CALCINATO

CALCINATO (in dial. Calsinàt - in lat. Calcinati)

Grosso centro agricolo industriale situato sulle propaggini sud occidentali dell'anfiteatro morenico del Garda, sulla sponda sinistra del fiume Chiese. E' disposta in forma dispersa intorno ad un colle sul quale sta il centro amministrativo ed ecclesiastico del paese e dal quale si domina l'ampia pianura bresciana. Si trova a 9 km. da Brescia a 17 m.s.m. Ha una sup. com. di 32.67 km quadrati. Sue frazioni importanti sono: Calcinatello, Ponte S.Marco, Contrada Garletti, Prati. Abitanti (calcinatesi): 3729 nel 1861, 3624 nel 1871, 3639 nel 1881, 4910 nel 1911, 5254 nel 1921, 6.064 nel 1931, 5817 nel 1936, 6.625 nel 1951, 6500 nel 1961, 7.245 nel 1971 (di cui famiglie 2.083, maschi 3612, femm. 3633, addetti all'agr. 414, altre attività 2.361). Singolare la topografia del paese che mostra sulla collina la piazza con la chiesa, il municipio e le scuole e in basso a cerchio intorno all'altura le abitazioni sia civili, per lo più ottocentesche, che rustiche, con le cascine. Il Comune ha aderito recentemente sia alla Comunità del Garda sia a quella Bassa orientale. Ecclesiasticamente fa parte della vicaria foranea di Montichiari e della zona X (Bassa Orientale). La parrocchia conta circa 3.800 abitanti. Il nome che nel sec. XIII assunse la forma di Calzinado e Calcinado. Deriva da calcina, calce, forse per indicare la qualità del terreno. Situato su di una antica strada rimangono ancora epigrafi dell'epoca romana fra cui una dedicata ad Apollo. Nel medioevo buona parte del territorio appartenne alla Abbazia di Nonantola che nell'813 lo cedette al Monastero Bresciano di S.Giulia. Vi ebbe beni anche l'abbazia Vallombrosana di Acquanegra, I benedettini vi iniziarono vaste bonifiche che però continuarono a lungo per completarsi alla fine del secolo XIX. Nel 1022 rappresentanti di Calcinato parteciparono alla dieta di Arrigo e Corrado, tenuta nella corte di Botticino. Nel 1167 era compreso fra le vastissime proprietà dei conti Montichiari. Il castello ebbe il suo momento di notorietà specie nel 1201 quando il 9 agosto nei suoi pressi ad Albesago presso Ponte S.Marco avvenne uno scontro fra cremonesi e i loro alleati fuoriusciti bresciani, di orientamento ghibellino, contro i colle gati della "Societas comitis Narisii vel Sancti Faustini" schierati per la parte guelfa ma che in verità fu un episodio della lotta fra famiglie aristocratiche per la conquista del Comune di Brescia. Lo scontro fu disastroso per i collegati (guelfi) che perdettero perfino il Carroccio. Nel 1419 quando il Malatesta abbandonò il territorio Bresciano, il Castello di Calcinato fu uno dei grossi castelli conquistati dal Carmagnola, al servizio dei Visconti. Nell'estate del 1483 il castello fu ancora facile preda di Alfonso duca di Calabria che però lo dovette presto abbandonare nella primavera successiva causa la controffensiva veneta e per opera specialmente di Leonardo Martinengo. Non viene invece più ricordato il Castello se non per il grave fatto di sangue avvenuto nel 1523 con l'uccisione in una sommossa popolare di un conestabile del podestà di Brescia, Antonio Sanuto con la sua scorta. La comunità calcinatese in verità fu sempre gelosa dei suoi diritti ed ebbe nel 1528 e nel 1548 diverse questioni con i paesi vicini e con Brescia per l'utilizzazione delle acque anche del Naviglio. A