CHIARI (Clararum)

CHIARI (in dial. Ciare, in lat. Clararum)

Centro agricolo, industriale e commerciale della pianura occidentale bresciana. La città conserva nella pianta circolare una chiara impronta topografica medievale, sezionata da strette vie convergenti verso la centrale piazza Zanardelli dominata dal Duomo e dalla torre campanaria e delimitata da fossati di difesa. Lungo il tracciato delle antiche mura si snodano viali alberati. Il più recente sviluppo edilizio si è indirizzato a N, verso la stazione ferroviaria e a NE, con nuovi quartieri residenziali. Caratteristici i grossi cascinali, sparsi nella fertile pianura, con numerose chiese, che non formano mai veri abitati complessi e raggruppati e che vengono denominati semplicemente la campagna. La città si trova a 25 km. da Brescia, a 145 m.s.m. ed ha una superficie comunale di 37,49 kmq. E' una unica parrocchia, sede di vicaria nella zona (VI) del Fiume Oglio. Abitanti: (Clarensi): 6680 nel 1492, 5000 c. nel 1600, 7000 c. nel 1779, 9023 nel 1861, 9515 nel 1871, 9815 nel 1881, 10749 nel 1901, 12489 nel 1911, 12373 nel 1921, 13494 nel 1931, 13880 nel 1936, 15768 nel 1951, 15332 bel 1961, 16243 nel 1971 (famiglie 4.568, maschi 7.919, femm. 8324, add. all'agr. 841, altre attività 5244, popol. non attiva 10.158, popol. pres. 16.480).


Il nome deriva dal latino "clarus" chiaro, cioè luogo quasi spoglio o rado d'alberi. L'Olivieri preferisce far derivare il nome dal personale romano Clarus anche se non rifiuta del tutto la prima ipotesi. Anche se oggi l'agricoltura è fiorente, fino al sec. XI la campagna del territorio era ghiaiosa e sassosa. E' stata avanzata anche l'ipotesi che il nome derivi da giare, ghiaia, addolcito poi in clare e in ciare. Anche se nel 1872 è stata sostenuta l'esistenza di un insediamento gallico, il territorio fu poco abitato. Gravitò prima nell'ambito del pago e poi della pieve di Coccaglio. Da ripudiarsi l'opinione di alcuno che ha voluto individuare in Chiari la Leuceris della tavola Peutingeriana. Nel 1835 sarebbe stata scoperta invece una tomba con vasi e monete del sec. IV d.C. E non è detto che nel sec. IX, durante le invasioni ungare, fosse eretto un piccolo castello recinto per proteggere la pur rada popolazione del luogo. Sorse pure una piccola chiesa che viene individuata da qualcuno in quella chiamata dei Morti, e che sarebbe stata una diaconia della pieve di Coccaglio.


La nascita di Chiari è però da fissare al sec. XI, quando il comune di Brescia vi costruì un castrum di difesa militare del confine dell'Oglio, conteso da Bergamaschi e Cremonesi. Sorse così un baluardo militare in piena regola, quadrato, con mura e fosse, con quattro quartieri e quattro porte, e da Brescia vi fu condotta una colonia di soldati e di veterani con le loro famiglie, alle quali vennero assegnate da dissodare e coltivare delle porzioni di terreno. Fu allora concepita e realizzata, con grande ardimento, la roggia Vetra (da Vetus, vecchia) che conducendo le acque dell'Oglio fece della brulla distesa ghiaiosa una campagna ubertosa. In una bolla di papa Eugenio III del 1143 si accenna al castrum "Clare". Uguale accenno si trova in un'altra bolla di Alessandro III. Nel 1415 vi sono accenni a beni "in terra Claris in castro vetere ipsius terre". In effetti il castello che aveva costituito con quelli di Pontoglio, Rudiano, Roccafranca e gli altri, di seconda linea, di Castelcovati, Castrezzato, Coccaglio, un forte caposaldo di difesa, era ormai in decadenza, e alla funzione militare era subentrata una vita civile vera e propria. Finite le lotte con i Bergamaschi, incominciarono i contrasti con i Bresciani soprattutto per le "cavedae" di Rudiano, per l'investitura feudale del vescovo di Brescia, contestata dai Clarensi, ecc. Sopravvennero poi le lotte fra Guelfi e Ghibellini e Chiari di parte ghibellina fu in contrasto con la guelfa Brescia. Le contese continuarono. Nel 1269, partito Carlo d'Angiò, i Guelfi bresciani si affrettarono a diroccare le mura di Chiari e nel 1272, malgrado la pace di Coccaglio, ridussero il castello in un mucchio di rovine bruciandovi gli abitanti. Riedificata dai ghibellini nel 1316, divenne loro rifugio quando furono scacciati da Brescia. Pochi anni dopo, aiutati da soldati tedeschi, forse di Enrico d'Austria, ebbero il sopravvento sui guelfi. L'avversione a Brescia e la comune fede ghibellina, spinse Chiari a schierarsi con i Visconti ricevendo da loro ampi privilegi che vennero confermati dal Malatesta. Il piccolo borgo fortificato era già diventato una cittadina e il 20 ottobre 1418 venne fatto degno di una visita di papa Martino V, e di undici cardinali, reduci dal concilio di Costanza e