DESIDERIO, re

DESIDERIO, re

Sec. VIII. Figlio di Ermenulfo di stirpe longobarda, fu duca d'Istria, secondo altri di Tuscia, e conestabile di re Astolfo. Tradizioni bresciane lo vogliono nobile bresciano, mentre da qualcuno è ritenuto oriundo da Leno. Alla morte di Astolfo (756) venne proclamato re dei Longobardi, nonostante che il fratello Rachi, uscito di convento, gli contendesse inutilmente il regno con le armi. Ma Desiderio si assicurò il trono grazie alla protezione di papa Stefano II, cui promise di restituire i territori occupati da Astolfo. Buoni rapporti tenne anche con papa Paolo I, salito al pontificato nel 757. In effetti Desiderio incominciò a mantenere subito le promesse, restituendo al papa la Pentapoli ed altre città.


Nel 759 Desiderio associò al regno il figlio Adelchi, allo scopo di assicurargli la successione. Ma ancor prima di diventare re la personalità di Desiderio, con quella della regina Ansa e di Adelchi, dominarono Brescia e il Bresciano, tanto più che Ansa era figlia del bresciano Verissimo e legatissima alla sua terra. A Brescia anch'egli rimase legatissimo, cercando di farne un caposaldo del suo potere. Per far ciò, per suggerimento o su garanzia di Ansa, stese una rete di possedimenti, in mano di fedeli bresciani, verso quella zona delle Giudicarie di Pombia, Stazzona e Seprio che avrebbero potuto coprire Pavia da un'invasione franca.


Prima ancora di essere re, Desiderio si era fatto donare da re Astolfo il poderetto suburbano di Cerropicto che poi Adelchi donerà ai monastero di S. Salvatore. Probabilmente per restituire beni monastici appartenenti a più antiche case religiose (o come qualcuno pensa per un sotterfugio giuridico, per conservare alla famiglia reale longobarda una parte del fisco regio come beneficium sacro ed intangibile nel caso di una vittoria dei Franchi) re Desiderio e la regina Ansa istituirono importanti proprietà monasteriali che permisero la fondazione dei monasteri di S. Salvatore (754-760) di Leno (758), di S. Faustino e forse anche di S. Pietro in Monte e di S. Cosma, di S. Pietro di Sirmione. Fece costruire inoltre le chiese annesse a questi monasteri e la chiesa dedicata a S. Desiderio. Provvide a vasti restauri cittadini. A tali beni Desiderio ed Ansa ne aggiunsero altri o del proprio patrimonio personale o del fisco regio longobardo.


In queste fondazioni sorsero anche leggende fra cui quella che, essendosi addormentato in un prato nei pressi di Leno, sognò che una serpe avvolgesse il suo capo a guisa di corona, cosa che avrebbe invece vista, da sveglio, un suo servo. Per questo, svegliatosi, volle erigere sul luogo un'abbazia.


Sembra che solo per ragioni politiche avesse ceduto ai progetti di Bertrada regina dei Franchi, vedova di Pipino e madre di Carlo Magno, di sposare la figlia Desiderata o Ermengarda con Carlo Magno, Gerberga con Carlomanno e il figlio Adelchi con Gisella, sorella dello stesso Carlomagno, allo scopo di avvicinare e unire Franchi e Longobardi. Le nozze vennero avversate da papa Stefano III che le considerava illegittime per cui Carlomagno, per aderire alle insistenze del pontefice, avrebbe dimessa e non ripudiata con divorzio la moglie o supposta moglie. Nel 1771 tuttavia l'alleanza, stretta con matrimoni più politici che altro, s'infranse.. Desiderata venne ripudiata e Gerberga, rimasta vedova, venne cacciata dalla corte di Austrasia. Desiderio andò perciò assumendo un atteggiamento anticarolingio, sostenendo i diritti dei figli di Carlomanno e di Gerberga contro re Carlo, e per questo venne in urto con papa Adriano I. Desiderio, entrato con un esercito nell'Esarcato e nella Tuscia romana, provocò gravi danni a parecchie città e arrivò sulla fine del 772 a minacciare perfino Roma. Il Papa si appellò a re Carlo, il quale, falliti i tentativi d'accordo, scese in Italia attraverso la valle di Susa. Mentre Adelchi riuscì a fuggire e a riparare a Costantinopoli, Desiderio cadde prigioniero con la famiglia e finì i suoi giorni in Francia, nel monastero di Corbie.


Ma prima di morire non aveva dimenticato Brescia. Il 12 novembre 797, con atto solenne, donava alla figlia Ansperga, badessa del monastero di S. Giulia, due mulini fuori di porta S. Faustino e Giovita (Porta Bruciata) là dove sorgeva nel secolo scorso il caffè Belleri a S. Giuseppe.


A Leno, nel nuovo Museo archeologico, si conserva una croce detta di re Desiderio che porta ripetuta sui quattro bracci la figura di un orante.