CANCARINI Davide

Cancarini Davide

(Carcina V.T., 16 agosto l905 - Edolo, 14 luglio 1985). Di Giovanni e di Teresa Pelizzari, quarto di otto fratelli. Vive la fanciullezza in una famiglia di fervente religiosità e partecipazione alla vita della Chiesa e della comunità locali. Inizia a lavorare come fornaio con il padre e viene educato fin da piccolo al lavoro duro, in una prospettiva di realizzazione personale. Dopo aver frequentato le scuole elementari a Carcina, negli anni 1916-17 e 18 studia presso il collegio di Celana, nel bergamasco, ottenendo la licenza tecnica.

Negli anni dell’adolescenza entra attivamente a far parte delle associazioni cattoliche valtrumpline guidato anzitutto, in ambito parrocchiale, da don Battista Bosio, futuro arcivescovo di Chieti. Una traccia indelebile che segna la sua formazione in questa stagione di maturazione e crescita. Si afferma nel giovane Davide il desiderio di diffondere e promuovere le idealità dell’Azione Cattolica, rendendosi disponibile nella fondamentale opera di radicamento ed organizzazione dell’associazione. Nel 1919, appena quattordicenne, tiene la sua prima conferenza.

E soprattutto nell’ambito dell’esperienza dei cosiddetti propagandisti che il giovane Cancarini inizia a prendere dimestichezza con la platea e con l’impegno di promozione dei valori vissuti e professati dall’Azione Cattolica Italiana. Promossa da don Bosio, don Zanetti e don Beretta nel luglio 1919, la Scuola dei propagandisti cattolici di Valtrompia, che ebbe sede prima a Gardone ed in seguito a Carcina, aveva come obiettivo quello di preparare, attraverso dei corsi opportunamente strutturati, giovani capaci, in grado di promuovere l’Azione Cattolica lungo tutta la vallata bresciana. Da quest’iniziativa sorgerà, nell’aprile del 1920, il Circolo giovanile «Fidelis», vero crogiuolo di educazione cristiana nella comunità carcinese. Cancarini collabora attivamente con la redazione del «Bollettino della Federazione Leone XIII» di Brescia, firmando i suoi contributi con l’emblematico pseudonimo "l’uomo che ride".

Nel periodo del servizio di leva militare (1925-1926), i legami con la parrocchia d’origine e l’ambiente ecclesiale bresciano non si sciolgono. Giunto a Roma, dopo l’addestramento a Parma, membro dell’aviazione militare italiana, collabora alle attività del Circolo San Sebastiano, con sede presso i Padri Scolopi, di cui diverrà presidente.

A partire da questa fase di prima maturazione, all’interno delle proposte formative dell’Azione Cattolica bresciana, il giovane Cancarini matura convinzioni e fonda le proprie idealità, riferendosi anzitutto alla grande tradizione dei movimento cattolico bresciano. Nel 1921, a soli sedici anni, tiene una conferenza ad un gruppo di giovani della Valtrompia, avendo come scopo quello di promuovere le attività associative e di accrescere la sensibilità ecclesiale dei suoi interlocutori.

Nel 1935, il 2 maggio, sposa Ippolita Bonomi dalla quale avrà otto figli, tre maschi e cinque femmine. La formazione nell’ambito dell’Azione Cattolica diocesana, il costante richiamo degli ambienti frequentati alla tradizione del cattolicesimo sociale bresciano, stimolano nel giovane Davide una sempre più intensa vocazione all’impegno in campo associativo ecclesiale. Il 27 gennaio 1936, a 31 anni, riceve dal segretario della Giunta diocesana, don Giuseppe Almici, la comunicazione di cooptazione all’interno del Consiglio diocesano del Gruppo Uomini Cattolici dell’Azione Cattolica Italiana, sezione di Brescia.

Un prezioso diario, tenuto per il periodo gennaio 1936 - luglio 1937, consente di ricostruire questi mesi d’impegno indefesso nella promozione dell’Azione Cattolica tra gli uomini della Valtrompia. L’attività consisteva nella promozione di iniziative formative culturali periodiche nei diversi paesi della vallata. Conferenze serali e giornate assembleari erano i momenti chiave dell’azione sviluppata dal Gruppo Uomini Cattolici nella vallata. Per questa, Davide Cancarini si muove in stretto contatto con la sede centrale cittadina, e don Almici in particolare. I temi ricorrenti delle conferenze, sempre tenute personalmente dallo stesso Cancarini, erano legati alla famiglia, all’educazione cristiana dei figli, al matrimonio, alla santificazione della festa.