accolti dai Malatesta e dal popolo esultante. Nel 1422 Filippo Maria Visconti assegnò a Chiari un podestà indipendente da Brescia e nel 1426 concesse al podestà "mero e misto imperio" infeudando però il castello al vescovo di Trento Alessandro, zio di Federico IV, in cambio di forti aiuti. Col sopravvento di Venezia, Chiari resistette ad essa tanto da rifiutare il 24 gennaio 1427 al suo inviato Marco Morosini di sottomettersi pacificamente e capitolò soltanto, dopo breve bombardamento, al Carmagnola dopo la sua vittoria a Maclodio. A questi fu poi data il 27 febbraio 1429 in feudo con Roccafranca e Clusane. Dopo la fine del condottiero, Chiari ottenne una certa autonomia, ma Venezia non permise che si separasse da Brescia, per cui i contrasti continuarono fino a negare a Venezia contributi di spese militari. Sotto il Carmagnola Chiari si era data, nel 1429, i suoi statuti. Nel 1438 Chiari difesa dai veneti si arrese al Piccinino, così che il podestà Paolo Venier ed il presidio veneto vennero fatti prigionieri. Resistette la rocca che il generale ebbe dopo aver promesso la libertà ai prigionieri, promessa che non mantenne. Il duca di Milano, in cambio della resa, il 9 dicembre 1438 concesse a Chiari la separazione da Brescia. Venne presidiata dai tre condottieri viscontei Taliano del Friuli, Luigi Sanseverino e Luigi Dal Verme, con 5000 cavalli, che se ne andarono il 13 giugno 1440, senza che in aiuto potessero giungere in tempo le truppe di Marco Secco mandate dall'ex vescovo di Trento, diventato nel frattempo patriarca di Aquileia. Il tentativo di Chiari di ritornare feudo di questi venne sventato nel luglio 1440 da Venezia. Nel 1441 Chiari riaprì le porte al Piccinino. Ma fu parentesi breve. Tornata con la pace di Cavriana (20 novembre 1441) sotto Venezia, Chiari riprese i contrasti con Brescia che continuarono per circa due secoli. In pari tempo la cittadina fu spettatrice delle guerricciole tra gli Sforza e Venezia, fornendo si può dire, un punto d'appoggio per le truppe ducali. Tuttavia con la pace di Lodi (1454) Venezia restaurò la rocca che però non resistette alle truppe di Luigi XII dopo la sua vittoria ad Agnadello del 18 maggio 1509. Il re anzi diede Chiari in feudo ad uno dei suoi più valorosi capitani, Giacomo Chabannes, sire de la Palisse, che ne prese possesso il 12 agosto 1509. Dopo essere stata saccheggiata dai lanzichenecchi nell'ottobre 1512 in S.Bernardino, l'8 febbraio 1516 si riunirono i bresciani. La città venne dall'imperatore Massimiliano data in feudo nel 1518 a Gerolamo e Giacomo Emili per premiarli della loro fedeltà. Ma fu atto senza conseguenze perché già l'anno prima Chiari era tornata a Venezia. Tale possesso però non risparmiò la città da nuovi saccheggi compiuti dalle truppe imperiali e francesi durante i loro passaggi e nemmeno, duecento anni più tardi, dall'essere presa nella morsa di una grossa battaglia. Il I settembre 1701 infatti sotto Chiari, Eugenio di Savoia, a capo delle truppe imperiali sconfiggeva i francesi capitanati dal Villeroy. Dopo un tentativo dei Francesi di riprendere la città nel 1705, più nessun avvenimento degno di rilievo la interessò. La tipica topografia della città era stata nel frattempo completata da quattro "Quadre" la cui formazione sembra risalire al sec. XV anche se il primo documento conosciuto è solo del 15 giugno 1624. Le Quadre corrispondono a delle specie di "distretti" o "circondari" e ebbero scopi economici e religiosi e provvedevano alla divisione degli utili del patrimonio comune, delle tasse e nel curare funzioni religiose particolari. Provvidero anche alla costruzione di chiesette per gli abitanti in essi raccolti. Le Quadre clarensi furono Villatico, Zeveto, Cortezzano e Malarengo o Marengo con le rispettive chiese. La chiesa di S. Rocco della quadra di Villatico ebbe come filiale la chiesetta dei S.S.Pietro e Paolo; quella della SS. Trinità della quadra di Marengo, la chiesetta di S.Bernardo da Mentone; quella dei SS.Filippo e Giacomo della quadra di Cortezzano la chiesetta di S.Giovanni (1640), mentre la quadra di Zeveto costruì le chiesette di S.Gervasio e di S.Genesio. Ogni quadra era amministrata dalla rispettiva vicinia che eleggeva tre sindaci, un cancelliere ed un esattore. Una controversia tra le quadre ed in Comune insorta agli inizi del 1600 sulla distribuzione delle entrate durò per alcuni decenni e portò allo scioglimento delle quadre. Nel 1801 Chiari divenne il centro di uno dei quattro distretti del dipartimento del Mella. Nel 1803 venne annoverata fra le 40 città della Repubblica Italiana, e nel 1815 fu sede dell'VIII distretto della provincia di Brescia e dichiarato Comune di Ia classe.


