DESENZANO del Garda

DESENZANO del Garda (in dial. Desensà, in lat. Decentianum)

Cittadina industriale e di soggiorno della sponda sud occidentale del lago di Garda. Si trova a 29 km. da Brescia. È a 65 m.s.m. ed ha una superficie comunale di 60,11 kmq. Desenzano si stende in un vasto golfo disegnato tra la penisola di Sirmione ad E e lo sperone del monte Corno a O, le cui pendici caratterizzano la topografia dell'abitato. Le colline moreniche s'allargano ad arco amplissimo rendendo vario e suggestivo il paesaggio. L'abitato gravita intorno al porto alle cui spalle si erge in posizione dominante la massiccia e severa mole del castello. Di recente l'abitato è andato espandendosi sia lungo il lago, in direzione di Rivoltella, sia verso l'interno. È attraversato dalla Padana Superiore, mentre a S corre l'autostrada della Serenissima. Fino al 1926 si chiamava Desenzano sul Lago, poi diventò Desenzano del Garda.


Centri abitati sono: Desenzano del Garda, Rivoltella (v.), ormai quasi legato a Desenzano, S. Martino della Battaglia (v.) situato sulle colline dell'anfiteatro a SE del capoluogo.


Abitanti (Desenzanesi), 3000 nel 1530, 6425 nel 1861, 6288 nel 1871, 5908 nel 1881, 6721 nel 1901, 8337 nel 1911, 9381 nel 1921, 10915 nel 1931, 10360 nel 1936, 12.087 nel 1951, 14.294 nel 1961.


Nel 878 Disentianum, nel sec. XII Decentianus e Discenzano, nel sec. XIII (Liber Potheris) Desenzano. Il nome deriverebbe da un supposto decensianus, aggettivo dal nome personale romano Decentius, o anche dal latino "descensio", discesa, dato che si presenta in discesa. Secondo qualcuno potrebbe derivare da "Decentia", bellezza. I vecchi l'hanno riferito anche, più per civetteria che per altro, al numero "Dieci" romano, scrivendo "Xni", soprattutto nella datazione delle lettere.


La temperatura dell'aria presenta negli anni '70 una media di 13,4 gradi, con 24 gradi nel mese più caldo, 3,5 gradi nel più freddo. La temperatura dell'acqua del lago è stata tra i 6 e i 10 gradi C. da dicembre a febbraio, e da 17 a 25 gradi da giugno ad agosto. Negli ultimi 15 anni la nebbia si è presentata in 30 giorni (a confronto dei 70 di Ghedi). La pioggia nell'ultimo decennio ha registrato una media annua di 77 giorni. L'insolazione annua è stata di 2231 ore. Scosse di terremoto sono ricordate fin dal 243 o 245 d.C. Causarono rovine quelle del 1457, del 1695 e del 1892.


La flora presenta il cipresso, l'ulivo (olea europaea), l'oleandro, il lauro, Vegetazione spontanea termofila e con impronta mediterranea si trova sul Monte Corno. La fauna più caratteristica è data dal carpione, la trota, la sardina e l'anguilla, il coregone (importato dagli svizzeri da circa 30 anni), l'alborella e la tinca. Non mancavano nei tempi andati i roccoli.


Desenzano sorge sulle colline moreniche meridionali del Garda che trattennero nella conca scavata del ghiacciaio Retico, le acque di fusione, in morene frontali e laterali formando piccoli laghi e stagni in riva ai quali sorsero le abitazioni palafitticole. Stagni di Lavagnone, al Marchetto, a Cataragna e, in comune di Lonato, la più celebre Polada. Il territorio si formò attraverso il processo di escavazione compiuto in diversi periodi di avanzata intercalati da altri, interglaciali, di ritirata, dell'immenso ghiacciaio e poi per l'erosione delle correnti di acqua cariche di sabbia, fluenti sotto la massa glaciale. Il lobo lacustre di Desenzano, chiuso fra la sponda bresciana e il filo di colline che si allaccia fino a Sirmione, è il risultato della prima escavazione. Ritrovamenti specie a Lavagnone, hanno accertato l'esistenza di abitati palafitticoli che si fanno risalire all'età del bronzo antico (1800-2000 a.C.) con popolazioni dedite alla caccia, alla pesca e all'agricoltura, secondo una forma culturale detta della "Polada", diffusa nel Veneto e in Piemonte e le cui prime testimonianze vennero messe in luce nel 1873 in località Polada, nella strada di Lonato, dal desenzanese dott. Giovanni Rambotti, che poi le raccolse in museo domestico venduto, alla sua morte, al Museo di Roma. Altre testimonianze palafitticole vennero scoperte, sempre al Lavagnone, dal prof. Renato Perini e da altri che hanno accertato anche l'avvenimento di un incendio che ha messo in fuga quelle primitive popolazioni. Si tratta, a detta degli studiosi, di uno dei più importanti insediamenti del periodo, anche per la quantità di materiale rinvenuto (v. Lavagnone). Tale insediamento dall'Età del bronzo antico (1800 a.C.) arriva, con livelli successivi, fino all'Età del bronzo recente (1200 a.C.). Gli studiosi vogliono riconoscere in questi abitanti gli Euganei, che più tardi si fusero con i Veneti, giunti dal centro Europa e dai Balcani. Le prime testimonianze della Civiltà della polada furono scoperte nel 1873 dal dottor Pietro Rambotti di Desenzano nell'omonima Torbiera, ubicata tra Desenzano e Lonato. Con i reperti ivi raccolti il dottor Rambotti allestì nella propria casa di Desenzano un museo, giudicato dallo Stoppani tra i più completi d'Italia, che, purtroppo, alla sua morte, fu venduto nel 1897 al Museo "kircheriano", fondato dal Pigorini a Roma e poi si può dire scomparso. Si è detto purtroppo perché l'importante collezione, dopo gli studi e le pubblicazioni di prammatica, avrebbe potuto essere conservata in una raccolta locale, dove per gli studiosi o semplici visitatori, sarebbe stata di maggior utilità. In un grande museo queste memorie si disperdono: gli oggetti smarriscono ogni loro specifica individualità.


Nei reperti dell'Età del bronzo antico, fra le forme si possono distinguere boccali globosi a collo distinto e ad ansa, a gomito e ad anello. Rari i bicchieri tronco conici. e le ciotole a calotta con anse a gomito e presette laterali. Gli orci tronco conici sono ornati con cordoni orizzontali e fori passanti sotto l'orlo. Rare ma presenti le brocche biconiche con grosse bozze mammelliformi sulla carena. Gli ornamenti (ricavati da conchiglie e realizzati in pasta di vetro verde) testimoniano vivaci rapporti della società primitiva del Lavagnone con la corrente commerciale adriatica, che a quel periodo si estendeva alle zone dell'Austria e della Baviera. I resti della Media Età del Bronzo (non abbondanti) sono nettamente diversi dai precedenti e sono caratterizzati dalle ciotole carenate a corpo basso arrotondato ad ansa impostata dalla carena all'orlo. Sugli orci compaiono decorazioni ad impressioni digitali. Si notano inoltre tazze carenate a parete diritta ed ansa elevata a prominenza ascioforme, tazze carenate con ansa lunata elevata sull'orlo, scodelloni carenati decorati a solchi con motivi cruciformi e cerchi o festoni concentrici, bicchieri ad orlo espanso ed ansa sulla parete decorata, grosse olle biconiche ad orlo ispessito. Negli strati più superficiali sono stati trovati resti che sembrano risalire all'Età del bronzo recente. I resti relativi al Bronzo medio testimoniano la partecipazione della società primitiva del Lavagnone alla cultura del Bronzo medio subalpino che trova il suo centro di formazione e di diffusione nell'area gardesana, che meriterebbe di essere meglio studiata in tutti i suoi aspetti.


Mirabella Roberti non ha dubbi nell'affermare che Desenzano "è certo nome di un fundus Decentianus, il praedium di un Decentius, che è nome tardo romano". Anche la villa potrebbe essere di un Decentius. Secondo il Rizzoni, si sarebbe chiamato in antico "Abidius", che però non trova conferma. Già fin dall'epoca di Catullo (87-55 a.C.) a Desenzano esistevano importanti insediamenti databili tra il 1° sec. a.C. e il 1° sec. d.C. In sostanza vi era un "fundus" romano, abitato da qualche centinaio di persone, che vivevano di pesca, caccia e di agricoltura. La località era toccata da una delle più importanti vie del-l'Impero romano, la via Gallica che aveva, secondo il Guerrini, a Rivoltella la Mansio ad flexum, cioè una stazione di servizio. A Desenzano viene poi situato un emporio di granaglie per l'approvvigionamento della Riviera benacense. Con il rassodarsi del dominio romano e con l'iscrizione delle terre occidentali del Benaco alla Tribù Fabia, esse vennero sempre più ricercate come soggiorno di ricchi cittadini romani, che vi costruirono lussuose ville, le quali ebbero anche illustri ospiti come Cesare che fu ospite di Catullo.


Una di queste ville è quella scoperta in una sua parte notevole alla fine del 1921, in località dal nome significativo di Borgo Regio, in un campo di proprietà Zamboni. La villa è stata in parte recuperata, specie per quanto riguarda il quartiere di rappresentanza, mentre quello d'uso comune resta in parte ancora coperto. Orientata a NNE era ortogonale alla costa, si snoda in lunghezza, da E a O, per quasi sessanta metri. La parte giorno, o di rappresentanza, inizia con un belvedere ottagonale presso il lago, al quale fanno seguito una grande corte circondata da portici, cioè il peristilio tipico della casa romana antica, e due saloni, uno a due l'altro a tre absidi: sono l'atrio e la sala dei banchetti o triclinio. In fondo, visibile dall'abside centrale del salone, che certo era provvista di finestre, si apre il giardino o "viridario" col fondale d'un grande ninfeo per i giochi d'acqua: una parete, cioè, con nicchie che contenevano i mascheroni o le figure da cui zampillavano le cascatelle. Nelle nicchie si vedono ancora i fori per i tubi di carico e scarico, e nel suolo del giardino i due canali innestati a "T" che servivano per annaffiare. La vita privata del padrone di casa si svolgeva nei tre ambienti tranquilli aperti sul lato sinistro del giardino e del ninfeo, forse adibiti a biblioteca (lo fa pensare lo spessore dei muri adatto per ricavarvi armadi per i libri) e nelle stanze riscaldate che sono state scoperte di recente sulla sinistra del peristilio: vi si trova il bagno e vi si vedono le installazioni sotto i pavimenti per far circolare l'aria calda, secondo il sistema romano, antesignano del nostro riscaldamento a pannelli, che consisteva nel ricavare una camera d'aria fra il suolo e il pavimento, sorreggendo questo con pilastrini di mattoni. Il complesso musivo, si può affermare, è il più vivace insieme figurato che sia noto in Val Padana. Tutte le figurazioni hanno carattere prettamente pagano, e non sono di tipo semplice e ingenuo come si trovano anche in monumenti cristiani dei primi secoli dopo l'editto di Costantino. E pur tenendo conto che nel III e IV secolo nella Gallia Cisalpina non mancavano famiglie attaccate agli antichi culti pagani, amanti delle figurazioni della mitologia greca e romana, gli esperti pensano di datare questi mosaici al II o III secolo d.C., prima cioè dell'editto di Milano del 313, perché dopo questo evento non si può credere che i mosaicisti avessero ancora nel loro repertorio raffigurazioni pagane. Durante gli scavi compiuti nel 1963 e nel 1970 sono affiorati resti di altri due edifici. Abbiamo quindi un complesso archeologico di tre costruzioni di cui ancora non si è giunti a conoscere l'esatto rapporto esistente tra di essi: la villa, un edificio absidato che fa pensare ad una basilica paleocristiana ed un edificio, venuto alla luce nell'estate del 1970, che potrebbe anche essere un complesso termale. Ipotesi che verrebbe avvalorata dall'importanza della via Emilia, detta Gallica.


Successivamente, nella zona, oltre al rinvenimento di lucerne, sono state trovate strutture che ripropongono la stessa situazione edilizia delle basiliche cristiane. Per essere del tutto certi di questa scoperta, ha detto il prof. Mirabella, sarà necessario avanzare con i lavori ora interrotti perché in attesa di finanziamento. È certo che l'impianto edilizio, ha sottolineato il relatore, è continuato in età cristiana, nel 2° sec. d.C. (vedi i mosaici neri, aspetti quasi unici nelle ville dell'Italia settentrionale). I mosaici geometrici si alternano a quelli decorativi in un campionario di disegni con temi di pesca e caccia. Quindi motivi quasi sempre ripetuti, sono realizzati con sensibilità, buona tecnica e con l'impiego di tessere che hanno una gamma di almeno trenta colori.