Calcinato passarono nel 1629 gli eserciti belligeranti nella guerra di Monferrato cui dovette sovvenire con pane e paglia per cinque compagnie di fanti. Nel 1704 fu occupato dalle truppe dei francesi e degli spagnoli che il 19 aprile 1706 comandati dal gen. Vendòme si scontrarono con le truppe imperiali al comando del conte di Roventhan. Si fanno salire da qualcuno a 2000 da altri a 2846 i soli morti di parte imperiale. Nel 1797 Napoleone soggiornò in casa dei nob. Briggia prima della battaglia di Lonato. In casa Razio venne ospitato Garibaldi. In uno stabile sul promontorio al centro dei paese pose il suo quartier generale Vittorio Emanuale II nell'imminenza della battaglia di Solferino e S.Martino. Due lapidi ricordano l'avvenimento. Dal 1848 al 1866 e il paese, come ha scritto Giulio Barrili nel suo romanzo "La Montanara" che "ha visto passare più soldati". Difatti in quel periodo il paese si trovò quasi sempre nelle retrovie del fronte. Il romanziere lo dice anche, oltre che ospitale, "italiano fino al midollo". Un gruppo partigiano fu costituito nel 1944 dallo studente universitario Giovanni Morelli che scoperto venne deportato in Germania e morì a Mauthausen. Attiva fu sempre dal 1896 la vita politica per la presenza di personalità liberali e democratiche quali Giuseppe Guerzoni. Il comune, che, fino dal 1894, aveva espresso nel prof. Giuseppe Bonacini, Andrea Gritti, Biagio Bianchi una minoranza socialista zanardelliana (sostituita nel 1898 con l'ing. Onorio Pedrini, Giuseppe Bodeo, prof. Giuseppe Bonacini, nel 1900 con ing. Pedrini, Giuseppe Bodeo, dott. Antonio Bianchi, e dott. Giulio Vergano) nel 1920 venne conquistato da una maggioranza socialista con a capo il sindaco Francesco Bianchi che tenne poi saldamente l'amministrazione comunale fino al defenestramento da parte del fascismo per riprenderla poi, ininterrottamente, dal 1945 in poi. Nel 1918 ospitò la Brigata Sassari come ricorda una lapide posta sul vecchio palazzo comunale che dice: QUI L'EROICA BRIGATA SASSARI COMPI' LA SUA PREPARAZIONE/ E SULL'ISONZO VALOROSAMENTE COMBATTE' PER UNA PIU' GRANDE ITALIA Un'altra lapide sulla torre civica ricorda gli 83 caduti della I Guerra mondiale con le seguenti parole: CALCINATO CON RELIGIOSO ORGOGLIO RICORDA I SUOI FIGLI/ CADUTI PER LA VITTORIA DELLA LIBERTA'/ 12 OTTOBRE 1919. Il paese è andato sviluppandosi nel secondo dopoguerra ampliando nel 1948 le scuole e l'asilo del capoluogo; costruendo nel 1950 un acquedotto in località Prati; restaurando il teatro comunale e promuovendo nel 1948 le "Istituzioni agrarie Antonio Bianchi" dedicate ad uno dei migliori suoi concittadini che ha dato un contributo validissimo allo sviluppo agricolo bresciano. Il 13 maggio 1956 fu costruita la seconda ala del Palazzo Municipale. Il nuovo ampliamento venne inaugurato 1'8 ottobre 1972. Calcinato fu patria elettiva del letterato e storiografo Giuseppe Guerzoni, dello studioso Antonio Bianchi, di Arturo Mercanti me d. d'oro e promoto re del turismo e dell'aviazione. L'istruzione pubblica ebbe notevole sviluppo dal 1792 grazie al lascito di locali e mezzi predisposto dalla signora Giulia Ferraboschi per la fondazione di una scuola di grammatica che ebbe il nome di Istituto Scolastico Ferraboschi. Le scuole furono poi ampliate per iniziativa del Comune, come ricorda una lapide posta sull'edificio delle stesse: PRISCAE MUNIFICENTIAE/ QUA/ JULIA FERRABOS CHI MATRONA/ JUVENTUTEM CALCINATENSEM/ ERUDIRI VOLUIT/ EXEMPLUM AC MEMORIA/ MANET ADMINISTRATORES ET PRAEFETCIVITATIS. Incremento all'istruzione popolare diedero il prof. Giuseppe Bonacini che dal 1885 incominciò a riunire in una sala del Mutuo Credito gli operai desiderosi di istruzione, poco dopo l'ing. Onorio Pedrini e Francesco Carloni che aprirono una piccola scuola per muratori. L'ospizio per anziani fu fondato nel 1875 per iniziativa del sindaco Angelo Romanelli. che fece adattare all'uopo due sale dalla vecchia pieve abbandonata. Ebbe poi incremento grazie ai lasciti di Caterina Invernici, di Vincenzo Sardi e di Angelina Endrizzi. Dopo la II guerra l'Ospizio venne ampliato. L'asilo infantile venne fondato verso il 1880 grazie al contributo di Angelo Fortunato e del prevosto don Francesco Perini, subendo poi trasformazioni a carico del Comune. Nel 1907 - 1909 venne costruito a spese di don Vincenzo Bertini l'oratorio maschile. Religiosamente il territorio appartenne nell'antichità alla Pieve di Pontenove (Bedizzole). Nel 1481 il capocomune Giovanni Maestri chiedeva l'erezione della chiesa in Collegiata. In cambio offriva una casa al prevosto e ai Canonici e l'acqua per irrigare le campagne dei loro benefici. Pio IV con bolla "Ex supernae Providentia Majestatis" del 19 novembre 1481 erigeva la collegiata, concedendo il patronato alla Comunità. Il 29 novembre 1481 veniva firmato il contratto fra il Comune e l'abate di S.Maria di Casale in Calabria. Nel 1810 dalla Collegiata vennero aboliti i canonicati "sine cura" mentre gli altri vennero contermati anche con decreto vescovile del 22 novembre 1886. L'antica chiesa si trovava presso la residenza del Comune. La sua abside diventò la cappella del S.S.Sacramento della nuova parrocchiale. Il corpo fu trasformato nell'ospizio per anziani, restavano nel 1920 anche alcuni avanzi dell'antico portico del Cimitero. Nel 1791 il prevosto mons. Paolo Secchiana costituì la deputazione della fabbrica che avviò, nello stesso anno la costruzione della nuova parrocchiale. Ne continuarono i lavori i successori specialmente mons. Pancrazio Benedetti che pose il nuovo bel pulpito, la maestosa bussola della porta maggiore e grazie all'opera solerte del canonico G.B. Zorzi ultimò la facciata. Dal 1833 al 1846 lavorò al suo completamento il Vantini. Nel 1846 il prevosto Isaia Rossi pose, nella facciata, le cinque grandiose statue raffiguranti la Fede, la Speranza, la Carità nel mezzo e i S.S.Pietro e Paolo ai lati, opera dello scultore G.Emanueli. Mons. Partel dal 1854 al 1875 costruì la nuova spaziosa sagrestia disegnata fin dal 1843 dal Vantini. La chiesa fu consacrata il 23 ottobre 1875. Vi sono venerati i corpi di S.Germano e di S.Vincenzo, patrono questo della parroc chia, tolto dalle catacombe di S.Calepodi nel 1610. Venne donato il 13 febbraio 1654 a Calcinato e consegnato in tale epoca al bresciano Vincenzo Mercadante perchè lo consegnasse alla comunità calcinatese. In ricordo della consegna vennero celebrate grandi feste che sospese sulla fine del sec. XVIII vennero riprese nel secondo dopoguerra. Il corpo di S.Germano venne rinchiuso in un'urna cesellata in argento offerta dal Comune. Il Santo venne eletto protettore del Comune stesso e la festa celebrata il 2 maggio. S.Germano si aggiunse il 23 novembre 1725 alla insigne reliquia di S.Vincenzo