Molto attiva la vita politica culturale, sociale artistica dell"800. Nutrito il gruppo di patrioti fra i quali si distinsero Bonatelli, Cavalli, Paolo Bigoni, Pietro Maffoni ecc, che furono a contatto coi federati piemontesi. Arrestati Bigoni e Maffoni e graziati vennero accolti dalla popolazione con entusiasmo, e nel 1831 entrarono a far parte del Consiglio Comunale. La campana "dispersa" che rintocca ogni sera dal campanile del cimitero, ricorda la calda atmosfera del 1848. La città fu tra i primi centri con Rovato, Gardone V.T. e Bovegno a porre uomini ed armi a disposizione di Brescia nel marzo di tale anno. Più tardi, nell'aprile e giugno, l'ospedale della città accolse numerosi soldati feriti. Nell'aprile 1849 anche Chiari fu gravata di una multa per manifestazioni antiaustriache che poi venne ridotta. Nel 1851 si formò a Chiari un sottocomitato insurrezionale capitanato da Pietro Malossi. Nel 1859 venne costituito in Chiari uno dei sei circondari. Nelle elezioni politiche Chiari espresse fra i deputati B. Maggi (dal 1861 al 1874), Ulisse Papa, G.Mussi (1876), G. Giacomo Morando (1897), ecc. Su richiesta in data del 28 luglio 1862 del Consiglio Comunale, presieduto dal sindaco dott. Fiorentino Biancinelli, un decreto del 5 ottobre dello stesso anno, accordava a Chiari il titolo di città. La vita pubblica fu dominata per lunghi anni da cattolici (fra i quali si distinsero soprattutto Antonio Rota, Giovanni Mazzotti Biancinelli, P.Cenini, ecc.) e da moderati (con G.G.Morando e i Caravaggi). Dopo la prima guerra mondiale rivelarono una loro vivace presenza anche i socialisti e i repubblicani (con Glauco Rizzi) mentre anche nel campo cattolico si ebbe la contrapposizione fra cattolici conservatori e di sinistra (animati questi da A.Turla, M.Bocchi, Cenini, A.Travaini, ecc.). La presenza dei cattolici era già stata segnata da decenni dalla presenza di robuste organizzazioni fra le quali il Circolo di S.Agape e le Società di M.S. Grandiose manifestazioni furono tenute ultimamente fra cui il Congresso eucaristico del 1938, le feste centenarie di S.Agape nel 1946, il cinquantenario verdiano nel 1951. Dopo il distacco dalla pieve di Coccaglio, la vita religiosa di Chiari venne assunta dal capitolo della Cattedrale di Brescia sotto il cui patronato venne costruita sul Castello la chiesa dedicata ai S.S.Faustino e Giovita che divenuta parrocchia assunse poi particolare importanza. Intensa fin da lontani secoli l'opera assistenziale e di beneficenza che vede la presenza del Pio Ricovero dei Vecchi o Casa d'industria Cadeo, fondato nel 1854 grazie alle donazioni di Pietro Cadeo; il Pio Istituto Ricovero Derelitte fondato nel 1848 dai can. don Francesco Bertinotti e dalla signora Adelaide Salimbeni e riconosciuto come opera morale, da un decreto del 4 settembre 1862; il Pio Orfanotrofio maschile fondato il 20 gennaio da don Livio Formenti, per incarico del prevosto Morcelli; l'asilo infantile fondato da una società di azionisti e riconosciuto ente morale il I marzo 1868; l'Opera pia "Ricovero di mendicità" istituita dal comune, dalla congregazione di carità e dall'O.P. Bettolini 4 marzo 1889; la Pia Opera Ottavia Bettolini fondata con testamento di Ottavia Bettolini il 19 febbraio 1877 e costituita in ente morale il 21 gennaio 1883; l'orfanotrofio femminile "Gineceo Morcelliano" fondato dal prevosto Morcelli col titolo di "Conservatorio delle pupille" e approvato con decreto del 24 ottobre 1829; l'Opera Pia Ferdinando Cavalli, fondata con testamento del 22 ottobre 1894. Particolare prestigio ebbe spesso l'Ospedale Mellino Mellini, fondato dal Mellini con testamento del marzo 1661 e aperto nel 1713. Sistemato nel 1763 in una grande infermeria progettata dall'abate Antonio Marchetti viene dichiarato ospedale nazionale nel 1787 e nosocomio centrale di Lombardia. Nuova sistemazione venne data all'ospedale con la costruzione nel 1905, su disegno dell'arch. L. Arcioni di un nuovo complesso ampliato e ristrutturato poi recentemente. Già nel sec. XIV era stato fondato il Consorzio S.Maria dei poveri, retto da un governatore e da quattro deputati e documentato fin dal 1415. Nel 1395 vennero istituiti il Monte di pietà e il Monte Grano. Il 19 dicembre 1567 venne costituita la congregazione dei deputati dei poveri. Nel 1829 venne promosso da un direttorio l'Istituto Elemosiniero di Chiari. Un monte di pietà o pegni veniva fondato nel 1826 da don Antonio Fraquelli. Nuovi legati benefici furono quelli di Ferdinando Cavalli (con testamento del 19 luglio 1889), della "Fondazione Famiglia Rosa" (statuto del 1963).


La vita culturale cittadina fu sempre intensa. Fin dal sec. XIV si insegnavano a Chiari grammatica e logica, cui si aggiunse, nel sec. XV, l'insegnamento delle lettere latine e greche. Un antico collegio trovò sistemazione nei locali dove oggi è sistemata la Biblioteca Commerciale. Intenso sviluppo ebbe l'istruzione da parte del prevosto Morcelli. Nel 1841 il Ginnasio locale veniva riconosciuto dal Governo austriaco. Ridotto nel 1861, parificato nel 1864 l'istituto venne dichiarato Regio nel 1889. Nel 1839 l'avv. Pietro Repossi fondava una scuola di disegno per operai mentre nel 1863 il Comune istituiva la Scuola Tecnica parificata dichiarata regia nel 1889. Trasformata in R.Scuola complementare nel 1923-1924, divenne nel 1931-1932 R.Scuola di avviamento professionale a tipo commerciale. Fin dal 1921 vennero esperite pratiche per ottenere un Istituto Magistrale mentre con difficoltà poté essere conservato il ginnasio "Morcelli". Negli anni 1930-1940 vennero costruiti la nuova sede del Ginnasio-Liceo, due scuole rurali al Santellone e a S.Giovanni e sistemato l'asilo d'infanzia nel fabbricato donato dal conte Ludovico Mazzotti Biancinelli. Nel secondo dopoguerra sorse la scuola professionale G.I.O.C. cui si aggiunse nel 1955 il centro INAPLI e vennero inoltre costruite le scuole del Bettolino, Santellone, Tagliate e un nuovo edificio scolastico in centro oltre ad un altro grande edificio in località S.Giacomo. Oltre alle scuole pubbliche funzionarono due scuole private: l'Istituto Morcelli e il Collegio Rota. Nel 1974 è nato un attivo Centro di formazione professionale. Grande prestigio culturale hanno sempre avuto la "Biblioteca Morcelliana" (v.) e la "Pinacoteca Repossi" (v.) la prima fondata nel 1817 dal prevosto Stefano Antonio Morcelli, la seconda istituita nel 1854 dall'avv. Pietro Repossi. Il Teatro Sociale ospitò opere liriche e compagnie di rilievo. La vita culturale d'oggi è animata da numerosi circoli e associazioni fra le quali sono da notare il Gruppo sperimentale "Teatro due" fondato l'11 settembre 1973, il Cinefotoclub, formatosi nel 1970, il "Collettivo giovanile antifascista", sorto nel 1973, ecc. Sempre in grande onore la musica sacra, grazie alla pesenza di bravi organisti e alla scuola di canto o gruppo corale S.Agape fondato nel 1890. Nel 1902 venne fondata la banda, decaduta intorno al 1949. Nel 1973 venne fondato il "Trio Città di Brescia".


