CASTELLETTO di Leno

CASTELLETTO di Leno (in dial. Castelèt de Len, in lat. Castelletti de Leno)

Borgo a 4 km. a S di Leno sulla strada per Pralboino - Seniga. E' a 25 km. da Brescia, a 60 m.s.m. Frazione del Comune di Leno è parrocchia autonoma nella vicaria di Leno e nella Zona (IX) Bassa Centrale E. Fino alla metà del sec. XIX era uno sparuto gruppo di case mezzo diroccate. Il nome deriverebbe dall'esistenza in luogo di un piccolo castello edificato nel sec. XV dai nobili Trussi, che scomparvero poi sulla fine del sec. XVIII. Il territorio tuttavia appartenne al Monastero benedettino di Leno col nome di S.Vittore e comprendeva quattro boschi denominati Massago, Rotino, Squadretto e Salvello che con una famosa transazione del 1297 fra l'abate di Leno don Prietro Baiardi e il comune di Leno venivano assegnati in perpetuo a quest'ultimo. Il territorio aveva preso il nome dal martire S.Vittore al quale era dedicata una chiesa od oratorio. Quando i boschi vennero distrutti e sorse il piccolo castello questo si chiamò Castelletto di S.Vittore. La chiesetta riedificata dalla nob. famiglia Trussi che nel 1426 venne investita del territorio del Castelletto. Venne poi distrutta nel 1567 per concessione ottenuta dalla curia dal parroco don Andrea Cicognino per poter comperare i paramenti necessari alla chiesa parrocchiale. Non è chiaro se i nob. Trussi abbiano trovato già edificato il castello o l'abbiano costruito essi stessi. Comunque il castello aveva la sua torre merlata, il suo vallo, la sua fossa, alimentata dall'acqua della roggia S.Giovanna. Alcune strutture rimangono ancor oggi incorporate nella casa Locatelli. Furono comunque i Trussi a continuare il disboscamento e a tracciare vari canali derivati dalla roggia S.Giovanna. Gli stessi ebbero anche il giuspatronato sulla parrocchia condivisa poi nel 1728 con la Vicinia. La parrocchia era già andata organizzandosi nella prima metà del sec. XV. Nel 1504 Castelletto veniva come altre terre della quadra di Ghedi concesso al Pitigliano, capitano generale della Repubblica veneta. La chiesa era stata dedicata a S.Maria e sorgeva dove ora sorge S.Maria o i Morti del Massago o Massacro. Più tardi la parrocchia venne trasferita nella nuova chiesa dedicata al Salvatore e costruita fra le case contadine con l'annessa casa canonica. Nel 1702 ebbe origine di culto di S.Restituta martire, grazie al dono di una preziosa reliquia, tolta dalle catacombe il 7 gennaio. Donata da certo don Ginannetti al nob. Ludovico Luzzago di Brescia e da questi passata alla chiesa di Castelletto vi fu portata nel 1718. Il 6 maggio 1718 venne concessa la facoltà di celebrare solennemente la festa della santa fissata al 17 maggio. Lo sviluppo del paese impose fin dal 1780 l'esigenza di una nuova chiesa e giunta l'autorizzazione dell'autorità veneta 1'8 gennaio 1782,1a costruzione venne subito iniziata ma poi sospesa per qualche anno. Ripresa nel 1809 venne di nuovo interrotta, per disaccordi e difficoltà economiche. Finalmente con la nomina nel 1878 a parroco di don Giovanni Barbi la costruzione venne compiuta nel 1882, nonostante che nel 1880 fosse rovinata l'abside con l'uccisione di 3 operai. Alla costruzione vennero sacrificate la chiesa di S.Maria del Massago e S.Francesco allo Squadretto. Con la chiesa venne compiuta la canonica. Aperta il 4 dicembre 1882, venne dotata di un buon concerto di cinque campane, la costruzione dell'organo (1932) da parte della ditta di Crema, di otto vetrate e due lunette (1920-1925) costruite dallo Studio Artistico Italiano su disegni del prof. Grandona che aveva collaborato con il Beltrami alle vetrate del duomo di Milano. Nel 1939 venne costruito un nuovo altare maggiore benedetto dal vescovo mons. Tredici l'11 ottobre 1941. Nel 1941 venne aggiunta una nona vetrata, su disegno di V.Trainini. Nuovi restauri vennero compiuti, per iniziativa del parroco don Bettinazzi dall'agosto 1945 al dicembre 1947 secondo un voto fatto l'11 febbraio 1945. In quell'occasione la chiesa venne decorata dai fratelli Rubagotti di Coccaglio e affrescata dal pittore gottolenghese Pietro Melzani. La pala dell'altare maggiore raffigurante la Trasfigurazione (olio su tela 500x300) è del pittore Decca (1969). Bella, anche se alquanto rovinata, la tela (ad olio 280x150) sul secondo altare di sinistra raffigurante la Madonna con santi. Gli altari sono di marmo intarsiato. Notevole quello maggiore in marmi policromi e putti che sostengono la mensa. Una chiesetta dedicata a S.Maria Ausiliatrice venne eretta nel 1946 in contrada Squadretto. Una piccola chiesa dedicata a S.Francesco d'Assisi esisteva già nella medesima frazione prima del 1588. Il paese registrò uno sviluppo dagli inizi del secolo presente. Quello che era chiamato semplicemente "I Fienili" divenne, gradualmente un vero borgo. Nel 1910 vennero costruite le scuole elementari ingrandite nel secondo dopoguerra. Nel 1924 venne posata l'illuminazione. Dal 1942 al 1951 sorse un oratorio con teatro-cinematografo (1956). Nel 1940 venne inaugurata una moderna Scuola materna. Si deve al direttore didattico prof. Scalvini, il primo vero impulso allo sviluppo edilizio continuato poi con il villaggio S.Salvatore e inaugurato il I settembre 1957 e da altre iniziative consimili, cui hanno fatto corona l'acquedotto, la farmacia, ecc.