Nel 1970-1971 vennero scoperti una bella scultura in marmo raffigurante il dio rustico Silvano, che la mitologia romana vuole protettore dei campi e delle greggi, una figura marmorea di Bacco, una testa di giovane principe, del III secolo d. C, e alcuni metri di pavimentazione musiva che ha rivelato pregevoli raffigurazioni, una delle quali potrebbe essere addirittura il ritratto del proprietario della villa. Particolare attività ha svolto il Gruppo archeologico "La Palafitta". Nella 5^ campagna di scavi del 1976 venero recuperati i frammenti di affreschi i cui resti erano stati, nel 1970, attaccati dalla ruspa. Essi vanno datati al primo secolo d.C. e sono dipinti a sfondo rosso con decorazioni in giallo e nero. Gli affreschi parietali rappresentano decorazioni a foglie e frutti (mele). Si tratta di un'interessante e bellissima scoperta, appartenente ad un ambiente di grande cultura, sul tipo degli affreschi scoperti su una casa di Pompei. Tra gli altri oggetti rinvenuti vi sono monete di Costantino e di Costanzo Secondo e frammenti di ceramica del Nord Africa, che testimoniano l'epoca della villa risalente al 4° o 5° secolo d.C. Queste ultime ricerche hanno portato poi alla scoperta del più antico mosaico esistente a Desenzano. Nell'edificio così detto termale è stato riconosciuto l'atrio, il calidarium e il frigidarium nonché l'antico muro che confinava con la riva del lago dove in pratica si trovano oggi gli edifici di via Roma. Non si è giunti ancora a conoscere l'esatto rapporto esistente tra gli edifici scoperti (la prima villa, la basilica, se di basilica si può parlare, e la terza costruzione venuta alla luce, dove sono stati trovati ben 5 pavimenti sovrapposti). Quest'ultima costruzione dovrebbe risalire al tempo compreso tra il 1 .secolo a.C. e il 1° d.C. Purtroppo la parte centrale è stata gravemente danneggiata dalla ruspa.


Circa l'interpretazione della denominazione di Borgo Regio data alla zona interessata dagli scavi, si fa risalire questa denominazione al nucleo urbanistico più importante per censo, la parte più nobile della zona allora abitata. Qui avrebbe potuto trovare salubre dimora, dato il clima lacustre, un importante personaggio della corte imperiale di Milano, magari un Flavio Magnus Decentius. Di vivo interesse è il sarcofago romano ad Attilio Urbice, forse proveniente dalla zona archeologica del Borgo Regio, che fu poi nel cimitero di S. Maria de Senioribus, da dove Gerolamo Bagatta lo trasferì nel suo collegio. Probabilmente il Rambotti lo fece issare sul portone del cortile del Collegio Bagatta. Quando fu eretto il monumento al gen. Papa il sarcofago venne portato nei giardini a fargli da pendant. Il sarcofago è in pietra bianca, probabilmente di Botticino, mentre il pesante coperchio a tetto, che potrebbe non essere l'originale, è di marmo rossigno, come quello che si estrae nelle cave del veronese. Il monumento deve aver subito delle modificazioni, in quanto le figurazioni a rilievo sulla facciata e sui due lati risultano decapitate, come se la parte superiore del sarcofago fosse stata privata della cornice per adattarvi il coperchio, forse di epoca anteriore, che, come si è visto, è di marmo diverso. L'urna, sulla fascia principale, porta questa scritta: "Atiliae, P. Fil Urbicae P.P. Abidii, P.P.F.F. Tilicius Atilianus. Et. Urbicus Fil. Matri. Piissimae Euxeuri". Ai lati dell'epigrafe è rappresentato un fanciullo alato che regge una facella capovolta. Su di un lato dell'urna una donna seduta su di una poltrona di vimini o di giunco, tiene una cornucopia (il corno di Amaltea: vaso a forma di corno traboccante di frutta e di fiori, simbolo della abbondanza) e un fanciullo che le offre frutta. Sull'altro una figura di donna che tiene una cetra e davanti a lei un fanciullo che le offre frutta. Il timpano del coperchio di altro sarcofago in marmo rosso di Verona, nei due lati reca un medaglione scolpito a bassorilievo simboleggiante la Medusa.


Il primo borgo sorse da un primo nucleo agricolo incentrato intorno alla villa romana. Venne poi chiamato Borgo Regio per la presenza qui di una qualche corte regia. Nel territorio di Desenzano avvennero anche scontri e battaglie segnate dalla storia. Nel 249 d.C. Traiano Decio, venuto dalla Pannonia, si scontrò con il rivale Filippo nella Selva Lugana, tra Desenzano e Peschiera, lo uccise e ne disperse l'esercito. Da Desenzano, l'anno dopo, lo stesso Traiano Decio ripassava per raggiungere la Germania e dar battaglia ai Goti. Nel 312 d.C. Costantino sconfiggeva Ruricio Pompeiano. In onore del vincitore vennero poi poste delle lapidi miliari, una delle quali, trovata a Rivoltella, si trova oggi nel museo di Verona. Parecchi storici assegnarono al Mincio il luogo d'incontro tra papa Leone Magno e Attila nel 452 e sostengono che molti abitanti della zona trovarono rifugio nella Selva di Lugana.


C'è chi pensa che fosse veronese in epoca romana, appartenendo poi, specie nell'epoca longobarda, ai Fines sermionenses che erano una specie di distretto amministrativo avente il suo centro in Sirmione e che abbracciava le due sponde meridionali del lago. Da ciò si deduce una indipendenza della zona fino al sec. IX. Sembra accertata in Desenzano una corte regia comprendente tutte le terre fra la Lugana ed il Chiese, l'anfiteatro morenico e S. Felice di Scovolo, mentre religiosamente si costituì la pieve, forse con la stessa estensione territoriale. Fu forse, nei tempi barbarici, anche una sculdascia. Probabilmente durante le invasioni barbariche veniva eretto l'antico castello ("Castrum vetus") che divenne un abitato romano. Venne poi ricostruito ("Castrum novum") forse nel sec. XI-XII e più volte rifatto specialmente alla fine del sec. XV, fino a quando prese la forma ancora visibile, a forma trapezoidale, secondo la conformazione del terreno, con torri angolari e una a metà cortina orientale e il mastio all'interno della cinta. Di esso restano oggi le cortine murarie settentrionale, orientale e meridionale, le torri, il mastio, parte del fossato e tracce del ponte levatoio.


Con un diploma molto discusso del 6 ottobre 878, Carlomanno donava ai monaci di S. Zeno in Verona la corte e il feudo regio di Desentianum, con chiesa e fortilizio, assieme ai diritti di pesca sul lago da Scovolo a Sirmione e di caccia nella selva di Lugana, con tutti gli edifici, terre colte e incolte, campi, selve, ecc. fino a Maguzzano, e le rive, pescherie e riserve di caccia fino alla rocca di Manerba e fino a Sirmione. Altre terre della zona sud occidentale del lago venivano cedute nel 973 da certo Eriprando al vescovo di Verona, Milone. A qualcuno sembra che ecclesiasticamente Desenzano sia appartenuta fino al sec. XII alla Diocesi di Brescia e sia rimasto nell'ambito lombardo. A S. Ambrogio era dedicata in effetti la chiesa del castello. Nel 1145 papa Eugenio III ribadiva l'aggregazione alla diocesi di Verona, alla quale veniva riconfermata al vescovo Teobaldo, nel 1154, da Federico II il Barbarossa.


Nel 1031 Enrico II assegnava Desenzano e il suo castello a Bosone I della famiglia dei conti di Sabbioneta. Dal figlio di questi, Bosone II, vicario di Asola e gonfaloniere nel 1085 del vescovo di Parma, e da Donella nasceva Ugo o Ugone considerato il vero conte di Desenzano. La moglie sua, Matilde, figlia di Rambaldo conte di Treviso, donava nel 1107 al monastero di Acquanegra beni che aveva in Desenzano. Il fatto che l'atto di donazione sia avvenuto in Desenzano fa pensare che questo borgo fosse la piccola capitale del vasto territorio di cui fu parte una signoria, sia pure in via di disgregazione per la presenza sempre più numerosa di signori porzionari, cioè compartecipi nella proprietà del luogo. Secondo tale donazione Desenzano sarebbe passato al Monastero di S. Tommaso di Acquanegra ma, come scrive il Lechi, i monasteri non erano più quegli organismi potenti dei secoli precedenti, molto facilmente i monaci di Acquanegra cedettero, dopo non molto, il castello di Desenzano ai "boni homines" del comune di Desenzano da poco costituitisi, i quali dovettero curarne la conservazione e l'incremento data la posizione di capitale della Bassa Riviera, mentre invece l'importanza strategica era passata a Lonato. Nel 1192, con privilegio di Enrico VI, Brescia si vedeva riconosciuta la giurisdizione civile sul territorio anche di Desenzano. In seguito Desenzano, pur sentendo una forte attrazione verso Verona, entrò nel 1300 a far parte di una specie di Confederazione dei comuni della riviera bresciana, che mirava ad affermare la propria autonomia. Nel 1220 Desenzano con Rivoltella, S. Martino, Solferino, Castiglione e Medole diventava feudo della potente famiglia Confalonieri. Il fondo di Castelvenzago fu dei Boccacci. Le lotte fra ghibellini e guelfi continuarono per molti decenni.


Nei secoli XII e XIII Desenzano fu sede di una Chiesa càtara assieme a Concorezzo, Mantova, Vicenza, Firenze, Spoleto, ecc. in polemica vivacissima con la Chiesa cattolica e con forti accentuazioni sociali. La "Ecclesia de Desenzano", favorita anche geograficamente, fu tra le più importanti, contando circa cinquecento adepti su quattromila, quanti ne esistevano in tutto il mondo. È ricordata in documenti e polemiche. Fu presto in contrasto con quella di Concorezzo per una interpretazione più radicale del dualismo tra Dio e Satana, lo spirituale e il materiale, l'anima e il corpo. Sembra che tali eretici abbiano per la maggior parte abitato le case di via Annunciata. Secondo alcuni studiosi l'eresia sarebbe stata importata a Desenzano dall'Italia meridionale ed ebbe la protezione di Ezzelino da Romano. In verità esisteva già negli ultimi decenni del sec. XII e più precisamente intorno al 1170 quando Niceta venne dalla penisola balcanica a predicare il dualismo assoluto, e parecchi eretici di Desenzano ne accettarono la predicazione, mai abbandonandolo, nonostante le dicerie sul suo conto, anche se i più tornarono alla fede professata prima della sua venuta. Anzi i fedeli di Niceta mandarono a "Drugonthiam " (forse Dragowitza nella Tracia), certo Giovanni Bello per esservi ordinato vescovo. A questi, che qualcuno identifica con il nome del vescovo Kalojohames (il che farebbe pensare ad un'origine bizantina della chiesa desenzanese), sarebbe succeduto Marchisio da Soiano, e poi il veronese Belesmanza (che vi operò per circa un quarantennio dal 1230 al 1270) e un Giroldo da Brescia ed infine ultimo Andricus de Rues, identificabile forse nell'Enrico di Arusio o di Lombardia che fu l'ultimo vescovo cataro di Desenzano. L'importanza della chiesa catara di Desenzano è data dal fatto che fu in relazione con catari fiorentini. Ne fu succursale Sirmione che accolse molti eretici mantovani, di Bagnolo e anche albigesi. Alla chiesa di Desenzano appartenne quello che è considerato "il solo vero pensatore" cataro italiano ed europeo, Giovanni di Lugio, al quale o alla cui cerchia risale un'opera di vera e propria teologia catara, il "Liber de duobus principiis", trovato a Firenze e pubblicato da Dondaine nel 1939. La presenza dei catari si andò fortificando fino a quando, contro di essa come contro i catari di Sirmione, vennero sgominati il 12 novembre 1276 con un'operazione repressiva, operata da Pinamonte Buonaccolsi e da Alberto della Scala, che portò alla cattura di 166 eretici poi arsi a Verona, con altri eretici, poco più di un anno dopo.