Numerosi gli uomini illustri di Chiari fra i quali segnaliamo il card. Gabriele Rangoni, l'umanista Fausto Sabeo, l'orientalista Isidoro Clario, il sommo epigrafista ab. Stefano Antonio Morcelli, gli storiografi G.B.Rota, Luigi Rivetti. Fra i numerosi artisti sono da ricordare gli intagliatori Clemente e Benedetto Tortelli, i pittori Tortelli e Teosa, l'arch. Ludovico Barcella, gli scultori Ricci e Repossi, l'organista G.B.Pedersoli, ecc.


Intensa anche la vita sportiva della città che nel 1895 vide la nascita della prima società sportiva cittadina con la Società ciclistica cittadina, cui seguì il 21 marzo 1908 il "Lento Club Sportivo". Nel 1922 veniva costruito un campo sportivo. Nel 1908-1909 sorgeva il Tennis Club mentre aveva fortuna il Tiro a volo la cui fondazione risale al 1912 con il primo stand di tiro al piccione e si concretizzò nel 1945 con la "Società Tiro a volo Chiari" e che tramontò nel 1960. Podismo e atletica e più tardi automobilismo e aeronautica arricchirono l'attività sportiva della città.


Tappa significativa della vita ecclesiastica di Chiari è la erezione del Capitolo della Collegiata, fissato nella prima metà del sec. XIV come capitolo secolare e probabile trasformazione di una canonica regolare. Riformato poco dopo dal vescovo Lambertino della Cecca, ebbe un suo statuto nel 1430. La chiesa parrocchiale dedicata ai S.S.Faustino e Giovita è già nominata in una Bolla di Eugenio III ("Aequalitas et justitiae ratio") del 9 settembre 1164, come cappella esistente nel castello e i cui beni appartenevano ai canonici del Duomo di Brescia. Questa appartenenza veniva confermata nella Bolla di Alessandro III del 10 agosto 1175. Probabilmente riedificata dal comune dopo il 1272, venne affidata al giuspatronato dello stesso. Divenuta troppo angusta, il 5 ottobre 1430 ne venne decisa la ricostruzione, iniziata il 30 marzo 1432. Sospesa, per le vicende militari, l'opera fu ripresa nel 1481 ed ultimata nel 1500. Il 16 marzo di tale anno venne consacrata. Di stile gotico-lombardo aveva ben undici altari. Completata in seguito, si arricchì di notevoli opere d'arte, anche se il corpo architettonico venne - quasi del tutto - modificato. La stessa porta maggiore opera del milanese Gaspare da Coirano ultimata nel 1513, venne tolta nel 1846 quando il tempio diventato indecente venne restaurato. La facciata venne rifatta completamente su progetto dell'arch. Giacomo Maraglia che ne rovinò la primitiva elegante austerità. La chiesa conserva naturalmente rinnovati gli undici altari. L'altare di S.Carlo venne costruito nel 1616-1619 su iniziativa del can. don Angelo Bosetti e restaurata nel 1910. E' adorno di una pala raffigurante la Madonna, S.Carlo e S.Francesco attribuita a Giovanni Francesco Giugno e di una soasa opera del bresciano Antonio Montanino. L'altare dell'Immacolata Concezione ebbe origine da testamento di Pietro Zola del 7 settembre 1485 sostituito poi verso la metà del sec. VIII da uno nuovo, con belle colonne di verde antico e specchi di lapislazzuli e una splendida tela di Pompeo Batoni (1750); le balaustre vennero poste dal prevosto Morcelli nel 1794. Un altare del S.S. Sacramento era già stato consacrato nel 1522 mentre la cappella venne costruita per deliberazione della antica Scuola del S.Sacramento del 10 gennaio 1633, dal 1641 in poi su disegno di Agostino Avanzi con pala di Pietro Ricchi detto il Lucchese, mentre il grandioso altare è opera di Antonio Biasio. La cappella è adorna di quadri raffiguranti l'"Ultima Cena" (di ignoto, 1655), della "Moltiplicazione dei pani" (del vicentino Antonio Minozzi, 1675). Degli altri quadri (raffiguranti la morte di Oza, la raccolta della manna, la moltiplicazione dei pani, la danza di Davide, l'offerta di Melchisedech, il serpente di Bronzo, la caduta di Gerico, l'Ultima cena, il sonno di Elia, il sacrificio di Isacco) i due oblunghi sono di Antonio Morone di Lovere (1676), gli altri sono probabilmente di Pietro Paolo Boscaiolo di Chiari. Tutti vennero restaurati nel 1904. La cupola della cappella venne dipinta dallo scenografo Francesco Zuccarelli nel 1853. La cappella e l'altare delle S.S. Reliquie vennero decisi dal Consiglio Comunale il 6 maggio 1666 ma costruiti solo dal 1687 al 1693 su disegno secondo il Rota, dei clarensi Giacomo Faustini e Lorenzo Olmi, e secondo il Rivetti, solo di quest'ultimo. La pala raffigurante la Madonna in gloria con i S.S. Faustino Giovita e altri santi è di bravo autore ignoto della fine del sec. XV e inizi sec. XVI, Le balaustre in marmo di Verona, vennero poste dal prevosto Morcelli nel 1775. L'altare della Madonna delle Grazie, venne eretto in onore di una immagine sacra che già esisteva su un muro, distrutto poi per aprire l'andito del coro. Nel 1792 venne collocata in una nuova cappella, il cui altare venne costruito nel 1831 dallo scultore Antonio Galletti di Bergamo a modifica di precedente progetto di Angelo Vita di Brescia. La cupola venne dipinta nel 1848 da Tommaso Castellini, mentre i due affreschi raffiguranti il Riposo della sacra famiglia e la visita di Maria ad Elisabetta vennero eseguiti nel luglio 1849 da Domenico Biraghi. Del Galletti