Curati e parroci: Ludovico Corradi, nobile mantovano (1558), Giovanni Antonio della Bella (morto nel 1559), Andrea Cicognino di Brescia (1559-1572), Paolo Lioni (1572 - 1585), nob. Francesco Soncini (1585 - 1586), Cesare Ravelli 1586 - 1588), nob. Francesco Soncini (1590), Giovanni Maria Decha (o Decca) (1592), Annibale Marignani (1595), Bernardino Bozzi (1596), Francesco Rana (1597), nob. Francesco Rosa di Brescia 1597 - 1605), Paolo Tromba o Trombini (1605-1610), Davide Moretti (1611), Giampietro Calabria di Adro (1613), Lazzaro Richiedei di Lavone (1615), Giampietro Calabria di Adro (1616), Bartolomeo Gottarelli (1618), Antonio Capirola di Leno (1618-1626), Alessandro Cusani (1627), nob. Giulio Cesare Emili di Brescia (1627 1632), Alessandro Cusani (1633), Giovanni Trebellio (1633 - 1636), Pietro Zani (1636 - 1642), Vincenzo Piazza (1643), Camillo Albarini di Gottoleno (1643 - 1647), Angelo Chiodo (1647 1661), Giacomo Marchioni di Milzano (1661 1669), Stefano Bettoncelli (1670 - 1676), Carlo Tenchini di Manerbio (1677), Giuseppe Zogliotto (1678), Stefano Bettoncelli (1680), Francesco Bevilacqua (? - 1706), Bartolomeo Pizzoli di Leno (? - 1710), Antonio Gilberti (? - 1719), Bartolomeo Pizzoli (? 1723), Paolo Gallieni (1723 - 1728), Giacomo Antonio Contini (1728), Giambattista Zacchi (1729 - 1745), Angelo Minelli di Calcinato (? - 1754), Luigi Forcelli di Padenghe (1757 1769), Giuseppe Zappetti di Carcina (1769 - 25 novembre 1778), Giuseppe Milani di Fiesse (12 gennaio 1779 - 1785), Giambattista Arrighini di Brescia (26 aprile 1785 - 1787), Girolamo Baratti di Montichiari (10 luglio 1788 - 1799), Alceo Antonio Treccani di Montichiari (1800 - 1811), Giambattista Garzoni di Gambara (19 febbraio 1 813 - 1818), Giovanni Dolcini di Provaglio Sopra (1818 - 1 823), Giambattista Gnocchi di Alfianello (26 gennaio 1 824 - 1828), Francesco Salvetti di Pralboino (10 gennaio 1829 - 1851), Angelo Gabrieli di Castelletto (1851 - 1877), Giovanni Barbi di Manerbio (1878 - 1917), Giovanni Barchi di Pralboino (20 agosto 1919 - 1939), Giuseppe Bettinazzi di Remedello Sopra (26 novembre 1939).