Nel 1267 i castelli di Desenzano e di Rivoltella ospitarono i ghibellini cacciati da Brescia e da Verona e i desenzanesi distrussero le case dei Griffi e poi, con gli altri benacensi, nel 1268 si scontrarono con i bresciani. Sconfitti i ghibellini, Desenzano dovette riparare i torti fatti ai guelfi ricostruendone gli edifici. Finalmente nel 1426 anche Desenzano, con i comuni della riviera benacense, accettava il privilegio decretato dal doge Francesco Foscari il 13 maggio 1426, di larga autonomia e di protezione della Serenissima a tutta la riva occidentale del Garda da Limone a Rivoltella, costituendo un'unità territoriale che venne chiamata Magnifica Patria. Desenzano divenne capoluogo della Quadra di Campagna o da Basso con Calvagese, Rivoltella, Muscoline, Pozzolengo, Carzago, Padenghe e Bedizzole nel cui ambito gravitarono piccoli abitati quali Arzago, Drugolo, Venzago e Maguzzano. Il capitano della Riviera risiedeva a Salò. Dal 1426 dissidi si verificarono fra Desenzano e Salò, mentre Brescia più volte, e specialmente nel 1517, 1531, 1588 tese la mano a Desenzano e ai paesi della Quadra di Sotto per fomentarne le velleità separatistiche dalla Magnifica Patria, trovando in Desenzano particolare ascolto anche per gli interessi economici che gli dava il mercato. Nel fabbricato, ancora detto la Patria, sedevano i deputati incaricati per turno, quattro per settimana, della sorveglianza, assistiti da sei Superstiti, specie di sopraintendenti. In quel luogo, esposto il vessillo o "bandirola", curavano la sorveglianza dei regolamenti, vagliavano i reclami, rilasciavano le bollette con la loro firma e sigillo, sulle quali notavano la quantità di grano che ciascuno dichiarava di comperare, non permettendo al forestiero di acquistarne se prima non erano serviti quelli di Riviera.


Nel 1439 i generali Piccinino e Taliano del Friuli vi attendevano lo Sforza. Nel 1440 Venezia proibì la fiere in provincia ad eccezione di quelle antichissime di Desenzano e Iseo. Nel 1480, durante la guerra di Ferrara, si fortificò con Salò e Maderno. Nel 1485 e 1493 Desenzano subì gli assedi di Alfonso di Calabria. Desenzano rifiutò obbedienza al cardinale e, con Pozzolengo, si diede al duca di Mantova, che non vedeva l'ora di avere uno sbocco sul lago e aveva già occupato Peschiera e Lonato. Ma Luigi XII ordinò che le terre ribelli tornassero in possesso del d'Amboise e pagassero. Nel dicembre 1512 la popolazione, di fronte alle angherie e ai saccheggi delle truppe tedesche, si pose in salvo nelle campagne, dove rimase fino al 12 gennaio 1513 quando i tedeschi se ne andarono. Anche il castello venne saccheggiato. Agli inizi di maggio del 1513 i tedeschi tornarono a Desenzano, approfittando del mercato. Ancora agli inizi del 1516 tornarono i tedeschi per saccheggiare il paese. Venezia compensò Desenzano delle traversie sopportate ed ebbe particolari privilegi di pesca sul lago, ma nel 1520 Desenzano dovette eleggere una commissione per difendere il mercato e per ottenere la più ampia autonomia. Nel novembre 1527 venne raggiunta dal Frundsberg.


Per equilibrare la rappresentanza delle diverse Quadre nel 1589 i Comuni della Quadra di campagna o di Basso, per iniziativa di Desenzano chiesero di modificare la costituzione della Magnifica Patria, in modo che il numero dei consiglieri inviati dalle singole Quadre al Consiglio generale fosse proporzionato. Ma la domanda venne respinta per l'opposizione delle Quadre di Salò, Maderno e Gargnano. Il comune più irrequieto era Desenzano, che non poteva sopportare soprattutto la rigorosa sorveglianza che i deputati della Magnifica Patria esercitavano sul mercato dei grani che, a detta dei desenzanesi, ostacolava le contrattazioni e inceppava il libero svolgimento del commercio. Per questi e per altri motivi Desenzano nutrì spesso tendenze separatiste riguardo alla Magnifica Patria, così da indurre ancora nel 1532 e nel 1590 gli altri comuni della Quadra a ripetere istanze alla Repubblica veneta per diventare autonomi dalla Riviera con vicario o provveditore propri, per ospitare il quale venne perfino eretto nel centro della cittadina un elegante edificio che però rimase inutilizzato. Nel 1438 Desenzano venne occupata da Nicolò Piccinino e da Taliano del Friuli al servizio di Filippo Maria Visconti in guerra con Venezia. Per risollevare le sue sorti Venezia non esitò a trasportare nel luogo, attraverso pianure e monti, una piccola ma valida flotta che venne bruciata solo nel 1509 causa la presenza sul lago dei francesi.


Quando le guerre si quietano, altre calamità mettono alla prova Desenzano. Nel 1463 è una violenta grandinata che spinge i Desenzanesi a chiedere, attraverso il Colleoni a Venezia, l'esenzione di tasse, mentre il Consiglio generale della Riviera ordinava che venissero rifuse al comune di Desenzano le spese sostenute dall'ospitalità. Nel 1484 scoppia la guerra tra l'esercito veneziano comandato da Roberto Sanseverino e quello del duca Alfonso di Calabria, che è costretto, data la difesa opposta dai Desenzanesi, a togliere l'assedio. Al contempo si diffonde la peste che miete a Desenzano molte vittime. Nel maggio 1509, la cittadina vede il passaggio delle truppe del card. Giorgio d'Amboise, contro le quali i suoi abitanti si rivoltano al grido di "Viva S. Marco!". Venezia non potendo aiutare i benacensi li svincolò dall'obbedienza, per cui i Desenzanesi si sottomisero al ducato di Mantova piuttosto che finire sotto il dominio francese. Ma nel 1511 il re di Francia aveva il sopravvento e mandava a Desenzano il marchese Antonio Maria Pallavicini. Di nuovo ripreso dai veneziani il castello subiva nel 1512 gli assalti di Gastone de Foix.


Desenzano si reggeva con statuti propri che prevedevano un Consiglio generale o Vicinia, composto di 40 membri che eleggevano un Consiglio Speciale composto di 12 membri. A loro volta essi reggevano a turno per un mese col titolo di Console le sorti del Comune. Il Console sovrintendeva alla sicurezza pubblica, faceva da giudice nelle liti minori. L'ufficio di segretario veniva svolto da un notaio, mentre due revisori dei conti, chiamati sindaci, avevano poteri di controllo sulla finanza comunale. Nonostante le guerre e le pestilenze, specie dopo l'instaurazione del dominio veneto, Desenzano era andata sviluppandosi sia demograficamente che urbanisticamente. Il censimento del 1567 registrava 4 mila abitanti, 548 famiglie, 503 proprietari di terreni e 841 case. Nel solo castello le case erano ben 124 che però, in genere, erano "seconde case". I documenti attestano dell'esistenza di ville affrescate alla veneziana, palazzi, edifici pubblici, osterie comodissime, ecc. L'economia si basava sul grande emporio di granaglie e sul commercio che aveva il suo centro nel mercato e più ancora sulla pesca, il dazio della macina, i pascoli del Vaccarolo, ecc. Tra gli edifici pubblici, vi era il già ricordato palazzetto preparato per il provveditore, i portici del Comune che dovevano sostenere il palazzo comunale poi interrotto.


Nel 1527 passavano per Desenzano i Lanzichenecchi di Giorgio Frundsberg. Nel 1531 e nel 1588, nel tentativo di separarsi o di riequilibrare la propria posizione nella Magnifica Patria, Desenzano si appoggiava a Brescia senza però riuscire nell'intento. Un'altra pestilenza stremava nel 1567 la cittadina mentre era al centro di un contrasto con la S. Sede per avere, il contestato arciprete don Alessandro Terzi Lana, l'anno precedente carpito a Pio V l'annessione del beneficio parrocchiale a quello di S. Salvatore Rebuffone tenuto dal fratello. Il provvedimento subdolamente carpito suscitò le più vivaci proteste dei Desenzanesi e la loro ribellione che venne appoggiata dal Senato veneziano. Essa richiamò nel 1568 la scomunica papale per gli amministratori del Comune e il 5 gennaio 1569 l'interdetto, nonostante che i carmelitani, forse con il tacito consenso del vescovo, continuassero ad amministrare i sacramenti. Dopo lunghe trattative Gregorio XIII, successore di Pio V, ascoltate le implorazioni dei desenzanesi Francesco Tirelli e Giangiacomo Villio, accorsi apposta a Roma, il 26 agosto 1572 fece togliere l'interdetto dal legato apostolico. In ringraziamento i capifamiglia decisero di ampliare ed abbellire la parrocchiale affidando il progetto all'architetto Giulio Todeschini. Il che significa che la contesa non aveva per nulla scalfito la viva religiosità di Desenzano, come dimostra anche il fatto di aver già espresso una delle più grandi sante della Riforma cattolica, Angela Merici. Già nel 1530 però, nella sua visita pastorale, il vescovo di Verona notava sospetti di eresia ed in effetti non mancheranno interventi della Inquisizione veneta.


I tempi di pace furono spesi nella difesa e nello sviluppo urbanistico ed economico della città. Nel 1600 e nel 1601 il Consiglio decideva acquisti di archibugi e di armi in genere per le ordinanze, nel 1601, veniva continuata la costruzione del porto ed acquistata una campana, nel 1603 riparato l'orologio, nel 1605 riparate case del Vaccarolo minaccianti rovina, ecc. E al contempo è un continuo passare di truppe, alle quali bisogna provvedere ed un ripetersi di calamità (siccità, pestilenze, ecc.). Fin dal 23 aprile 1601 il Consiglio Generale deliberava di "acomodar il castello", interventi ripetuti anche in seguito. Il 30 agosto 1629 si tenne a Desenzano un consiglio di guerra al quale prese parte anche un rappresentante del duca di Mantova. Tremenda la peste del 1630 che sembra sia costata mille vittime e che vide l'eroica assistenza prestata dal cappuccino desenzanese p. Francesco Da Darigo. Il lazzaretto venne posto nel convento dei carmelitani e in casa Rambotti. I morti vennero sepolti, come ricordava una lapide, in un campo ricco di olivi esistente nell'angolo a sud sulla strada del campo degli olivi.


Anni difficili, di continui passaggi di truppe e di saccheggi, furono quelli degli inizi del '700 che videro la guerra per la successione spagnola. Il 30 luglio 1701 arrivavano gli imperiali che, affamati, fecero "danni horrendi" per cui gli abitanti di Desenzano e della zona fuggirono atterriti e "per acqua, per terra, con donne, fanciulli, animali, mobili e biada" si rifugiarono a Salò. Il 21 luglio 1703 Desenzano veniva occupato di sorpresa da un corpo di 7000 soldati francesi che poi si diressero su Salò. Liberata e poi rioccupata il 25 novembre del 1704, il 29 novembre al Monte Corno, avveniva un primo scontro tra ussari tedeschi e un reparto francese. Nel 1705 per garantire le popolazioni da soperchierie e continui danni il Provveditore generale veneto di Terraferma vi inviava a presidio due reggimenti "con ordine espresso e chiaro di difendere (Desenzano) a tutto sangue". Sempre nel 1705 vi svernò il maresciallo Vendòme che ancorò nel porto anche la sua piccola flotta.


La crisi economica della Repubblica veneta, si fece sentire soprattutto a Desenzano con ordinanze sempre più severe anche se molte volte disattese, e con inasprimenti daziari. Del resto anche l'ordine pubblico risultò sempre più compromesso, come ebbe a constatare il diciassettenne Carlo Goldoni che nel settembre 1724 corse a Desenzano il rischio di essere assassinato. D'altra parte proprio su Desenzano si appuntavano gli occhi delle popolazioni della montagna e specialmente quelle valsabbine che, esasperate dalla fame e dall'abbandono, all'alba del 13 marzo 1764 saccheggiarono il mercato di Desenzano, attirandosi poi la repressione veneta.