sono anche il pavimento e le balaustre. Anticamente di legno, l'altare maggiore venne sostituito da altro di marmo in seguito a delibera comunale del 18 dicembre 1706 e di nuovo sostituito nel 1748 da altro fastoso altare ricco di marmi preziosi (macchia vecchia, verde antico, porfido, agata, cipollino, rosso di Francia, lapislazzuli) e di fregi e cornici in bronzo. La pala è di Francesco Podesti e raffigura i S.S. Faustino e Giovita. Il coro venne riedificato, notevolmente più ampio, dal 1721 al 1740. Nel 1807 Giuseppe Teosa dipingeva nella calotta la scena della Pentecoste, mentre i pennacchi con le figure di S.Pietro ap., S.Bernardo, S.Giovanni Batt. e i S.S.Gervasio e Protasio vennero eseguiti dal giovane pittore bergamasco Luigi Trecourt nel 1850 sotto la guida del prof. Giuseppe Diotti. L'altare di S.Giuseppe, su deliberazione nel 1647 venne ricostruito nel 1768 e arricchito di una bella tela di Bettino Cignaroli raffigurante il transito di S.Giuseppe. L'altare, in marmo, è arricchito da statue della Giustizia e della Prudenza di Antonio Callegari. Altre due statue (la Fortezza e la Temperanza) adornano il timpano. Le balaustre furono poste nel 1794 dal prevosto Morcelli. L'altare di S.Giacomo Ap. venne eretto in sostituzione dell'antico, nel 1763 e arricchito di una bella tela di Pompeo Batoni raffigurante la Madonna col Bambino e i santi Giacomo ap., Girolamo e Filippo Neri, firmato "Batonus Pompeus p. Romae 1780". L'altare, in marmo, con colonne di verde antico, capitelli in marmo bianco e cornici in giallo di Verona, è adorno di due statue raffiguranti S.Luigi Gonzaga e S.Stanislao Koska di Antonio Callegari. Le balaustre in marmo rosso di Verona vennero poste nel 1795. La cappella di S.Luigi Gonzaga, deliberata il 19 giugno 1838 e affidata, per il disegno, a Giacomo Moraglia, venne costruita nel 1841 con tela dipinta da Carlo Bellosio di Milano. L'altare è in marmo bianco di Carrara e bardiglio, con lesene lavorate e adorno di due medaglioni raffiguranti S.Francesco Saverio e S.Ignazio di Lojola dello scultore Bergamasco Antonio Galletti (1846). La cupoletta venne affrescata nel 1848 da Tommaso Castellini, mentre le tele raffiguranti "S.Luigi che riconcilia il fratello Rodolfo con il cugino Vincenzo" e "S.Luigi che assiste gli appestati" vennero eseguite nel 1874 - 1876 dal bergamasco Luigi Galizzi. L'altare del S.Cuore di Gesù, in sostituzione di altri dedicati a S.Nicolò, S.Pietro Martire, venne adornato nel 1845 di una tela raffigurante il S.Cuore e Angeli recanti i simboli della Passione del cremasco Giuseppe Sogni. La cappella e l'altare dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria vennero costruiti su disegno dell'arch. Carlo Melchiotti nel 1883-1885, la cupola venne dipinta dai pittori Chimeri e Franchini nel 1885. L' altare grandioso in marmi verde antico, occhialino, belghiaccio, con ornamentazioni in bronzo apparteneva alla cappella della regina Teodolinda del duomo di Monza e venne ricostruito dal marmista Giuseppe Novi. La statua del S.Cuore è opera del bergamasco Luigi Carrara (1889), gli affreschi raffiguranti Isaia, Davide, l'apparizione del S.Cuore a S. M.M. Alacoque, l'Immacolata di Lourdes vennero eseguiti dal bergamasco Luigi Galizzi nel 1889, il quale nel 1900 aggiunge i grandi affreschi rappresentanti i trionfi del S.Cuore e dell'Immacolata e nel 1905 quelli raffiguranti S.Bernardo da Chiaravalle, S.Francesco di Sales, S.Agostino, S.Alfonso de' Liguori. Il Mausoleo al prevosto Antonio Morcelli venne eretto nel 1828 dal ravennate Gaetano Monti. Oltre al Morcelli orante è adorno delle statue della Religione e della Epigrafia. Il Battistero in un primo momento affidato allo stesso Monti venne eseguito dal milanese Abbondio Sangiorgio nel 1850. E' adorno delle statue di S.Giovanni B. che battezza Gesù e di bassorilievi con i simboli dei quattro evangelisti. La chiesa venne restaurata poco felicemente nel 1843 su progetto dell'arch. Giacomo Moraglia. I capitelli delle lesene sopra le colonne sono di Pasquale Pasquali di Pelio (Como), quelli delle colonne e gli stucchi dei fratelli Peduzzi, le basi delle colonne di Taddeo e Girolamo Taddei di Rezzato, il pavimento della ditta conte Antonio Lana di Borgonato. La decorazione è di Francesco Tessa di Milano. Nel 1946 la chiesa venne di nuovo decorata da Giuseppe Rubagotti di Coccaglio con figure e simboli delle beatitudini, dei sacramenti, delle virtù, del martirio ecc. Vi esistono inoltre una Pietà del Celesti, un busto del prevosto Morcelli del clarense Emanuele Marcetti. Il pulpito è opera di G.B.Chinotti. L'ipogeo venne restaurato dal prevosto Morcelli che nel 1792 vi fece collocare la antica e miracolosa immagine del Crocifisso. Sotto l'altare lo stesso prevosto il 21 gennaio 1796 depose il corpo della martire S. Agape. La torre attuale sostituì l'antica demolita nel 1758. Venne progettata dall'ab. Antonio Marchetti finita nelle sue strutture ma non secondo il disegno originario nel 1781. Nonostante che venissero chiesti nuovi progetti di completamento a Luigi Cagnola (1832), a Rodolfo Vantini (1833) e a Domenico Cappi (1874), la torre non subì varianti.


