CEMMO

CEMMO (in dial. Shem, in lat. Cemmi)

Centro della media Valcamonica, si stende sui primi dossi che salgono alla Concarena, alla destra del fiume Oglio e del torrente Clegna. E' a 81 Km. da Brescia, a m. 413 s.m. Ha una popolazione di circa 500 abitanti. Fa comune con Capodiponte ma è parrocchia autonoma nella vicaria di Breno e nella zona II Media Valcamonica. In documenti del 1233 è indicato come Cemo, nel 1252 come Cemmo. Potrebbe significare Sima, cima. Fu uno dei primi centri abitati della Valcamonica, come conferma il ricco parco preistorico. Nel Pian delle Greppe, nella conca laterale del torrente Clegna furono trovati due massi ricchi di incisioni rupestri che scoperti da G.Laeng nel 1908 furono denominate "prede dei pitoti". Furono poi studiati da Marro, Bonafini, Battaglia, Graziosi, Anati ecc. e segnarono il punto di partenza di sempre più vaste ricerche che condussero alla scoperta del vastissimo parco preistorico camuno. Essi dimostrarono la permanenza sulle prime alture di Cemmo di popoli primitivi dell'eneolitico o dell'antica età del bronzo e documentano la vita economica, sociale, religiosa, in centinaia di figure. In seguito Cemmo fu pago romano, anche se soltanto un'epigrafe documenta la vitalità del luogo nei tempi di Roma. Fu certamente uno dei primi centri raggiunti dal Cristianesimo anche se non è provata, come vuole la leggenda la presenza di S.Siro, vescovo di Pavia, al quale è dedicata una basilica. Secondo il Gregorini1 Cemmo avrebbe avuto importanza grandissima prima che Carlomagno mettesse in onore Breno ed ancora nel 1609 si con assicurazione del 28 giugno 1428. notava essere fama "che altre volte qui fosse il Reggimento di questa Valle". Cemmo fu una delle cinque pievi camune e dovette godere di particolare splendore e importanza come indica la basilica di S.Siro. Segni di bonifica vi lasciarono i Benedettini, di cui dovrebbe essere prova il titolo di S.Salvatore, dato all'altra bella chiesa romanica, oggi nel territorio di Capodiponte.


Al di là del fiume esisteva un ospizio della pieve, per accogliere i pellegrini. Alla fine del sec. XI o agli inizi del sec. XII i Cluniacensi fondarono il cenobio di S.Salvatore sull'altro lato della valle in località Teze dove c'erano povere case di contadini dediti ad opere di bonifica. Nel sec. XII si stanziarono a Cemmo anche gli Umiliati che dediti specialmente alla lavorazione della lana, contribuirono allo sviluppo economico, sociale zona. Secondo il Rizzi, tesi avvalorata più recentemente dal Lechi, esistettero a Cemmo tre castelli: uno vicino a S.Siro, distrutto dai milanesi e riedificato nel 1167 ed appartenente ad un Umberto che la tradizione vuole fosse un Armanno, quello sulla strada Pedena ad O del paese detto Castello di Pedena che sembra sia appartenuto ai conti Pellegrini, feudatari di Cemmo, il terzo sul luogo detto "dosso del Castello" o "doss del Vidett" in alto sul paese, sotto Pescarzo, e dominante gran tratto della valle e la strada valeriana e che sembra alla famiglia Capriola. In pratica, finirono con appartenere ai Conti di Cemmo. Cemmo fu un forte borgo medievale cinto di mura con quattro-cinque porte, dominato dai tre castelli. Le porte erano dette di Nosderma, di Azemo e di Noredo. Fin dal 1116 troviamo in un documento accenni a un Alberto da Cemmo che doveva essere un gastaldo o valvassore del vescovo nella corte o curia vescovile stabilita presso la Pieve. Investiti del feudo di Cemmo dovettero essere secondo il Putelli prima un conte d'Arco e poi i Botelli. Il Lechi identifica questi gastaldi nella famiglia dei "nobiles" di Lozio, discendente