Desenzano continuò a cercare di rendersi indipendente da Salò e di aggregare a sé Bedizzole, Calvagese, Carzago, Moniga, Muscoline, Padenghe, Pozzolengo, Soiano, Rivoltella, ma solo nel 1772 riuscì ad ottenere un decreto che la sottoponeva direttamente a Brescia. Ma se in queste occasioni Desenzano conobbe l'avidità francese, soltanto un anno dopo conobbe la piena rivoluzione giacobina. Dopo un continuo via vai di veneziani, tedeschi, giacobini, dopo aver costituito una municipalità provvisoria, il 20 maggio 1797 venne eretto nella piazza l'albero della libertà, che venne piantato al posto del monumento di S. Angela, trasferito in parrocchia accanto all'altare di S. Michele. Caduta in tal modo, definitivamente, la Repubblica veneta, dopo che venne abbandonata l'idea di fare della città il luogo di esilio dei patrioti veneti, dopo lunga discussione iniziata il 13 dicembre 1796, il 3 novembre 1797, nonostante i malumori chiaramente espressi dalla Riviera e specie dai paesi contermini e di Salò, Desenzano diventava sede del Dipartimento del Benaco, sanzionato definitivamente il 27 dicembre di tale anno. Il 14 novembre vi era stato eretto il rettore. Il 22 maggio 1796 a Desenzano comparvero le prime truppe Francesi che ebbero un piccolo scontro con i tedeschi che lasciarono morti sulla via. Tornati poi i tedeschi il 26 maggio li sconfiggevano nella cosiddetta battaglia di Lonato vinta dal giovane generale Bonaparte. Il 31 luglio 1796 Desenzano vide la presenza di Napoleone ospite di palazzo Parini, durante la battaglia di Lonato. La città venne il 4 agosto occupata dalle truppe francesi di Oksay.


Durante la Rivoluzione giacobina si distinse tra gli altri il poeta Anelli che piantò nella chiesa di S. Francesco un club giacobino, mentre i francesi sposarono parecchie desenzanesi e asportarono quasi tutta l'argenteria della chiesa. Dal 13 aprile 1799 al luglio 1800 Desenzano conobbe la presenza degli austro-russi; in seguito, dal novembre al dicembre, fu quasi terra di nessuno e campo di scaramucce tra francesi e austriaci e di imprese di briganti. Poi la città conobbe anni abbastanza tranquilli che permisero, nel 1805-1806, l'erezione del molo su disegno di Carlo Bagatta, mentre l'11 novembre 1806 vennero aperte le Scuole pubbliche alle quali fu preposto don Girolamo Bagatta. Non mancarono fatti che provocarono forte impressione, come l'esecuzione capitale il 25 novembre 1806 di due assassini. Più volte Desenzano vide il passaggio di Napoleone e di truppe francesi. Nel 1808 l'imperatore volle una pianta della villa romana che, iniziata dal gen. Lacome di S. Michele, venne completata dal maggiore del Genio civile Menelli. Qualche speranza per i filofrancesi diede la notizia nel febbraio 1814 che il Beauharnais stava puntando su Desenzano e, ancor più, dell'arrivo a Desenzano del gen. Teodoro Lechi. Ma furono speranze che durarono poco.


Nonostante l'inclemenza del tempo che flagellò anche Desenzano per alcuni anni dal 1811 al 1817, Desenzano, grazie al mercato, non soffrì, come altre zone del Bresciano, la carestia. Dopo successive comparse di austriaci e ritorni di francesi i primi tornarono a Desenzano, incontrastati, il 27 aprile 1814. Dopo alcuni mesi di crisi economica e di riassestamento politico amministrativo in conseguenza del quale Desenzano diventò Comune di II classe, nel maggio 1820 si procedette ad una ristrutturazione urbanistica, specie delle vie interne del centro. Con l'avvento dell'Austria, Desenzano venne dichiarato Comune di I classe. Il 20 marzo 1816 Desenzano veniva visitata dall'imperatore Francesco I. Nell'agosto 1818, come ricorda una lapide posta nell'atrio del Collegio, il conte Federico Confalonieri cui segui poi il famoso inquisitore Antonio Salvotti. Nel marzo 1821 ebbe una nuova visita dell'imperatore di Austria Francesco I. Nel 1830 nasceva una Società del Casino come a Riva, Salò, Toscolano, dove si radunarono intellettuali e borghesi aperti alla libertà.


Il sec. XIX vide ripetersi anche una serie di gravi epidemie di colera. La serie venne aperta da quello scoppiato nel 1836 che fece numerose vittime. Seguì il colera del 1849, portatovi da un soldato austriaco di nome Erhard, proveniente da Verona e che mietè 33 vittime. Vittime mieterono il colera del 1865 e l'ultimo, del 1873 che vide l'eroica assistenza del prof. don Innocente Bellini. Il 2 maggio 1866 la cittadina venne scossa anche da un terremoto, mentre non mancarono fortunali fra cui uno fortissimo il 10 febbraio 1874. Viva eco ebbero anche a Desenzano gli avvenimenti del 1848. Il 25 marzo sulla strada per Padenghe venne arrestato il gen. austriaco De Schönals e finalmente nell'aprile gli austriaci se ne andarono. Poco dopo la cittadina si trasformò, grazie anche allo slancio generoso della popolazione, in un grande ospedale. In agosto Desenzano visse gli ultimi tentativi per resistere alla pressione dell'esercito austriaco. Nella campagna fra Desenzano e Lonato, infatti, i volontari riuscirono a respingere, sia pure per poco tempo, gli austriaci e a tener libera la sponda bresciana. Durante le Dieci Giornate un Angelo Anelli di Desenzano fu tra i più vicini collaboratori di Tito Speri. Nell'autunno del 1851 fu a Desenzano l'imperatore Francesco Giuseppe ma nello stesso anno l'attivissimo patriota Pietro Zeneroni fondava un sottocomitato, ricercato poi dagli austriaci riuscì a fuggire il 2 marzo 1854 e a riparare a Torino.


Desenzano venne toccata nel 1852 dalla linea ferroviaria Brescia-Verona detta Ferdinandea. In tale anno venne inaugurato l'ardito viadotto a 16 arcate, alto da 30 a 36 m. e lungo 500, e la stazione. Per l'occasione nell'atrio della stessa vennero inaugurate tre lapidi in onore all'imperatore Francesco Giuseppe, al maresciallo Radetzky e all'ing. Luigi Negrelli (1796-1858), progettista della ferrovia. Nel 1859 Desenzano venne raggiunta dalle truppe del I° Reggimento del col. Corte, cui seguirono le truppe garibaldine. Il 20 giugno la città veniva occupata dalla III divisione dell'esercito francese. Il 23 giugno 1859 vi fissava il quartier generale re Vittorio Emanuele II e Desenzano divenne una partita importante per la battaglia del giorno appresso; mentre il cannone tuonava ancora a S. Martino e Solferino e a Pozzolengo si trasformò in un grande ospedale militare. Vennero occupati l'Ospedale, il collegio, l'oratorio di S. Orsola, il teatro, chiese e case private che servirono anche da smistamento. Vi passarono, come a Castiglione, migliaia di feriti. Generosa l'opera prestata da medici e preti e dalla popolazione in genere. Tra i molti popolani si distinse Anna Cuminello Sposetti di S. Martino detta "la Sposetta", che accorsa per soccorrere i feriti morì sul campo colpita alla testa da una fucilata austriaca. Numerose anche le visite di uomini politici, fra cui quella di Gabrio Casati. A ricordo dello slancio generoso prestato in quei giorni, il 20 giugno 1909 venne posta sotto i portici una lapide dettata dai prof. Zeffirino Faini e Guido Mazzoni.


Un buon contributo in denaro venne raccolto nel 1860 per l'impresa dei Mille. Ad essa e alle altre imprese garibaldine Desenzano diede alcuni suoi uomini come Giuseppe Andreis (19 marzo 1845-2 luglio 1925) combattente a Bezzecca, Carlo Clivio (nato a Brescia nel 1839 ma desenzanese di elezione, morto l'11 giugno 1904), Antonio Papa (12 febbraio 1842-12 giugno 1917) ufficiale a Mentana, Dario Papa (24 gennaio 1846-23 gennaio 1897) che combatté nel 1° reggimento bersaglieri nel 1866, Carlo Tomasini (3 marzo 1846-24 gennaio 1932) ferito a Montesuello, Giuseppe Zeni (17 marzo 1840-30 dicembre 1906) con Garibaldi a Palermo. Attivissimo sostenitore del partito d'azione e dell'idea mazziniana fu Pietro Zeneroni dal 1861 in poi. Assieme a lui sono attivi il capostazione Pietro Danzi e Michele Locatelli. Il 29 e il 30 aprile 1862 Desenzano ospitò Giuseppe Garibaldi, che abitò nel palazzo Macchioni, ora Baresani in Capolaterra. Molti garibaldini furono a Desenzano nel 1866. Il 21 giugno 1866 vi arrivava in ferrovia il 2° battaglione bersaglieri e il 22 giugno il 1° reggimento.


Attiva fu la vita politica fin dall'unità italiana. Nel 1862 vi veniva fondata la Società operaia di M.S., di cui venne compilato lo statuto il 10 novembre 1867, che tenne anche scuole serali. Con Regio decreto del 19 giugno 1870 la Banca Mutua Popolare di Desenzano venne autorizzata, per conto della Società serica, ad emettere una propria banconota di 50 centesimi, recante sul retro una veduta dal lago del centro storico; altro decreto del 23 ottobre 1871, autorizzava l'emissione di una banconota di una lira recante sul retro una riproduzione del porto. Nel 1882 Quintino Sella inaugurava l'Osservatorio meteorologico, promosso da don Angelo Piatti, distrutto poi nel 1944. Nello stesso anno venne posta l'ultima pietra per la copertura dei portici.


Il 13 e il 18 novembre 1882 avvennero a Desenzano disordini sociali. Nel 1883 il castello venne ceduto dal Comune al Demanio statale perché vi venisse ospitato un presidio. Questo nel 1909 era composto di tre compagnie che aumentarono poi, specie durante le due guerre, che videro la presenza di bersaglieri e alpini. Nel 1884 veniva potenziato il Tiro a segno. Nel 1885 la maggior parte del Castello venne trasformata in caserma, mentre nel 1890 vennero ampliati il Collegio maschile e il fabbricato annesso ad uso delle scuole secondarie. Inoltre venne introdotta l'acqua potabile. Lavori al porto vennero eseguiti nel 1892-1893 dalla Ditta Bagazzi con la costruzione di una diga e della grande banchina. Nel 1899 venne portata a Desenzano l'illuminazione elettrica, utilizzando la centrale elettrica di Covoli costruita sul fiume Toscolano, e le prime lampadine elettriche si accesero il 1° marzo 1899. Nel 1890 il prof. Giovanni Rambotti fondò un museo preistorico. Alla fine del sec. XIX la Camera del lavoro vi istituiva sezioni di facchini e muratori. Vi si verificarono scioperi fra le tessitrici fin dall'agosto 1889 continuati poi in seguito.


Nel 1907-1909 venne costruita, su un progetto preparato nel 1905 dal Genio civile, la stazione di Desenzano-porto con lo scopo di agevolare l'allacciamento della linea ferroviaria Milano-Venezia con Desenzano basso, per il trasporto di passeggeri e merci. I binari arrivarono quasi all'altezza dell'albergo Mayer. L'idea era stata lanciata dall'on. Ulisse Papa fin dal 1881, ribadita nel 1898 e nel 1902. Nel 1911 Desenzano venne congiunta con Castiglione delle Stiviere e Lonato da una tranvia. Iniziato nel 1914 l'edificio scolastico, i lavori vennero interrotti nel 1916, ripresi nel 1928 e la costruzione fu condotta a termine solo nel giugno 1934.


Durante la I^ guerra mondiale Desenzano, e più ancora il porto, assunsero importanza strategica specie per il trasporto di materiali al fronte trentino. Il Monte Corno venne munito di una batteria mobile. Ma già fin dal 21 febbraio 1916 una squadriglia austriaca composta da 12 velivoli, dalla quale si staccarono un Tamben e due Aviatik, bombardarono la cittadina e specialmente la stazione, la piazza e il ricreatorio. Una bomba caduta sulla piazza maggiore vicino alla macelleria Azzolini uccise tre persone e ne ferì una decina. Una lapide posta su un pilastro leso dalle schegge delle bombe porta la seguente epigrafe: "Colpiti da schegge di bomba/ qui da velivolo/ scagliata/ inermi caddero/ vittime della spietata ira nemica/ Menini Angelo/ Morandi Pietro e Righetti Enrico". Furono 83 i caduti di Desenzano durante la I^ guerra mondiale. Il convitto sacrificò 35 suoi alunni ed ex alunni. Nonostante i tempi difficili nel gennaio 1916 veniva inaugurato il servizio automobilistico Desenzano, Padenghe, Bedizzole, Treponti e Rezzato.


Dal 1927 al 1936 operò a Desenzano la Scuola e poi il Reparto alta velocità (RAV) che usufruì ell'idroscalo già costruito dall'Aeronautica militare. Il Reparto, il cui comando venne affidato al col. Mario Bernasconi, vide le prodezze di Francesco Agello, di Tommaso Dal Molin, Ariosto Neri, Stanislao Bellini, ecc. L'idroscalo passò poi al Demanio di stato. Il 23 settembre 1934 Francesco Agello raggiunse una velocità media di 704 km.