Già nel secolo XVI esistevano le chiese di S.Pietro, S.Rocco, S. Genesio, S.Gervasio, S.Sebastiano, S.Firmo, S. Giovanni, S.Bernardo, S.Martino, S.S. Trinità, S. Bernardo ai Monticelli. S.Maria Maggiore venne eretta nel sec. XIII ed è nominata in un documento del 12 ottobre 1289. Venne ricostruita ed ampliata nel sec. XV. Il 20 ottobre 1418 durante la sua visita a Chiari, Papa Martino V concedeva alla chiesa speciali indulgenze. Nel 1598 venne edificato il coro. Venne poi riedificata nel sec. XVIII. Della chiesa ebbe cura una Scuola del S. Rosario, che fiorì a lungo. Vi lavorò nel 1517 Stefano Lamberti, nel 1619 Giovanni Antonio Carra costruì l'ancona dell'altare maggiore; nel 1621 G.B. e Giovanni Mauro della Rovere detti i Fiamminghini dipingevano intorno all'ancona i misteri del Rosario e nel 1628 dipingevano il coro con scene dell'incoronazione della Vergine( nella calotta) della Presentazione al tempio, dell'Adorazione, posti fra le arcate, opera del vicentino Antonio Minozzi, restaurati dal bergamasco Giuseppe Riva nel 1917. Nel 1670 Giovanni Guaineri di Calino ornò le colonne con bei capitelli corinzi. Nel 1707 venne commissionato ad Angelo Silvestro d'Ogna un paliotto dell'altare. Nel 1710 venne, su disegno di Bernardino Corsi e di Carlo Calvi, costruita la facciata che però venne terminata solo nel 1816. E' del Franceschini la tela raffigurante l'Angelo Custode, di Antonio e Francesco Paglia la pala e i quadri laterali dell'altare di S.Bartolomeo, i quadri laterali di S.Francesco, dell'Angelo Custode, dei Magi, della fuga in Egitto e della Natività della Vergine (sulle pareti) mentre alle prospettive pensarono Agostino Avanzo e Alessandro Sampilli. Tali affreschi vennero distrutti nel 1892. Anche altri dipinti di Giov. Mauro Della Rovere (S.Agata, S.Lucia) scomparvero. Lo scultore G.B. Chinotti ornò da parte sua l'immagine venerata della Madonna posta su un altaretto sul quale vennero posti angeli scolpiti dal milanese Bernardo Massacani, mentre alle decorazioni provvide il milanese Pompeo Ghisalberti. Nel 1667 venne intrapresa la ricostruzione della chiesa e l'ampliamento, finito nel 1670. Essa venne adornata di nuove cantorie del clarense Giacomo Faustini, di tele del clarense G.B. Fatigati (Visita di Maria a S.Elisabetta) e di quadri dei misteri del Rosario del bolognese Francesco Monti. La pala dell'altare di S.Lucia è di Domenico Romani, i quadri laterali dello stesso altare di Giuseppe Tortelli jr. Gli altari vennero eseguiti quasi tutti da Antonio Biasio, gli stucchi da Domenico Minola e dal clarense Orazio Olmi. L'organo venne costruito da Giuseppe Bonatti. La pala del coro raffigurante la Madonna del Rosario venne eseguita, con le stazioni della Via Crucis, da Giuseppe Teosa nel 1793. La facciata venne rifinita dal 1783 al 1816 su disegno dell'ab. Antonio Marchetti. La primitiva statua della Madonna del Rosario venne sostituita nel 1940 con altra del clarense Repossi, che nel 1956 venne collocata in una nuova nicchia della ditta Comana di Bergamo e incoronata con diademi di lapislazzuli del milanese Carlo Barenghi. Dello stesso scultore è il monumentale pulpito. Contiguo a S.Maria Maggiore esisteva un piccolo oratorio detto di S. Maria piccola, che servì alle suore del Terz'ordine francescano e dalle quali venne abbandonata nel 1530. Nel 1580, per decreto di S.Carlo, venne sconsacrata ed adibita a sede del Monte di Pietà.