forse come l'altra potente famiglia avversaria: dai Brusati, e passata poi decisamente dalla parte del vescovo, dal quale ebbe l'investitura delle loro terre. Una iscrizione frammentaria che si trova sulla roccia poco fuori la Pieve, dove ci ricorda come il "dugnone" del castello (torre isolata circondata da più corpi di fabbricati) rafforzato dai lombardi in vista dell'offensiva di Federico Barbarossa, venne dai bergamaschi (piombati dalla val di Scalve) o da truppe dello stesso imperatore, distrutto nel 1163 e riedificato poi nel 1167, grazie forse ad un nuovo atteggiamento dell'imperatore o ad iniziativa dei milanesi stessi. Cemmo, comunque, rappresentò sempre uno dei caposaldi della politica guelfa in Valcamonica. L'interesse del vescovo signore; e del comune di Brescia poi, su Cemmo emerge più volte da documenti, attraverso investiture di gastaldi, e "ministri" o "manenti" e dall'invio di vicari in luogo. Durante la prevalenza imperiale, tali garanzie, vennero naturalmente da rappresentanti dell'imperatore, ma si tratta di parentesi brevi. In un atto giudiziario del 1310 e segnalata la presenza come testimonio del notaio Giordanino, figlio del conte Giordano da Cemmo, mentre nel 1311 una sentenza veniva data al "banco di ragione" dove si amministra la giustizia e che viene nominato anche nel 1319. Nel 1412 il conte di Cemmo era ricordato come se il suo titolo fosse ormai acquisito da tempo. In effetti si trattava di un conte di origine vescovile. E' anche probabile che l'arciprete di Cemmo sia stato per parecchio tempo vicario episcopale in Valle. Nel 1489 un governatore della Valle si stabilirà ancora a Cemmo. E' probabile che sotto Cemmo siano avvenuti anche combattimenti come confermerebbe una località chiamata Milano, così denominata per uno scontro ivi avvenuto tra il 1360 e il 1370. Fu un momento umiliante per la guelfa Cemmo, i cui uomini troviamo presenti alla effimera pace di Cimbergo del 12 marzo 1378. La preminenza di Cemmo venne garantita (dopo breve parentesi, intorno al 1407 al 1421 quando gravitò nell'influenza d Venezia 28 maggio 1430 nella basilica di S.Marco la Serenissima riconosceva a Bartolomeo di Cemmo, il titolo e i possedimenti sulla contea comprendente anche Cimbergo con facoltà giudiziaria e di spada e con diritto di successione per i figli maschi. Il conte di Cemmo rispose a questi privilegi con una provata fedeltà resistendo ai Federici, che in nome dei Visconti, riconquistata la Valtellina e l'alta Valcamonica tentavano di spingersi oltre. Venezia lo ricompensò nel 1432 con il dono di possedimenti tolti ai Federici. Ma prima della fine dell'anno i Federici con duemila ghibellini valtellinesi per deserte vie di montagna, piombarono su Cemmo lo assediarono e lo rovinarono. Il conte di Cemmo dopo aver chiesto aiuti a Venezia, fu costretto a promettere obbedienza al duca milanese. Ma quando scomparve il pericolo di vita per lui e la famiglia riaffermò fedeltà a Venezia e ottenne l'8 gennaio 1433 una nuova sanzione dei privilegi e il 29 dicembre 1434 fu la comunità di Edolo a rendere omaggio oltre che al Castellano di Breno anche al conte di Cemmo. Il castello venne rafforzato nel 1438 ma i Visconti spostarono in Valcamonica truppe fresche. Bartolomeo da Cemmo dovette cedere e schierarsi con i Viscontei per cui Venezia gli tolse la contea di Cemmo per darla a Paride da Lodrone e mandò nel 1439 truppe a distruggere torri e castelli di Cemmo. La famiglia del conte, esiliata dallo stato veneto, si rifugiò a quanto sembra a Como, e parecchi beni vennero affidati addirittura ai più furbi Minolo Federici e