La seconda guerra mondiale porta a Desenzano danni e vittime. Il primo bombardamento di rilievo avviene il 12 aprile 1944. Sette bombe cadono sulle villette di via Rambotti e uccidono una ragazza di 16 anni, Caterina Filippini, ferendo 12 persone. Il 15 luglio un bombardamento sulla zona del viadotto semina otto vittime. Il viadotto viene interrotto. Poi i bombardamenti e i mitragliamenti si ripetono di frequente. Un morto e 12 feriti, con danni gravi al collegio Bagatta, vengono registrati il 2 agosto 1944. Tre morti sono contati il 14 dicembre. Spezzoni incendiari cadono in località Calepini, S. Girolamo, ecc. e specie sulla linea ferroviaria. Il viadotto verrà ricostruito a partire dal gennaio 1946. Grande sviluppo ebbe Desenzano nel II dopoguerra non solo per lo sviluppo urbanistico ed edilizio, ma nel settore scolastico, turistico, ecc. Nel 1969 il Comune riacquistava dal demanio il Castello per farne, restaurato, un centro di servizi sociali. Nel 1976 e nel 1977 le tubazioni dell'acquedotto vennero addirittura bloccate da una conchiglia, la "Dreissena polimorpha".


Un capitolo a sé merita la pubblica istruzione. Di maestri e di istruzione pubblica si ha notizia a Desenzano nel 1449. Nel 1475 vi insegnava Cristoforo Capella, nel 1510 Giovanni Maria de Casalis di Brescia, ecc. Nel sec. XVI vi insegnò, proveniente da Salò, Giacomo Beretta e vi sorse anche una Accademia. Nel 1609 si accenna a sacerdoti insegnanti. Nel 1783 per interessamento particolare del dott. Martinelli, comparvero a Desenzano tre ex gesuiti, Eusebio e Pietro De Cognas, zio e nipote, e Giuseppe Erbè. Ignoravano la lingua italiana eppure istituirono nell'ex convento dei Carmelitani una scuola di grammatica che dapprima suscitò entusiasmi e poi sempre più profonde delusioni. Dopo aver trasferito nel 1787 la scuola nel palazzo dei nob. Mornati e in fondaci di Antonio Andreis, il progressivo fallimento dell'attività dei gesuiti portoghesi convinse il dott. Raimondo Gallina e altri desenzanesi a chiamare da Venezia don Francesco Guglielmo che fece scuola per due anni, mentre i De Cognas sempre più avversati lasciarono nel 1790 Desenzano. Il 28 settembre 1792 in una riunione del Consiglio Generale venne delibera, per intervento di Angelo Anelli, la fondazione di una scuola di latino, grammatica e retorica affidata al giovanissimo Gerolamo Bagatta (allora ventenne) ancora chierico, per istituire scuole pubbliche per la gioventù. Egli chiamò attorno a sé don Carlo Bazoli, don Domenico Manganoni, don Michele Bine. Poco dopo don Felice Deder aprì nella sua casa in via Castello un'altra scuola poi fusa con la precedente. Salvo una interruzione dal 1797 al 1799 l'Istituto che prese il nome dal Bagatta venne riconosciuto nel 1806 e trasferito nel 1811 da casa privata all'ex convento delle Carmelitane, rimase aperto per lunghi decenni impegnando sacerdoti di spirito e cultura come don Carlo Bazoli, don Giuseppe Rossi, don Felice Deder, don Girolamo Bagatta, don Giacomo Manerba, ecc. Particolarmente benemerito fu il Bagatta che erigeva nel novembre 1812 un Convitto che ebbe con le scuole un largo prestigio. In una sua visita del 20 marzo 1816 l'imperatore Francesco I dava il permesso di istituire un corso di filosofia cioè il Liceo. Nel giro di pochi anni l'Istituto diventò uno dei più rinomati collegi del Lombardo Veneto, per cui venne frequentato dai figli delle più conosciute famiglie. Il Liceo fu poi equiparato agli istituti governativi con decreto imperiale del 7 giugno 1821. Con la morte di don Bagatta nel 1830, per il Collegio incominciarono le difficoltà, aggravate dall'abbandono dell'Istituto da parte di don Deder che fondò nel 1840 l'istituto delle Orsoline, al quale morendo (agosto 1848) lasciò le sue sostanze. Nello stesso anno tuttavia il sindaco Pietro Rizieri Calcinardi ampliava l'edificio. Sovvennero l'istituzione molti privati che permisero un ampliamento nel 1863 del Convitto con l'edificio dirimpetto e ancor più nel 1890. Dal 1850 al 1900 vi insegnarono lettere personalità come i sacerdoti Michele Simoni, Angelo Piardi, Vincenzo Bagatta, Andrea Bazola. Nel 1915-1918 il Bagatta venne adibito ad ospedale militare. Nel 1925 venne ampliato con l'acquisto della casa di fronte che venne collegata con il collegio con un cavalcavia. Il 2 agosto 1944 subì gravi danni a causa di un bombardamento che distrusse la chiesa. Rinato nella tarda primavera del 1945 grazie ad alcuni desenzanesi fra cui il sindaco Francesco Loda, Andrea Manerba„ il prof. Vischioni, il sen. Treccani, venne chiuso nel 1974.


Una scuola elementare femminile era stata aperta il 14 gennaio 1841 dalle suore Orsoline di Desenzano che assunsero. con maestre munite di regolare diploma, la Scuola elementare comunale di Desenzano; aprirono un Convitto di giovinette, tuttora esistente, iniziarono corsi di religione per le alunne delle scuole governative e il ricreatorio festivo. Nel 1898 l'Istituto S. Angela assunse l'assistenza alla Scuola materna, e nel 1912 la sezione femminile della Scuola tecnica pareggiata. Nel 1915 cessò l'impegno presso la Scuola tecnica e nel 1916 quello presso la Scuola elementare. Continuò nell'Istituto la scuola elementare privata e un corso triennale di cultura, con lezioni di materie letterarie, scientifiche, di lingue, musica, disegno e lavoro. Detto corso divenne l'attuale Scuola media legalmente riconosciuta nel '43. Nel 1948 l'Istituto otteneva il riconoscimento legale della quarta ginnasiale e l'autorizzazione per la quinta, ma data l'esistenza in Desenzano del Liceo-ginnasio governativo, venne chiesto l'anno stesso il passaggio dal ginnasio all'Istituto tecnico commerciale a indirizzo amministrativo, legalmente riconosciuto nel maggio 1953. Nell'istituto presero sede pure la scuola materna, scuola elementare, scuola media, convitto, semiconvitto, esternato e un pensionato per studentesse di scuole statali. Una comunità di circa 150 allievi, che si ripete dal 1540 per opera di sant'Angela Merici.


Nel 1861 veniva aperta a Desenzano, in base alla legge Casati, una Scuola tecnica, che fu la prima della provincia e che ebbe tra i suoi alunni il futuro conte Giovanni Treccani degli Alfieri. Nel secondo dopoguerra, più tardi, venne fondato il Liceo scientifico per cui oggi vi esistono quattro scuole medie, un liceo classico, un liceo scientifico, un istituto tecnico commerciale. All'educazione femminile si dedicò dal sec. XVII l'Istituto S. Angela, soppresso poi per decreto napoleonico nel 1811. L'Istituto risorse nel 1837 e il 14 gennaio 1841 le suore assunsero anche la scuola elementare di Desenzano ed aprirono un convitto per ragazze che dura tuttora. Il 21 ottobre 1893 la casa venne aggregata alla congregazione delle Suore Orsoline di S. Carlo di Milano.


Notevole il complesso monumentale di piazza Malvezzi rappresentato da portici, dal palazzo municipale, dal palazzo detto del Provveditore e dalla facciata est della chiesa parrocchiale.


Il palazzo municipale venne edificato verso il 1560 dall'arch. Todeschini, che costruì tutte le arcate esistenti a piano terreno in pietra di Malcesine, lasciando incompiuto il progetto. La parte a NE venne sopralzata nel 1797 come sede del Dipartimento del Benaco. Di una certa eleganza lo scalone in pietra che porta al primo piano. In una sala si conserva una "Deposizione" di Francesco Giugno e due belle tele del '700 raffiguranti paesaggi, avute in deposito dalla Galleria dell'Accademia di Venezia. Sempre del Todeschini è il palazzo detto del Provveditore, perché destinato ad ospitare tale autorità veneta mai concessa però a Desenzano. Costruito dal 1585 al 1588, presenta una facciata ricca di una serie di semplici mensole che corre su una fascia liscia orizzontale, parallela con la sottostante linea marcapiano e con le imposte degli archi. Le lesene sono quasi solo decorative così che ogni chiaroscuro scompare richiamando uno scoperto manierismo alla Giulio Romano. Decorano la facciata raffigurazioni di Cerere e Bacco e al centro uno stemma che sembra del doge Andrea Gritti. Manca, perché mai costruita, la terza arcata, ad Ovest. Nel 1886 venne posta una bella fontana poi tolta nel 1954.


Desenzano presenta anche altri begli edifici. Del '400 è casa Pozzi, di via Castello, dimora antica della famiglia Gialdi. Sono di rigore geometrico rinascimentale le finestre, mentre al centro di un balconcino sta una consunta ma ancora espressiva scultura della Madonna col Bambino di stile sansoviniano. Per l'architettura vi è stato chi si è rifatto addirittura al Bramante o al Bramantino. Del sec. XVI è casa Andreis che sorge presso la parrocchiale. Ha portale e finestre in pietra, e nell'insieme una pregevole purezza di linee. Del sec. XVIII è casa Alberti poi Parini, che ospitò Napoleone. Sul volto dello scalone il Sanquirico aveva dipinto una suggestiva prospettiva che andò distrutta nel 1901. Il palazzo è stato di recente restaurato. Singolare la parte elevata, quasi a torre, coronata da una bella loggia, aperta su tutti i lati, con quattro arcatelle sostenute da pilastri in pietra a leggere bozze. Nel corpo più basso una loggetta quasi simile riprende il motivo con sei arcatelle. In via Garibaldi, si trova il palazzo Baresani, già della famiglia Macchioni, venne restaurato nel secolo scorso da un Tonoli, su progetto del geologo prof. Cozzaglio. La facciata è in stile liberty. La casa ospitò nel 1862 Garibaldi venuto a Desenzano per l'inaugurazione del Tiro a segno. Dell'antico palazzo Villio, poi Cominelli, con ambienti settecenteschi, non rimane che un bel portale formato da bellissimi conci a punta di diamante. VI esisteva un grande ritratto di un conte Villio attribuito al Bertanza.


La statua di S. Angela venne eretta nel 1782, probabilmente da Antonio Callegari, e benedetta il 28 luglio 1782, secondo lo "scudirolo" del parroco, arciprete Gamba. Venne poi rimossa, per furore giacobino il 20 maggio 1797, per far posto all'albero della libertà, e venne ricollocata con grande festa il I maggio 1800. Nell'ex Convitto, di particolare rilievo architettonico è il cortile dell'Orologio al quale lavorò nel 1822 il veronese Leonardo Manzati. Molte le ville e i palazzi della periferia e della campagna, goticizzanti, rinascimentali, barocchi e liberty, che conservano opere di scuola tizianesca, del Bressanin, di Giovanni Herdt, di Santo Cattaneo, del Celesti.


Due teatri erano stati eretti in successione nel palazzo municipale nel 1784 e 1785 e nel 1788, questo per iniziativa di Angelo Anelli. Nel 1813-15 il podestà Andrea Alberti, investendo quattrini propri, fece adattare a teatro la chiesa di S. Maria de Senioribus già dei carmelitani, affidandone il progetto agli architetti scenografi della Scala di Milano, Perego e Sanquirico. Il teatro venne inaugurato il 1° gennaio 1815 ma la realizzazione trovò fortissimi contrasti e il teatro venne boicottato per anni, rimanendo vuoto. L'Alberti, preso di mira per quest'opera ritenuta dissacratoria e per altre disavventure a lui imputabili, morì povero e solo, si dice su poca paglia, a Lonato. Il teatro ebbe poi varia fortuna e ospitò molti artisti, spettacoli lirici e teatrali di rilievo, veglioni, ecc. Venne restaurato nel 1938. Agli inizi del sec. XX in piazza Garibaldi venne aperto il Politeama.