Il santuario della Madonna di Caravaggio venne eretto dal 1680 al 1690, per collocarvi un'immagine della Vergine molto venerata. Benedetta il 24 maggio 1690, venne adornata di una bella soasa del clarense Giacomo Faustini, ultimata da Lorenzo Olm, che costruì anche l'altare laterale della Madonna (1710). La pala dell'altare maggiore venne eseguita a fresco da Domenico Voltolini, l'altare in marmo intarsiato venne trasportato dalla parrocchiale. Notevole una tela raffigurante la Addolorata del clarense Giuseppe Tortelli. L'organo è dei Cadei di Bergamo (1707). Giuseppe Teosa dipinse nel coro tre begli affreschi raffiguranti l'Assunzione e le apparizioni a giovanetti sui due lati. Il portale è opera di Giovanni Bertolotti di Sarnico, le statue dei SS.Pietro, Paolo, Faustino e Giovita, Davide e Mosè vennero scolpite da Francesco Bianchini. La torre venne eretta da Andrea Uberti nel 1694. Venerata a Chiari è anche la Madonna dei casotti che sorge in via Battaglia, sul luogo di un Lazzaretto e nel quale vennero poi sepolti molti caduti della battaglia di Chiari del I settembre 1701. Raccolta dapprima in una cappelletta questa venne ampliata nel 1869 dalla famiglia Rota. Nel 1901 vi venne posto un bassorilievo della Madonna dei tedeschi che era stato trovato appeso ad un albero dopo la battaglia di Chiari. La pala dell'altare è del Pinchetti, le decorazioni di Giuseppe Rubagotti di Coccaglio, la terracotta raffigurante i S.S.Faustino e Giovita, Bonifacio e Agape del clarense Pietro Repossi. Fra le altre chiese dedicate alla Madonna ricordiamo S.Maria Assunta (Disciplina), Maria Mater Ecclesiae (Oratorio femminile), Addolorata (Canossiane e al Santellone), Maria Ausiliatrice (in S.Bernardino), Immacolata (Orfanotrofio maschile e Istituto Buon Pastore). La chiesa di S.Bernardino costruita con il convento nel 1426 venne restaurata nel sec. XVII ed arricchita della pala dell'altare maggiore, di cui è forse autore G.Tortelli jr. e che rappresenta i SS. Bernardino, Giovanni di Capistrano, Giovanni della Marca, Margherita da Cortona. La chiesa venne di nuovo restaurata nel 1952-1953 ed arricchita anche di organo. La chiesa di S.Martino è già ricordata nel 1418. Conteneva affreschi del sec. XVI, strappati nel 1910 da Giuseppe Riva di Bergamo. Venne ricostruita nel 1911 su disegno dell'ing. Giuseppe Cadeo. Gli affreschi strappati nel 1910 sono ora nella Pinacoteca Repossi e raffigurano S.Martino a cavallo, in abiti pontificali, S.Rocco, un Crocifisso. Vi si venera un'immagine della Madonna che allatta il bambino, particolarmente venerata dalle puerpere. La chiesa fu di proprietà dei Bresciani di Cazzago. Scomparsa invece nel 1681 la chiesa di S.Genesio, per dar luogo al Santuario della B.V. di Caravaggio. La chiesa di S.Bernardo di Monticelli già esistente nel sec. XVI venne ridotta, dai proprietari, ad uso profano. La chiesa del cimitero venne costruita tra il 1680 e il 1690 e la sua facciata è adorna di statue di B.Paruta. Delle altre chiese: S.Rocco era già esistente nel 1513; la cappella della Addolorata venne eretta nel 1708; quella dei S.S. Filippo e Giacomo fondata nel 1557, la chiesa della S.S. Trinità venne eretta nel 1522; quella di S.Maria del Carmine venne costruita nel 1753. La chiesa di S.Matteo venne eretta dalla famiglia Biancinelli nel 1610; quella di S.Bernardo venne eretta dai Manerba nel 1498, l'altra di S.Giovanni Ap., venne costruita dai Bargnani, quella di S.Francesco venne edificata dai Rusmini, quella di S.Lorenzo, venne costruita nel 1740, quella di S.Luigi al collegio, benedetta il 13 gennaio 1793. S.Giovanni ha buoni affreschi purtroppo in via di deterioramento. Gli affreschi fra cui una bella crocifissione che un tempo ornavano la chiesa di S.Gervasio sono ora nella Pinacoteca Repossi. Questa chiesa costruita nel sec. XV probabilmente dai monaci cluniacensi che la ricostruirono nel 1616, venne acquistata nel 1894 dal Comune che la destinò a diversi usi. Il primo oratorio di S.Orsola venne costruito per conto della Compagnia di S.Orsola nel 1636 circa e ricostruito poi in una chiesa più ampia nel 1741 per iniziativa del conte Feliciano Faglia. Possiede una pala che imita la S.Orsola del Moretto e altri quadri più piccoli fra cui quattro tele di Pompeo Ghitti. Nell'oratorio di S.Giacomo vi è un"Adorazione dei Magi" di Palma il Giovane ed un "S.Michele Arc." di Giuseppe Teosa. Nella chiesa del SS.Nome di Gesù le stazioni della Via Crucis di Giuseppe Teosa. Nel 1456 il Comune erigeva il Convento di S.Bernardino da Siena che venne donato ai Frati Minori francescani. Il 20 maggio 1509 ospitò re Luigi XII di Francia, che vi ricevette Bresciani e Cremonesi venuti a rendergli omaggio. Abbellito in seguito e ampliato nel sec. XVII divenne nel '700 sede delle scuole dell'ordine, ma fu anche spesso occupato da truppe di passaggio. Soppresso e indemaniato con decreto del 25 aprile 1810, divenne nel 1842-1848 sede di un collegio-convitto dei Gesuiti. Dal gennaio 1850 al settembre 1852 ospitò il ginnasio e liceo del Seminario di Brescia, quindi nel 1853 venne riacquistato dai Gesuiti per uso di villeggiatura del Collegio Cazzago. Partiti i Gesuiti nel 1859, nel 1871 fu trasformato in osteria e nel 1875 in fabbrica di perfosfati della ditta Terinelli e nel 1888 di concimi chimici. Acquistato più tardi dal prof. don Domenico Menna e da lui restaurato nel 1910 accolse i Padri Benedettini di Marsiglia. Nel 1926 si riaprì di nuovo per accogliere un collegio salesiano. Il cimitero venne costruito nel 1860 su progetto del Comotti. Numerose le ville e le case civili. Ricordiamo il palazzo Bettolini, poi sede della Banca Popolare, il palazzo Malossi, le case padronali della campagna come quella dei Chizzola (poi di proprietà della contessa Federica Cadeo Schiaffinati) in località Lumetti, la villa Rusmina sulla via per Cologne, già appartenente alla famiglia Bigogni, affrescata da Giuseppe Teosa. Un affresco di questi raffigurante l'offerta della frutta alla dea Pomona è oggi nella Pinacoteca Repossi. Grandiosa e attorniata da un bellissimo parco la villa dei Mazzotti Biancinelli costruita agli inizi del sec. XX dagli architetti Vandone e Cittero.