fratelli. Cemmo scomparve così dagli avvenimenti notevoli, per diventare un pacifico e laborioso borgo, dedito ad opere di pace. Vengono da Cemmo quel Giovanni Armano che dà corpo agli statuti della Valcamonica, e quei pittori che del paese prenderanno il nome e che popoleranno di forti ed espressive raffigurazioni chiese e conventi della Valle ,di Brescia, di Crema ecc. Il Catastico del 1609 accenna alla presenza a Cemmo di "alcune famiglie nobili e antiche, cioè Pellegrini e Franzoni et Prioli, discesi da un nobile veneziano di casa Prioli". Scompasi invece i ghibellini Beccaferri. seconda metà del sec. XVIII viene costruito a Cemmo un forno fusorio che utilizzando il minerale delle vene del Vericolo offrì lavoro a parecchi operai. Il forno era gestito da una società formata dalle famiglie più in vista di Cemmo come gli Zitti e i Visnenza. Antica è anche l'attuale parrocchiale sorta nelle sue strutture primitive nel sec. XIII e dedicata a S.Stefano, forse sede dapprima di una diaconia della pieve e diventata parrocchiale per ordine di S.Carlo nel 1580. La facciata conserva ancora frammenti di architettura lombarda anche se nel sec. XIX venne malamente mutilata e trasformata in seguito ad opere di ampliamento. Vi si nota infatti la vecchia muratura a corsi regolari di pietra scalpellata, con nel timpano di finimento una caratteristica finestra a forma di croce e sotto di essa un'altra di forma bifora. Di rilevante interesse è anche il portale maggiore, ricco di ornamentazioni e robustamente sagomato. Sull'altare maggiore campeggia una pala con "Madonna, i SS.Stefano e Siro e devoti" (olio su tela 100x170) di Francesco Savanni datata 1771, racchiusa in una soasa in marmo opera di Carlo Comana (1943). L'altare maggiore in marmo con lapislazzuli è di Carlo Gerolamo Rusca di Lugano e fu costruito negli anni 1772-1774. Preziose opere del secolo XVI sono le due statue in legno di S.Pietro e di S.Paolo. Gli altri altari, in legno, sono tutti molto belli e databili al sec. XVII. Sugli altari della navata destra spiccano pale raffiguranti Madonna con Santi e Misteri del rosario (olio su tela 260x170) di ottima scuola e dai documenti databile al 1613-1615; "Morte di S.Giuseppe" (olio su tela 110x100) di autore secentesco, in buona cornice lavorata, restaurata di recente; "S.Margherita da Cortona" (olio su tela 080x190) di buon autore dell'Ottocento. Nella navata di sinistra: "S.Antonio di Padova" (olio su tela, 110x095) di discreto autore secentesco e in buona cornice lavorata; "Suffragio delle anime purganti" (olio su tela 260x170) firmato da Giacomo Bate, 1687, l'altare ora dedicato al S.Cuore è di Pietro Cogoli di Sonico (1687-1688) dorato da G.B.Bordoni (1710) e G.B. Soardi di Breno (1716); nella cappella: "Madonna con Bambino e S.Bartolomeo" di scuola dei Da Cemmo (affresco, 200x190 strappato dalla facciata della chiesa di S.Bartolomeo, in parte rovinato). Altre tele ad olio si trovano nella controfacciata e precisamente: "S.Siro" (270x150 centinato) di buon autore secentesco, "Annunciazione" (150x095) di ottimo autore cinquecentesco; "Madonna del Carmelo e santi" (155x118) pure di buon autore cinquecentesco. Sulla cantoria di sinistra fa buona vista una bellissima tela ad olio quattrocentesca (260x170) raffigurante "Madonna con Bambino e i SS. Bartolomeo e Girolamo". Nella chiesa vi sono statue di Carlo Ramus raffiguranti S.Ignazio da Loyola e S.Francesco (073 di altezza), altre statue sono del Demetz e Santifeller di Ortisei. Gli affreschi della cupola (Martirio di S.Stefano), del catino (Cristo in trono) e della campata (Evangelisti e Angeli) sono