Appoggiata ad una colonna dei portici di piazza Malvezzi esiste ancora la cosiddetta pietra del Comune. Porta incisa la data MDLV (1555). Serviva ai banditori del Comune, ma su di essa venivano fatti alzare e sedere anche per tre volte a sedere scoperto (more veneto) i falliti dolosi che poi, per la vergogna, fuggivano per via Annunciata chiamata anche la "via dei falliti". Ad una colonna dei portici è addossata una bella fontana. Altre fontane si trovano nella cittadina. Nel 1935 venne rimossa e distrutta la fontana di piazza, posta vicino al monumento di S. Angela. Il monumento ai Caduti, sistemato sotto i portici del Comune, è opera di Claudio Botta e venne eretto il 1° luglio 1921. Il 7 novembre 1937 venne inaugurato nei giardini del lungolago C. Battisti il monumento dedicato al gen. Achille Papa, opera dell'arch. Gian Carlo Maroni. Il 7 giugno 1964 in piazza Cappelletti venne inaugurato il monumento ai Martiri della Resistenza, opera dello scultore Mario Gatti. Il 1° ottobre. 1967. in piazza Matteotti, veniva scoperto il monumento dedicato ai piloti del Reparto Alta Velocità, opera dei torinesi le sculture, del prof. Aurelio Quaglino e dell'arch. Carlo Alberto Bordogni.


Un antichissimo cimitero esisteva attorno alla pieve. Venne ricostruito nel 1553 e sulla sua area venne edificata la chiesetta dei morti. Nel 1809 in seguito ai provvedimenti napoleonici venne costruito il nuovo Cimitero fuori paese, benedetto il 22 maggio di tale anno. Il Cimitero nuovo venne progettato, ispirandosi al Vantiniano, da Pietro Rizzieri Calcinardi nel 1825 e realizzato nel 1838-1840. Il Rizieri Calcinardi sindaco del Comune nel 1882-1883 fece costruire anche la strada di accesso al cimitero stesso. Un nuovo cimitero venne realizzato nel 1925.


La vita religiosa desenzanese affonda le sue origini in tempi oscuri, dove non mancano leggende. Fra esse la più continua é quella riguardante i santi Benigno, Vincenzo ed Anastasio. In epoca del più profondo medioevo, una notte alcuni fedeli dell'altro paese del lago (Cassone) avrebbero cercato di trafugare le reliquie dei santi. Ma quando cercarono di allontanarsi con la barca dalla riva, non solo scese una gran nebbia ma la barca stessa non poté allontanarsi nonostante gli sforzi compiuti. Il fatto fino a non molti anni or sono era celebrato annualmente da una folcloristica processione e rievocazione, con benedizione del lago, molto amata e seguita dai Desenzanesi. La processione aveva luogo il 22 gennaio, o la domenica successiva. Questa consuetudine é stata ripresa il 22 gennaio 1978 per iniziativa degli "Amici del Porto" e l'adesione della parrocchia.


Quanto alle chiese, si accenna alla presenza di una esistente ancora nel '400 dedicata a S. Zeno oggi nel territorio di Rivoltella. Negli atti delle visite pastorali del sec. XVI vengono registrate, fin dal 1530 nella visita del vescovo Gilberti, la pieve di S. Maria Maddalena, retta dal bresciano Valerio Bono e le cappelle di S. Nicolò, del comune, e fuori Desenzano quelle di S. Giorgio (già allora quasi distrutta), dì S. Lorenzo e di S. Bernardino, oltre al monastero carmelitano di S. Maria de Senioribus (ora teatro Alberti e adiacenti edifici). La popolazione era impegnata ancora ad erigere una cappella ai SS. Vincenzo, Benigno e Anastasio, di cui si conservavano le reliquie e un'altra ai SS. Pietro e Paolo e Andrea. Inoltre si erano impegnati a riedificare in altro luogo la chiesa di S. Benedetto, ormai diroccata, e la chiesa del castello dedicata a S. Ambrogio.


La chiesa parrocchiale di Desenzano, dedicata a S. Maria Maddalena, venne edificata nel 1480 sulle rovine dell'antichissima pieve. Nel 1510 veniva aggiunta una cappella dedicata a S. Nicolò da Tolentino, invocato contro la peste. A ringraziamento della revoca dell'interdetto del 1585 il Consiglio Generale decideva una completa ristrutturazione e l'abbellimento della chiesa, il cui progetto venne affidato all'arch. Giulio Todeschini. Iniziati il I novembre 1586 i lavori vennero almeno in parte realizzati nel 1611 e il 6 dicembre ebbe luogo la consacrazione. La chiesa mantenne la struttura basilicale, a tre navate. Risultò di 51 m. di lunghezza e di 10 m. di larghezza la navata maggiore, e di 5 ognuna delle due navate laterali. Quattordici le colonne, in marmo di Botticino, particolarmente eleganti. Purtroppo la volta della navata centrale risulta troppo bassa contrariamente a quanto sembra avesse predisposto il progettista. La facciata venne realizzata nel 1702 assieme all'altare maggiore, per munificenza di Francesco Vrangi che provvide anche alla decorazione. Nella parrocchia fin dal 1608 venne eretto a S. Angela Merici un altare, dotato di cappellania quotidiana, con una bella immagine della Santa attribuita al Moretto e tolta poi in attesa della beatificazione. Tale altare corrisponde a quello attuale di S. Antonio. Nel 1874 venne eretta l'attuale cappella dedicata a S. Angela. Nel 1738 venne costruita la cappella del SS. Sacramento, dovuta a Pietro Panizza che anche in morte la beneficò. Vi sono decorazioni dell'Anselmi. Nella chiesa vi sono tele di Zenon Veronese ("Madonna col Bambino e i SS. Vincenzo, Benigno e Anastasia", "il Padre eterno, S. Pietro e S. Andrea"), di Domenico Brusasorci, di G.Andrea Bertanza ("S. Carlo", "Gesù Cristo e S. Tomaso e il Miracolo dei pesci" firmata e datata 1614); secondo alcuni autorevoli studiosi a Gian Domenico Tiepolo, anche se firmata da Giovanni Battista, è attribuita la tela dell'"Ultima Cena" alla quale collaborò forse Sebastiano Ricci, di Bernardino Busto ("S. Antonio di Padova" 1775), di Gian Domenico Cignaroli ("S. Angela, S. Antonio e S. Luigi Gonzaga" 1775), dello Zenon ("S. Nicolò"); di Andrea Celesti ("La Risurrezione di Lazzaro' , "Cena in casa di Simon Levi", "Visione di S. Maria Maddalena", "Resurrezione di Cristo", due scene di martirio, "Apostoli e profeti", e "S. Cecilia" (è di un allievo, un Campi non meglio identificato). Sono di Giorgio Anselmi le tempere raffiguranti "il Padre eterno, il sacrificio di Abramo, il sacrificio di Melchisedech, dell'Angelo e Tobia, di David e il leone" nella cappella del SS. Sacramento. Sono del veronese Lorenzo Muttoni le quattro statue delle "Virtù cardinali", di Sante Callegari il giovane quella di "S. Maria Maddalena" sulla porta della facciata. L'organo venne restaurato da Giuseppe Damiani. Le campane vennero rifuse sul posto dal bresciano Gaetano Soletti nel 1781.


La chiesa di S. Maria de Senioribus e l'annesso convento dei Carmelitani vennero costruiti nel '400. Un'epigrafe sembra accenni ad un Petrus carmelitano forse fondatore e primo priore. Le prime notizie sono del 1474 e riguardano il giuspatronato che il Comune aveva sulla cappella dei SS. Rocco e Sebastiano. Nel 1478 il Comune vi faceva eseguire dei lavori e il 23 marzo 1511 disponeva che nessuna fabbrica venisse costruita nei pressi della chiesa e del cimitero. Nel 1530 vi dimoravano 12-14 frati, con 25 ducati. Per contrasti insorti con il Comune nel 1565 questo chiedeva che venisse adottata una riforma. Alla risposta negativa, il Comune proibì di far elemosina ai padri e di utilizzarne l'impiego in funerali, predicazioni, ecc., fino a quando i frati tornarono a miglior consiglio e si sottomisero alla riforma.


Alcuni autori sostengono che la chiesa avesse una tela del Perugino e una tavola del Gambara. Il convento venne sempre più abbandonato ma le cure per la Chiesa e il convento continuarono, con stanziamenti di somme per le riparazioni mentre alla cappella di S.Rocco pensava la Disciplina o Schola. Soppresso il convento, lo stabile venne affidato in custodia a Giacomo Roncalli. Passò poi in proprietà della famiglia Barbazeni, ospitò le scuole di umanità fondate dai gesuiti portoghesi De Cagnes e fu poi della famiglia Alberti. Andrea Alberti, podestà dal 1810 al 1816, nonostante l'avversione di molti desenzanesi dispose che la chiesa venisse trasformata in teatro. La chiesa venne spogliata di tutto, compreso un pregevolissimo altare della Madonna venduto a Castelnuovo, e venne atterrato perfino il campanile. Il convento venne adibito a officine, fabbriche ed abitazioni anche se nelle sovrastrutture conserva ancora le belle linee quattrocentesche che dovrebbero essere riscoperte e restaurate. In via Lastre, che poi ampliata in grande viale nel 1852 si chiamò Via Stazione, dove sono le case Signori e Bianchi, esistevano il Convento e la Chiesa di S.Francesco. Le case anzi poi restaurate (quella dei Bianchi venne decorata agli inizi dell'800 dagli scenografi Sanquirico e Perego), sono la parte restante del convento. La chiesa di discreta ampiezza che aveva l'abside, in posizione più bassa, vicina a quella di S.Ambrogio, abbandonata dai frati nel sec. XVIII, ospitò anche le riunioni della General Vicinia. Nel 1796 venne poi trasformato dal poeta Angelo Anelli in club dei Giacobini e l'edificio venne dotato di un palco-scenario, mentre le due campane vennero vendute per pagare la trasformazione. Dopo la parentesi giacobina venne riaperta al culto fino al 1830 circa. Poi venne distrutta e parti dell'altare e alcune colonnette vennero adoperate da Pietro Papa nella cappella privata della sua villa "Montebello" oggi anch'essa scomparsa. Accanto al convento dei Carmelitani, nel sec. XVIII, si venne formando una comunità di Terziarie Carmelitane, nata dalla Confraternita dello Scapolare e sul tipo delle Orsoline di S.Angela Merici. Venne fondata circa il 1706 da Catterina qd. Carlo Alberto, da Celidonia Porcelli e dal priore p.Angelo M.Pateri. Nel 1747 ottenne dal vescovo di Verona mons. Bragadino, di poter erigere la chiesa di S.Giuseppe, di vestire l'abito e di avere una regola claustrale. La comunità iniziò regolarmente la vita comune il 16 luglio 1764, ma venne soppressa nel 1797. Accanto alla parrocchiale esisteva una "Disciplina" che aveva una tela firmata nel 1612 da A.Bertanza. A lato della parrocchiale, ad essa contigua, vi è la chiesetta dei morti che riorda l'esistenza in luogo dell'antichissimo cimitero. Sull'altare vi era un dipinto regalato circa il 1970 in aggiunta a candelieri venduti al rotamat Gitti di Lonato dal parroco Mario Peruzzi, nonostante il dipinto sia citato e lodato dal Lanceni. Rappresenta il miracolo di S.Pellegrino Laziosi, guarito dalla cancrena alla gamba. Serviva forse per confraternite e per le orazioni femminili. Può darsi che sia stata eretta nel 1553 quando venne eretto il cimitero della pieve nuova.


La già ricordata chiesa di S.Ambrogio sorse in tempi antichissimi nella zona orientale del castello, orientata verso est e ancora oggi ben visibile dalla città, sebbene ridotta da lungo tempo a magazzino. Da essa si gode un panorama incantevole. Il nome di una contrada S.Ambrogio è ricordato in un documento del 1349 ma della chiesa le prime notizie si apprendono dagli atti comunali degli inizi del sec. XVI. La chiesa è già in rovina e il 1 novembre 1509 la General Vicinia decideva di rifabbricare la chiesa con i denari di coloro che avevano casa attorno alle mura del castello. Migliorie vennero decise dalla stessa Vicinia il 1 dicembre 1521 e nel 1530 il vescovo Giberti durante la sua visita poteva registrare il proposito degli abitanti di riedificarla. Ma già nel 1610 la chiesa, che era stata riedificata dal Comune, si trovava in "squallido stato". Anche la campana maggiore della torre del castello, benedetta il 7 dicembre 1611 dal vescovo Alberto Valier, era dedicata a S.Ambrogio e quando suonava i vecchi Desenzanesi solevano dire: "Senti Ambrogio".