Il suolo particolarmente sterile di Chiari venne irrigato a partire dalla prima metà del sec. XI da una rete sempre più fitta di rogge che lo resero particolarmente fertile e lo popolarono di circa cinquecento cascine, grandi e piccole. Alla Seriola Vetra (o "Vetera", cioè antica) costruita per prima nel sec. XI si aggiunse nel 1347 la escavazione (con Rovato e Palazzolo) del canale Fusia e nel 1367 della seriola Baiona. Alla produzione di fieno si aggiunge quella dello zafferano e quella dei cereali. Nel sec. XVI si sviluppano la bachicoltura e la sericoltura. Nel sec. XVII si sviluppa il mercato del giovedì. Il 5 settembre 1660 il Consiglio Comunale accorda ad alcuni mercanti di Bergamo specialmente della Valmadrera, di allestire filature di seta. Nel 1676 viene introdotto il primo torcitoio idraulico cui ne seguono altri diciannove. La filatura della seta ha un decisivo sviluppo nel sec. XVIII. Nel 1733 sono attivi otto filatoi che nel 1765 salgono a tredici. Nel 1814 un industriale francese impianta una tintoria di seta. Nel 1840 le bacinelle delle filande salgono a 679. La costruzione della linea ferroviaria potenzia ancor più l'industria che conta nel 1863, per iniziativa dell'inglese Giovanni Dyer, di un linificio (trasformato nel 1872, in un grandioso setificio), nel 1867 viene aperta nell'ex convento di S.Bernardino una fabbrica chimica, nel 1882 sorge il cotonificio Schmidt, mentre si moltiplicano fabbriche di feltri, di pannilani, di telerie e di salnitro. Nel sec. XX altre attività artigianali e industriali (fabbriche di carri agricoli, di carrozze, officine meccaniche, filature e tessiture di fibre artificiali, calzifici, aziende vinicole ecc.) danno un intenso sviluppo alla vita cittadina che diventa sempre più anche importante centro commerciale. Agli inizi del secolo sempre nel campo tessile, prendeva vita per iniziativa dell'on. G.Morando e del co. Mazzotti Biancinelli, la grande Manifattura di Chiari, cui successe poi il cotonificio Giussani, il calzificio Ambrosi ed infine, nel 1932, il Linificio poi chiuso. Nel grande complesso presero in seguito posto la Trafileria Carlo Gnutti (300 operai), le Manifatture Toscane del co. Longono e il Consorzio agrario. Numerose le fabbriche sorte nel secondo dopoguerra. Parallelo allo sviluppo agricolo e industriale è l'espandersi del credito. Nel 1854 veniva aperta la agenzia della Cassa di Risparmio, nel 1886 veniva fondata la Banca Popolare di Chiari assorbita nel 1974 dalla Banca Popolare di Bergamo, nel 1920 veniva aperta l'agenzia del Credito agrario. Oltre al mercato ha assunto particolare importanza la fiera di Chiari. Continuando la mostra mercato del settembre 1937, Chiari vide nel 1947 la prima rassegna zootecnica che continuando negli anni seguenti si trasformò nella Fiera ampliatasi sempre più e comprendente mostra merceologica, agricola, avicola, gare, concorsi.


Prevosti: Giovanni di Monterotondo (15 settembre 1353), Giovanni di Chiari (ottobre 1375), Antonio Medici di Milano (4 ottobre 1375), Fra Bartolomeo da Bergamo, agostiniano (1382-1383), Pietro Conti di Chiari (1392 ? ), Davide Bigoni di Chiari (1430-1477), Stefano de Gociis di Chiari (1477), Faustino Bosetti di Chiari (1478-1504), Andrea Balladore di Chiari (1504-1518), Biagio Festa de Honoriis di Chiari (1524-1549), Giovita Cogi di Chiari (1549-1580), G.B. Boni, detto Palino, di Chiari (1580-1590), Evangelista Ruffi di Chiari (1590-1620), Giacomo Pederzoli di Chiari (1620-1653), Giov. Antonio Bigoni di Chiari (1653 - 1672), Giacomo Giugni di Chiari (1672-1722), conte Giovanni Faglia di Chiari (1722-1739), conte Pietro Faglia di Chiari (1740-1768), conte Angelo Faglia di Chiari (1768 - 1790), Stefano Morcelli di Chiari (1791 - 1821), Paolo Bedoschi di Chiari ( 1821-1841), G.B. Marchi di Castiglione (1843 -1862), Giovanni Turotti di Chiari (1863-1881), G.B. Rota di Chiari (1881-1889), Giacomo Lombardi (1890 - 1926), Mario Toccabelli (28 agosto 1927 - 1930), Enrico Capretti (3 marzo 1932 - 16 gennaio 1958), Pietro Gazzoli (17 maggio 1959 - 30 maggio 1967), Guido Ferrari (1967).