di G.Piccini di Bergamo (1944). L'organo è stato costruito dalla ditta Parolini di Villa Ogna 1841, restaurato da Giovanni Bianchetti nel 1905. Notevoli opere di artigianato del sec. XVII sono sparse Bottacchi (1775) ed altri del settecento. La basilica di S.Siro è chiaramente opera di costruttori lombardi della fine del sec. XI o degli inizi del XII sec. Si eleva ad un km. circa dal paese su una rupe strapiombante sul fiume Oglio contro lo stupendo scenario della Concarena. La facciata volta a E si trova quasi a ridosso della roccia, con il bel campanile, con bifore e merlature bipartite. Le tre absidi si serrano una appresso l'altra così da legarsi l'una l'altra, mosse e coronate da lesene che reggono archetti a tutto sesto. La facciata è praticamente nella parete sud dove si apre la bellissima porta, di eleganti proporzioni con modanatura vigorosa e semplice a pilastrelli alternati a semicolonnette, riccamente decorata di rilievi. Più semplice il lato settentrionale nel quale la pur bella muratura (a bei conci di pietra a corsi orizzontali) è interrotta soltanto da finestrelle monofore a forte strombatura e con arco a tutto sesto, e da una porta semplicissima con lunetta. L'interno semplice ed austero pur alquanto difforme a tre navate, ai cui la centrale alta e spaziosa, separate dalle navatelle laterali più basse e meno luminose, per mezzo di colonne e pilastri sorreggenti arcate a pieno centro. Sopraelevato e spazioso il presbiterio, e troppo ampio in rapporto alla lunghezza l'insieme ma il difetto viene riscattato dalla scalea lungo tutta la parte ovest, e dalle arcate che con progressione crescente in ampiezza e altezza, vanno dalla parete terminale verso le absidi. Bellissimi gli archi a pieno centro con ghiere leggermente lunettate che collegano colonne e pilastri con capitelli ricchi di fregi dividenti le navate. La copertura della chiesa è a capriate in tutte e tre le navate eccetto nei due presbiteri delle navatelle con volte a crocera. Sotto le absidi e i presbiteri si apre la vasta cripta, con due vani sotto ai presbiteri delle navatelle, ad una sola campata, mentre la parte centrale è divisa in tre navatelle, da due colonne prive di base e con ricchi capitelli che sostengono archi traversi e longitudinali che sorreggono le voltine a crocera molto incupolate. Due particolarità rilevanti sono nella navatella nord la vasca battesimale ad immersione e nella parete centrale una scala a chiocciola originale. Fregi con grifi, palmette, animali, ornano le colonne e i capitelli. La basilica non subì trasformazioni se non nel 1580, quando alle coperture originarie furono sostituite, nelle navate laterali, piccole volte a crocera e nella centrale, in luogo del tetto a capanna, un soffitto piano in legno a cassettoni decorati con rozzi affreschi. Di epoca più tarda è la grandiosa torre campanaria. Il Putelli la dice costruita nel 1444, il Porter la indica posteriore al sec. XVI. Il Nebbia invece la dice lombarda, ma alterata nella parte superiore, Il Panazza opina che sia del sec. XVI. Nella basilica vi sono anche notevoli affreschi e precisamente nella navata di destra: "Madonna col Bambino" (180x120) di Pietro da Cemmo (1479), "Cristo e S. Elena" (? ) (180x135), "Battesimo di Gesù" (155x187), "Madonna con Bambino" (160x113), di ignoti autori quattrocenteschi; nella Cripta "S.Benedetto" (160x195), e "S.Benedetto e altri santi" (190x115) di autori ignoti. Vi sono anche altre opere interessanti fra cui un Crocefisso in legno, sec. XIII (m. 250x190) un trono con inginocchiatoio del sec. XVI, e una vasca battesimale (altezza 1,05, diamante 