Poco lontano dalla parrocchiale verso N, sorge la bella chiesa del S.S.Crocifisso. Austera, ad una sola navata, decorata, fu sede della Disciplina dell'Immacolata Concezione fondata nel 1575 che venne provveduta di un Crocefisso portato nelle processioni e poi custodito ed esposto in una nicchia che qualcuno ha attribuito a Sante Callegari. Nel 1612 il Crocifisso era già in tale venerazione che venne collocato in una nicchia. Gli vennero attribuite insigni grazie in occasione di gravi calamità (pestilenze, siccità, piogge insistenti) e fatto segno a gran festa, fra cui le più ricordate quelle del 4 dicembre 1729, dell'8-9 settembre 1736, del 17 settembre 1837. Ha tre altari, il maggiore e quelli laterali dedicati alla Madonna e S.Francesco. Nel 1824 venne restaurato. Particolari benefattori del santuario furono Antonio Cocchi e la moglie Domicilla Pasotti.


Presso la parrocchiale esisteva la Chiesetta dei Morti che venne eretta sull'antichissimo cimitero forse nel 1732 ed ampliata nel 1809. Un'area della chiesa dedicata a S.Giovanni venne si può dire ricostruita da don Carlo Bazoli, ricordato in una iscrizione in sacrestia, e beneficiata durante il colera del 1836 da Laura Andreis, moglie di Giovanni Bonardi. La chiesa del convento delle Terziarie carmelitane, soppresso nel 1767, passò al collegio convitto Bagatta e venne dedicata al "Transito di S.Giuseppe". Reintonacata nel 1918, venne restaurata ed ampliata nel 1925. Agli inizi del 1800 venne affrescata dal veronese Leonardo Manzati. L'organo del Benedettini di Salò venne poi rifatto dai Serassi nel 1826. La chiesa venne distrutta da un bombardamento del 1944 e riedificata nel dopoguerra e adornata dell'altare ottocentesco di S.Michele, già nella parrocchiale senza però la tela del Bertanza. La chiesa venne poi chiusa ed ora si vuole trasformarla in biblioteca suscitando vivaci polemiche.


Due località conservano, per remota tradizione, un ricordo di S.Angela e della sua famiglia. A Grezze dove sorge la casa detta della santa, che crollata in parte nel 1975 è ora ricostruita, e al Brodazzo dove S.Angela avrebbe avuto la visione della scala delle Vergini che le avrebbe ispirato la fondazione della Compagnia. In quest'ultima località nel settembre 1965 venne inaugurato un moderno Centro di spiritualità, chiamato "Mericianum", il nome di una istituzione già viva da anni alle Grezze dal 1961. E' dubbio se il Collegio delle Orsoline a Desenzano sia stato introdotto vivente ancora S.Angela Merici. La loro presenza è accertata dal 1648 in poi e si sa che la prima sede fu in via Ospedale vecchio (ora via Castello) per essere poi trasferita in altro locale della stessa via, in un fabbricato più ampio dove sorse la chiesa di S.Orsola, ed infine in via S.Luigi Gonzaga. Il Collegio delle Orsoline Dimesse venne abolito nel 1810. Le Orsoline aprirono nel 1838 un "Istituto di educazione femminile", che nel 1893 venne affidato alle suore Orsoline di S.Carlo di Milano.


La chiesa dell'educatorio femminile S.Angela in via S.Maria, annessa al convento delle Orsoline qui trasferito da casa Barbazoni, venne eretta tra il 1840-1842. Vi esisteva una bella statua della Madonna del Carmine. La chiesa che era prima delle Orsoline e dedicata a S.Orsola, passò poi nel 1850 all'oratorio maschile fondato da don Pietro Signori e don Gioacchino Bina. L'interno venne decorato nel 1915 dal desenzanese Pietro Zeneroni. Interessante la chiesa di S.Carlo in frazione Vaccarolo con bellissimo portale in marmo. Molte le cappelle gentilizie sparse nella periferia e nella campagna fra cui una al "Löc dei Bagatta" decorata agli inizi dell'800 da Leonardo Manzati. La chiesa di S.Vito, Modesto e Crescenzio molto antica, venne demolita nella seconda metà del sec. XVIII perché fatiscente e ricostruita su iniziativa della famiglia Gamba. La chiesa di S.Giovanni Decollato in Capolaterra conserva tele di Andrea Celesti, una tela di G.A. Bertanza ("La S.S.Trinità e S.Carlo") due angioletti del Callegari, una Pietà in legno, rinascimentale. Una cappella dedicata all'Assunta venne edificata sull'autostrada Serenissima nel 1965 sullo spiazzo antistante il casello d'ingresso di Desenzano, sotto l'impulso dell'arciprete mons. Peruzzi, su progetto dell'architetto Flavio Visconti. Venne benedetta il 1 agosto 1965. L'8 maggio 1902 a Capolaterra iniziò l'attività, grazie al fondatore mons. Giuseppe Nascimbeni e alla madre generale Maria Mantovani, l'Istituto educativo di S.Giovanni delle "Piccole suore della Sacra Famiglia". Nel 1919 le suore di S.Giovanni accolsero 25 orfanelle di guerra, che ben presto diventarono un centinaio. Ancora oggi l'istituto opera nel campo sociale e a favore dell'infanzia, con un asilo che accoglie 45 bambine dalle sette del mattino alle ore 18. Altre 50 ragazze praticamente risiedono. Per pochi anni, dal 1904 al 1907, soggiornarono a Desenzano i salesiani. Nel 1949 nella villa Pellegrini, dove pochi mesi prima era avvenuto un delitto che aveva fatto clamore, si stanziarono i Rogazionisti che vi aprirono un grande orfanotrofio. Fra le tradizioni più vive da essi introdotte è il grandioso presepio.


Recentemente Desenzano è andata dividendosi in quattro parrocchie: Desenzano Duomo (con circa 6.000 ab.), Desenzano S.Giuseppe Lavoratore (1965), Desenzano S.Zeno (1965), e Desenzano S.Angela Merici (1975). Nel 1975 veniva costituita la nuova parrocchia di San Zeno (anno 1700); è in costruzione la nuova chiesa parrocchiale sorta alla confluenza tra via Rambotti e via Eridio su un'area donata da Vittoria, Margherita e Flaviano Magrassi per onorare la memoria di Giovanni Artemio Magrassi. Il progetto è dell'arch. Giuliano Visconti. Nel 1875 grazie soprattutto al colportore Giuseppe Ferretti, si forma un nucleo aderente alla chiesa cristiana libera che nel 1876 si trasformava in una piccola chiesa locale, ma presto svanì nel nulla, anche per l'ambiente assolutamente ostile. La carità registrò numerosi legati fra cui quello di Agnellino Agnellini del 1624, quelli del sec. XVIII, di Antonio Cocchi (1702), Rinaldo Rinaldi (1717), Antonio Panizza (1738), Vincenzo Gamba (1787); del sec. XIX di Nicolò Bellavita (1816 ), Giovanni Remondi (1850), Ercolina Pagani (1855), Raimondo Somini (1873), Angela Bazoli (1887); del sec. XX, avv. G.B.Signori (1904), avv. Tito Baresani (1913), Guglielmina Bazoli De' Piccioli (1914), fratelli Manzini e, più cospicuo di tutti, quello della fraterna di Ercoliano Papa nel 1936. La tradizione vuole che il Monte di Pietà sia stato fondato grazie alla generosità di un pastore che lasciò per esso tutto il suo armento di pecore. La Congregazione di Carità per i poveri sembra abbia avuto inizio dal lascito di un Agnellino Agnellini del 1624, costituito da un armento di pecore. Altro benefattore insigne fu, nel 1639, Giovanni Battista Rinaldi. L'antichissimo ospedale fu prima in via Castello sull'incrocio fra via Castello e via Cappello (ora Castello). Il più antico benefattore che si conosca è certo Bertoldo Kagafoms.


Nel 1473 veniva eletto un massaro per la cappella di S.Rocco e per l'Ospedale. Poi l'Ospedale passò in via Crocifisso. La sua struttura venne ampliata nell'800 grazie anche a numerosi lasciti la cui serie inizia nel 1843 con quello di don Domeni Regazzoni e continua con quelli di Elisabetta Cerutti (1852), don Antolio Villio (1856), Mariana Villis. Nel 1858, a seguito della donazione di 8000 fiorini d'oro da parte dell'imperatore Ferdinando I a ciò supplicato da don Antonio Bianchi, e grazie a pubbliche sottoscrizioni, l'Ospedale veniva trasferito in via Roma nel palazzo già dei conti Bevilacqua di Ferrara (detto il Castelletto o il Portazzolo) che in precedenza era stato adattato nell'albergo Vittoria, di proprietà di Giacomo Grigolli, che lo cedette, stante lo scopo, sottocosto. Nel 1893 l'Ospedale veniva riorganizzato e finalmente nel 1908 veniva eretto, su progetto dell'arch. Domenico Melchiotti, l'edificio che ancora esiste. L'Ospedale ebbe momenti di particolare successo. Nel 1927 la Cassa di risparmio vi fondava il gabinetto di radiologia inaugurato il 24 giugno. Nell'ottobre 1976 nella Divisione Ostetrica vi veniva scoperto un antiasmatico per portare a termine la gravidanza. Nel 1964 veniva approvata la costruzione di un nuovo ospedale che assorbì anche quello di Lonato, capace di 298 posti-letto con 6 divisioni e 4 servizi di diagnosi. In base alla legge regionale n. 55 del 9-9-74, l'ospedale provinciale di Desenzano oltre ai servizi previsti nel presidio di Lonato, deve disporre di 21 divisioni e di 16 servizi diagnostici oltre ad un poliambulatorio ed un'adeguata presenza nei servizi sociali e preventivi. L'area del vecchio ospedale venne ceduta il 26 dicembre 1966 con permuta all'Opera pia S.Angela Merici per l'assistenza agli anziani.


Il nuovo ospedale capace di 500 letti è costato nove miliardi ed è stato inaugurato l'8 gennaio 1978. Il Centro O.N.M.I. veniva fondato nel maggio 1933. Nel 1938 l'Istituto di Santa Corona di Milano acquistò villa Pace, con un'area di 33.000 mq per creare una colonia permanente per la cura elioterapica specie per forme ossee di Tbc. Alla villa vennero aggiunti altri corpi di fabbricati.


La fortuna economica di Desenzano furono il porto ed il mercato. Del porto vi è già ricordo in documenti del 1274. Il 27 febbraio 1477 si trova notizia di "uomini eletti a comodar e curar il porto". Nel 1512 il porto venne ampliato assieme alla dogana e al magazzino dei cereali. Sotto il dogado di Andrea Ghitti (1523-1538) venne risistemato il porto vecchio, cui si aggiunse nel 1548 la costruzione della casermetta detta la "Patria". Il bacino del Porto veniva ampliato dietro deliberazione del Consiglio generale nel 1556, e venne poi rafforzato nel 1604 e nel 1608. Il molo e un nuovo ampliamento del bacino vennero eseguiti nel 1806 su progetto dell'ing. Carlo Bagatta quando venne anche costruito il faro con lanterna in stile nordico (nel 1880). Nel 1886 venne eseguito un ampliamento del moletto. Nel 1927 sorse la villa Arrivabene, detta Miralago, e nel 1927-1928 il Magistrato alle acque fece costruire il lungo lago che partendo dalla base della diga giungeva fino a tutta la fronte dell'Albergo Due Colombe. Ma subito maturò un assetto definitivo che venne realizzato nel 1937, quando venne inaugurato il ponte alla veneziana, demolendo per farvi posto la vecchia dogana. La navigazione sul Garda trovò a Desenzano uno dei suoi centri più importanti. Il suo porto come s'è ricordato fu tra i più importanti del lago. Nel 1824 partì da Desenzano i lprimo battello in legno, l' "Arciduca Ranieri", cui seguirono altre imbarcazioni fra cui il "Manubrio" (v.), e nel 1844 il "Benaco", seguiti più tardi da piroscafi salons e infine dai due modernissimi aliscafi. Oggi vi ha sede la Navigarda.


