al romanzo, dedicato a Camillo Ugoni, il Ferrari premetteva una lunga introduzione storica sui tempi e l'ambiente in cui esso si svolge. Il libro ebbe fortuna in mezzo al popolo, sempre avido di letture romantiche; fu ristampato varie volte a Milano (1875) dall'editore Francesco Pagnoni, in un solo volume, a puntate nella rivista settimanale Brixia del 1916 e nel 1939 come appendice del giornale settimanale La voce cattolica ma ridotto. Le scene storiche del romanzo "Tiburga Oldofredi" si svolgono nella Franciacorta, sulla riviera del Sebino e in Brescia, in quell'oscuro secolo XIII che vide ingigantire, più che ogni altro, le irose lotte partigiane dei Guelfi e Ghibellini, le stragi fraterne di quei che un muro e una fossa serra e l'agonia delle libertà comunali insidiate dalle ambizioni delle famiglie più potenti, che anelavano a stabilirsi in signoria. Passano in questo romanzo, come in un grande quadro storico, le imprese degli Oldofredi, signori del castello di Iseo, degli Ugoni, dei Gambara, dei Martinengo, dei Maggi, dei Brusati: ci ritorna dinnanzi la Brescia feroce ed eroica di un tempo, piena di amori e di passioni, di congiure e di vendette. "Maria di Brescia ovvero l'onore e la patria. Episodi della rivoluzione lombarda negli anni 1848-1849" (Torino, Crivellari e C., 1849, in 8°, 402 e 448 p.).