120) del sec. XII (? ). Singolare devozione la popolazione conserva per la chiesa della Visitazione di S.Maria ad Elisabetta. Fondata con tutta probabilità dal monastero di S.Faustino e Giovita di Brescia, che vi aveva beni,è già nominata in una Bolla di Innocenzo II, del 10 agosto 1133. Nel 1611 vi si riunivano i Disciplini. Nello stesso tempo, diventata fatiscente, venne in parte ricostruita rivolta a oriente conservando della primitiva chiesetta il campanile romanico, il portico a monte, sul Clegna, e l'angusta sagrestia. Nella chiesa sull'altare campeggia una tela raffigurante la visita di Maria ad Elisabetta (olio su tela 205x147). Sui lati stanno due tele (ad olio 130x080) raffiguranti, quella di destra di S. Faustino, quella di sinistra S. Giovita, opere, ambedue, di Gian Giacomo Gaioni detto Bate. Ex voto dei sec. XVII e XVIII stanno sulle pareti. L'altare in legno è del sec. XVII. Dello stesso secolo una statua della Madonna (alta 0,80). Coeva alla attuale chiesa parrocchiale deve essere quella di S.Bartolomeo che conserva ancora l'abside semicircolare romanica. Nella chiesa sulla parete destra sta un affresco (450x290) raffigurante "Madonna con Bambino". Vi esiste inoltre una statua di S.Bartolomeo (altezza 1,20). Nell'ortaglia esiste una vasca per olio di arenaria, decorata da archetti pensili, risalenti al sec. XIII- XIV. Attiguo sorgeva il monastero degli Umiliati, poi trasformato in casa civile. A Cemmo esistette un convento di Francescani riformati, fondato per volontà testamentaria di Giacomo Donzella nel 1638 dedicato a S.Dorotea. Ospitava le tombe dei frati e della famiglia Donzella. La festa dell'Ascensione vi si teneva gran festa. L'Ortaglia era ricchissima di frutta. Nel 1733 furono ampliate e restaurate una bella infermeria, una Biblioteca ben fornita. Il Convento fu soppresso nel 1805 dal Governo Italico e acquistato dai Cogordani di Capodiponte. Venne in seguito distrutto con la Chiesa. Rimasero in piedi la Biblioteca e la parte rustica e due cappelle dell'Ortaglia dedicate a S.Francesco e all'Immacolata. Nel 1817 veniva aperta da Caterina Tosi e Erminia Panzerini una Casa di Educazione che poi grazie a Madre Annunciata Cocchetti diventerà dal 1842 il Convento delle suore Dorotee da Cemmo. Parroci: Giovanni (1234 c.), Samerio (1275), Viviano (1299), Giacomo de' Caseri di Bergamo (1309), Ugoccione di Lovere (1344), Marinino de Ottili di Cemmo (1374, 1405 ecc.), Glisentino da Bienno (1412, 1437), Francesco da Treviso (1445, 1447, 1450), Stefano de Salotti di Rino da Sonico (1459 Melchiorre Gritti (1460, 1474), Durante Duranti (1536, 1549), Prisciano de' Nicolini, bresciano (1565), Domenico de' Verziani da Bargnano (1565 - 1573), Lelio Griffoni da Brescia_ (1576 1598), Antonio Ricci da Monno (1599 - 1626), Lodovico Ricci da Monno: (1626 - 1681), Pietro Paolo Mazolo da Berzo Inferiore (1681 - 1706), Simone Giordani da Iseo (1708 - 1723), Pietro Guelfi da Breno (1724 - 1757), Bono Banzolini da Lovere (1757 - 1763), Giov. Battista Sisti da Saviore (1763 - 1779), Pietro Voltolini da Iseo (1779 - 1788), Cristoforo Zitti di Lovere (1789 1795), Giov. Agostino Borellina di Ono S.Pietro (1796 - 1806), Bartolomeo Cochetti di Bossico (1807 - 1825), Gregorio Valgolio di Cortenedolo (1825 - 1855), Giovanni Gregorini di Vezza d'Oglio (1855 - 1871), Michele Isonni di Pisogne (1871 - 1884), Carlo Tognati di Incudine (1884 1919), Girolamo Lanzetti di Nadro (1919 - 1928), Nicola Panteghini di Bienno (1929 - 1938), Antonio Rebuffoni di Braone (1938 - 1947), Innocenzo Ercoli di Malegno (1947 - 1969), Cosimo Taurisano di Pisogne (1969).