Del 14 giugno 1936 è una grande «giornata di plaga» per tutta la Valtrompia, tenuta a Lumezzane, guidata spiritualmente da don Almici, ed arricchita da una riflessione tenuta dall’avvocato Lodovico Montini sul tema «I motivi che ci spingono all’Azione Cattolica». Nel 1938 Davide Cancarini s’impegna per la promozione dei lavori di erezione dell’oratorio di Carcina. Dal punto di vista professionale, con il 1939, in prossimità dello scoppio del secondo conflitto mondiale, coraggiosamente abbandona l’attività di famiglia ed entra alle dipendenze della Banca San Paolo di Brescia, divenendo in seguito, dal 1942, procuratore di un’impresa meccanica del Milanese. Un anno prima, nei 1941, la famiglia si trasferisce da Carcina a Brescia, in via Carlo Pisacane. Nel 1943 fonda la conferenza di S. Vincenzo aziendale presso la Telemeccanica Elettrica.

Dal 1943 al 1945 partecipa attivamente alla Resistenza assumendo rischiosi incarichi di collegamento fra il CLN di Milano e talune formazioni bresciane, quale componente delle Fiamme Verdi con il soprannome di «Borgia». In tale periodo clandestinamente si sposta fra Milano, Brescia e Sarezzo, dove la famiglia è sfollata in casa di Don Angelo Pozzi. Ricercato, trova rifugio nella casa di cura «Poliambulanza» di Brescia, delle Suore Ancelle, con l’aiuto di Suor Giovanna, e poi a Bergamo, presso il cugino Carlo Buizza. L’insicurezza di tale rifugio lo costringe a trasferirsi a Quinzanello presso l'amico Cav. Costanzo Dordoni, dove trova Agostino Dordoni, Vittorio Zamboni, Ugo Pozzi, Ludovico Montini e altri. I repubblichini emettono mandato di cattura a sua nome e la famiglia viene in più circostanze piantonata a Sarezzo; l’unico contatto avviene attraverso Ruggero Leati e Aurelio Colombo, essendo stato arrestato anche Don Pozzi. All’indomani della Liberazione, viene nominato Segretario provinciale della Democrazia Cristiana di Brescia. Dopo il referendum istituzionale e le elezioni per la 1a legislatura lascia l’attività politica a Brescia per riprendere il lavoro a Milano ove tuttavia collabora, fino al 1953, alle attività della Democrazia Cristiana in sede regionale. Mantiene sempre vivo il contatto con i parlamentari bresciani, in modo particolare con il sen. Lodovico Montini, il sen. Fabiano De Zan, l’on. Mario Pedini e l’on. Egidio Chiarini.

Nel settembre 1949 si trasferisce definitivamente con la famiglia a Milano dove, oltre al lavoro presso la Telemeccanica, prosegue il suo impegno in molteplici attività e associazioni, sia nel mondo cattolico che nella sfera sociale e politica. Collabora quale Presidente della Giunta Parrocchiale e della Azione Cattolica (1950-1975) nella Parrocchia di S. Protasio, prima con don Anselmo Turconi, e poi con don Antonio Bossi. Nell'aprile 1953 viene nominato consigliere della Banca S. Paolo di Brescia e rimane in carica fino al maggio 1983.

Su sua proposta e interessamento la Telemeccanica Elettrica decide di costruire un nuovo stabilimento nel Comune di Rovato,inaugurato il 5 ottobre 1957 da Mons. Zenucchini. Nel gennaio 1968 lascia la Telemeccanica Elettrica ed è nominato Presidente della Soc. Terme & Boario. Dal 1971 al 1985 prosegue la sua attività professionale come consigliere di amministrazione e sindaco di diverse società, tra cui la Terme e Grandi Alberghi Sirmione S.p.A. Gli ultimi anni , segnati dalla malattia e dalla sofferenza, accrescono l’intensità della ricerca interiore, spirituale, nel consapevole abbandono alla volontà del Signore. Muore ad Edolo nel 1985 a seguito di una caduta.


Tra le benemerenze ebbe la «Croce di benemerenza della Chiesa Bresciana», per venti anni di insegnamento catechistico ai ragazzi e ai giovani di Carcina; la nomina a Commendatore di San Silvestro Papa (24 ottobre 1957) nonchè a Cavaliere Ufficiale della Repubblica.