Il mercato di Desenzano venne celebrato fin da tempi molto antichi. Già negli antichi statuti criminali del 1385 si proibiva di condurre biade fuori del territorio pena il sequestro dei mezzi di trasporto. Dal principio del sec. XV, sotto il dominio veneto, venne considerato fra i principali non solo della Lombardia ma anche d'Italia. Vi confluivano, infatti, mercanti della Gardesana, di Brescia, di Mantova, di Cremona, del Trentino e perfino dalla Germania. Il Gratarolo attesta che nello spazio di tre ore vi "si spediscono più robbe e corrono più denari che in qual'altra fiera che si faccia in Lombardia" e aggiunge "Da questo mercato pigliano il calmiero (calmiere) del prezzo del grano non pur la Lombardia, ma la marca di Trevigi, la Romagna, la Germania, e quasi tutto il mondo". Il mercato dal lunedì venne trasportato al martedì. Oltre le granaglie il mercato vedeva gran quantità di lavori in ferro, tessuti, carta, refi, carbone, legname, pelli, agrumi, frutta, olio, laterizi, ecc. Ogni mercanzia aveva assegnato il suo luogo di vendita. I prezzi locali valevano come listino per la Magnifica Patria. Il porto si riempiva di navigli, la piazza grande lastricata e fiancheggiata di portici, si copriva di merci così che era difficile alla gente circolarvi. La preoccupazione di restare senza grani spingeva l'autorità veneta ad adottare tutti i mezzi per favorire l'afflusso del grano, controllandone il più possibile l'esportazione. Molto grano veniva portato dagli stati vicini (Milano, Mantova), da audaci contrabbandieri che ne avevano tacito permesso. Il mercato è frequentemente ricordato nelle relazioni dei capitani. Venivano proibiti l'imposizione di dazi o pedaggi. Un privilegio del 19 dicembre 1440 ripeteva ancora proibizioni consimili scatenando vivaci polemiche e lunghi litigi tra Verona e la Riviera. La prima ottenne nel 1519 di mandarvi appaltatori del dazio fino a quando una ducale del 19 aprile 1597 non regolò le controversie. Per impedire abusi e avidità di mercanti ogni settimana, quattro deputati a turno raggiungevano Desenzano per sorvegliare il mercato, mentre sei sopraintendenti per ogni quattro dovevano tener conto delle granaglie che ogni giorno vi si trasportavano e non permetterne l'esportazione se non dietro bollette emesse dai deputati. Il mercato che vede presenti ben 250-300 ambulanti si tiene ancor oggi da via Roma a piazza Matteotti.


L'agricoltura si basa oggi soprattutto sulla viticoltura. In tale settore allinea l'Azienda Prandell, l'Azienda Agricola Ambrosi, la casa vinicola Luigi Visconti e figli ecc. che si fregiano del riconoscimento dei vini tipici a denominazione controllata, "Stella del Garda". Fra i vini tipici definiti "Riviera del Garda" sono da segnalare il "Lugana" e il "Tocai di S.Martino". Nel 1849 nel'ex convento dei Carmelitani venne dalla ditta Rizzieri e Calcinardi sistemata una fabbrica di stoviglie, bottiglie e vasi uso gres, che continuò per lunghi decenni. Nel 1851 veniva fondata da Giovanni Polver un'industria di pelli. Sulla fine dell'800 erano in funzione il pastificio P.Bonomini e A.Cabrini, e il cementificio Giacomo Colombo. Agli inizi del secolo esistevano due oleifici e una fabbrica di ottone e bronzo, industrie di paste alimentari quali le ditte Angelo Cabrini, Luigi Bonomini ed Ermenegildo Berlendis. Stimata era la pasticceria dei Fratelli Bosio. Un'ottima distilleria di liquori era nell'800 la ditta di Pietro Antonio Panni, prelevata poi agli inizi del secolo da Mario Chesi. Nel 1902 veniva fondata una fabbrica di ghiaccio. Anche oggi notevole importanza ha l'industria alimentare fra cui numerose distillerie (fabbricano tra l'altro un liquore dolce detto "Acqua del Garda"), un impianto per la produzione di lieviti e budini (la Octker), alcune aziende per la lavorazione del latte e dei suoi derivati e fabbriche di confetture. In campo agricolo nel 1899 veniva fondato un Consorzio agrario cooperativo. Il mercato del grano fece fiorire una cospicua attività molitoria, favorita anche dalle condizioni naturali del luogo e specialmente dai tre rivi che cingevano il castello e che venivano usati anche per il funzionamento dei mulini. Sul lato S il rivo Pescala alimentava i molini a cilindri Bonomini (poi Rossi, poi Colombo) dotati di turbina idraulica, e il rivo Berlendis che azionava i molini Cerini, Gildo Mor, Mura (poi Ciffrondi), tutti mossi da ruote idrauliche di legno. Sul lato N del castello il rio Freddo (dal 1960 incanalato in tubi sotterranei) alimentava il molino Cabrini (poi Bonometti) con ruota idraulica in ferro, il molino Bonometti, il molino Baruffa (detto Niarela) con ruote idrauliche in legno. Tale attività, completamente scomparsa a Desenzano, è proseguita a San Paolo del Brasile da un desenzanese, Angelo Bonometti di Giovanni, che dirige il grandioso molino "Progresso" che sforna fino a 7.00 q.li di farina al giorno. Di importanza particolare sono alcune aziende vinicole come l'Azienda Prandell (che produce brut), l'Azienda Ambrosi che occupa l'antica villa cinquecentesca Arriga, poi Tassinari, l'Azienda Luigi Visconti e figli, che produce dagli inizi del secolo vini come il Lugana, il Rosso Riviera, il Chiaretto. Nel settore meccanico la Nova Werke, ora Eaton Nova, fabbrica di pistoni, segmenti e affini e la Duraldur fondata nel 1951 che fabbrica canne e pistoni per motori Diesel (con 130 dipendenti). Sviluppata inoltre una azienda, la Cadia, fondata nel 1955, per la produzione di stufe da riscaldamento infrarosse e catodiche (con 60 dipendenti). Vi si trovano fabbriche di mobili, una fabbrica di ceramiche (la Lurano), e due calzifici: "Calze Gallo" di A.Colombo, fondato nel 1940 (con 60 dipendenti) e il Calzificio "Loris Stori" (con 70 dipendenti) e altri ancora di minore importanza come la P.I.C. con 40 dipendenti. Alle industrie si aggiungono molte aziende artigianali dei più vari settori (meccanico, lavorazione del legno, manufatti in cemento, ecc.). A Rivoltella vi è inoltre un centro istruzione Italia. Non mancano i cantieri, fra cui spicca il Cantiere Navale Morelli, il Cantiere Navale Garda Sud, il Cantiere Nautico Giuffrè. Nel campo creditizio la prima a sorgere fu, nel 1861, la Banca Popolare di Desenzano, cui seguì nel 1864 la nascita dell'Agenzia delle Casse di Risparmio Lombarde. Alla Banca Popolare nel 1920 subentrava il Credito Agrario Bresciano. Era nata inoltre un'agenzia del Credito Padano di Mantova, rilevata nel 1929 dalla Banca S.Paolo. Sul piano delle attrezzature commerciali, numerosi i negozi sorti negli ultimi anni, fra cui nel 1976 il "cash and carry" "Dismark". Avviata da anni è anche una buona tradizione di antiquariato specie con l"Antiquariato del Garda" che organizza numerose mostre mercato. Un centro balneare nuovo è sorto nel 1974 in località Desenzanino. Al bivio per S.Martino sta sorgendo, su progetto dell'arch. Pier Giuseppe Ramella, un discusso villaggio a forma di arena. In continuo aumento il numero delle presenze turistiche. Dalle 233.895 nel 1971, salirono a 251.903 nel 1973, ecc. Nel settore turistico Desenzano presenta attrezzature di prestigio. Vi esistono due alberghi di 2.a categoria, tre di 3.a categoria, due di 4.a categoria e tre campeggi e inoltre trattorie, pensioni, ecc. In decisivo declino, dal 1970, è invece il lido. Dal 1977 si sta realizzando a palazzo Todeschini, il palazzo del turismo. Il 19 dicembre 1971 veniva inaugurato l' "Antiquarium" un vero e proprio museo di antichità romane. Nell'Area archeologica della villa romana nell'aprile 1977 venne allestito, con il contributo dell'Amministrazione comunale e della Sopraintendenza alle antichità della Lombardia, un museo di reperti dell'età palafitticola. Numerose le escursioni che Desenzano può offrire come Sirmione, i campi di battaglia di Solferino e S.Martino, Castiglione (con il Museo della Croce Rossa Italiana), Volta Mantovana e Valeggio, con i resti di fortificazioni, Lonato con la casa del podestà oggi Da Como, la Valtenesi, ecc. Lo sport ha attrezzature notevoli come campo sportivo, campi di tennis, sport nautici e registra gare nautiche di rilievo. A Desenzano opera anche un gruppo di sommozzatori appartenenti al club "Tritone Sub". Una sezione della Lega Navale venne costituta nel 1971, mentre dal 1959 è attiva la Fraglia Vela.


Oltre la festa dell'Anitra a Capolaterra (v.) assumeva particolare importanza la festa dei Santi Benigno, Vincenzo e Anastasio. I pescatori li veneravano come patroni delle loro fatiche e dei loro rischi e perciò nella festa loro dedicata ne collocano le reliquie su una barca ancorata nel mezzo del porto vecchio e fingono di non poter farla muovere di un dito nonostante ogni sforzo di remi, ricordando con ciò gli inutili tentativi compiuti dagli abitanti di Lazise di rubare le reliquie dei santi. La celebrazione culminava con la processione, e la benedizione data al lago e al popolo con le reliquie dei santi, che passava sul ponte alla veneziana e prima sul ponte levatoio del tram che si trovava circa al suo posto.


Fra gli ospiti più illustri Desenzano ha registrato il principe Gonzaga (1628), l'imperatore Francesco I (1816), Lord Byron (1818), Federico Confalonieri (1819), Francesco Giuseppe, Giuseppe Garibaldi (1862), Giosuè Carducci (1885), don Carlo di Spagna (1886), il principe Bratianski (1886), Arrigo Boito (1889), Giacomo Puccini (1892), il principe Filiberto di Savoia (1892), la poetessa Louisa Stuart Costello, ecc.


Desenzano ha dato una santa come Angela Merici (1474-1540), letterati e filosofi come Giovanni Battista Alberti (1759-1814), Angelo Anelli (1771-1820), Giuseppe Manelli (1870-1945), Gino Benedetti, Antonio Valenti. Studiosi come don Angelo Piatti (1836-1901), il dott. Giov.Rambotti (1817-1896), giornalisti come Dario Papa, artisti come Vincenzo Antonio da Desenzano, G.B. Bosio (1873 - 1946), Pietro Rizieri Calcinardi, gli organari Benedetti, Bonatti e Doria, giuristi e politici come Vincenzo Andreis, Ulisse Papa, Luigi Bazoli. Vi fu il compositore Meneghetti che ha musicato la canzone "Montegrappa", educatori come don Gerolamo Bagatta (1772 - 1830), don Andrea Bazoli, Vincenzo Bagatta (1838 - 1902), militari come Antonio e Ortensio Villio, il gen. Achille Papa (1863 - 1917). Vi nacque anche Ettore Andrei, il fondatore del giornale "La Conceria". Predilezione per Desenzano ebbe il poeta Diego Valeri, che conobbe ancora in gioventù mentre era insegnante a Castiglione delle Stiviere e che scelse per alcuni suoi soggiorni e alla quale dedicò alcune preziose pagine. Patrona di Desenzano è S.Angela (24 maggio). Il Mercato vi si svolge il martedì.


Arcipreti: Pasquale Domenico (1465-1475? ); Giovanni Michele de' Casariis, bresciano (ultimi decenni del sec. XV), Valerio de' Bonis (1525 - 1553), Leandro Lana de' Terzi, Cristino Salvino (1600 - 1613), Paolo Simbeni (1611 - 1649), Sebastiano Sarasino (1668 - 1671), Agostino Tantino (1674 - 1696), Domenico Carnita (1732 - ? ), Vincenzo Gamba (1755 - 1790), Nicolò Bellavite (1791 - 1818), Andrea Bocchio, di Soiano (1821 - 1859), Antonio Misciaglia, Andrea Anelli, Andrea Bazoli, Eugenio Novelli, Giovanni Rovizzi, (... - 1904); Ferdinando Arcozzi (1905 - 1940), Licinio Ferro di Palazzolo ver. (1940 - 1960), Mario Peruzzi (1960 - 1977), G.Carlo Agnosini (1977).


Parrocchia di S.Zeno (istituita nel 1965): Enrico Manzini (165 - 1973), Ugo Guandini (1973). Parrocchia di S. Giuseppe Lav. (istituita nel 1965): Mario Molinaroli (1965 - 1974), Dino Visentin (1974). Parrocchia di S.Angela Merici (istituita nel 1975): Luigi Limina (1975).