Martire ottenuta dal Vescovo Agostino Nicola Olivieri di Porfirio. La chiesa e la sagrestia contengono numerose opere d'arte e particolarmente la pala dell'altare maggiore con la "Madonna e S.Vincenzo" (olio su tela m. 2x4 del Calegari), una "Risurrezione" (altare di sinistra, olio su tela m. 1,10x2,50), di Paolo Farinati, 1803; e numerosi quadri di autori di ignoti del '600 e '700 e '800 (tre, raffiguranti S.Filippo Neri, S.Pietro che riceve le chiavi, S.Francesco d'Assisi, Madonna con Santi, Addolorata, S. Bartolomeo, S.Rocco, cinquecentesco), alcuni dei quali raccolti in belle cornici lignee. Di Marmo sono gli altari di cui il I e il II a destra del Vantini. Vi sono inoltre statue della Madonna del '600 e '700 e un Cristo morto del '700 oltre a statue moderne. Gli altari sono adorni di belle soase in legno o marmo del '600 e del '700. L'altare maggiore, ottocentesco è in scaiola marmorizzata. In sagrestia esistono pure alcuni ritratti dei prevosti, banchi barocchi, un ritratto del card. Francesco Maria Palazzi, ritenuto calcinatese (con iscrizione del 1819), una grandiosa tela con tre religiosi forse Gesuiti, ai piedi di un Papa (Paolo III) seduto in trono. Arieggia lo stile di Palma il giovane, del quale esisteva anche un S.Carlo che visita un ospedale". La chiesetta di S.Maria Annunciata ai Prati è adorna di una tela di Luigi Sigurtà (olio su tela ,30). Altre chiesette sono quelle di S.Francesco a Costiolo, di S.Anna al Gazzo (con una Madonna e un S.Gioacchino ed Anna e un Padre Eterno dei Pescatori che richiamano analoghi antichi affreschi). Interessante é la chiesa del Mostino nel sec. XV e dedicata a S.Giuseppe. Ospitò poi la "Confraternita della buona morte", creata per l'assistenza dei poveri e dei malati, specialmente durante le pestilenze. Distrutta nel 1706 durante la battaglia di Calcinato, venne quasi subito dopo rifabbricata ed ampliata. Soppressa la confraternita, la chiesa andò sempre più deteriorandosi. Restaurata una prima volta nel 1843-'44 dal nuovo prevosto mons. Giacomo Cò venne ripristinata, per intervento della popolazione, nel 1970. Vi si trovano tele del '600 e '800 (S.Vincenzo Ferreri, il Natale, Madonna e S. Giovanni B., l'Addolorata). Antica era la chiesa di S.Maria della Rosa, poi dedicata ai S.S.Faustino e Giovita e passata nel seicento in proprietà del nob. Manerba. Nei primi anni del 700 venne fondato oltre il fiume Chiese l'oratorio di S.Maria del Suffragio. Una chiesetta dedicata alla Madonna del Pilastero si trovava in contrada Gazzo. Una cappella venne eretta nel 1739 dai nob. Chizzola a S.Narciso in contrada Mostino. Al "Crociale" dove s'incontrano la via Garibaldi con la via Roma esiste una caratteristica abitazione cinquecentesca restaurata dalla famiglia Mercanti nel 1926 e denominata il "Brolo". Sulla destra della facciata esiste una copia della Crocifissione del Giotto, ritoccata dal pittore calcinatese Martino Alberti. Sulla facciata esiste pure una lapide il cui testo suona: "UMBERTO NOBILE CON L'EQUIPAGGIO DEL "NORGE", REDUCE CON IMPERITURA ITALICA GLORIA DALLA TRAVERSATA AEREA DEL POLO ROMA-TELLER, QUESTA CASA RINNOVATA APRIVA AL CULTO DELL'OSPITALITA' E DELLE AMICIZE IL 4 SETTEMBRE 1926". Per le case Frizzoni e Beschi lavorò nel 1835 il Vantini. Fino a pochi decenni fa l'economia calcinatese si basò sull'agricoltura, specie sui cereali, il fieno, la vite e il gelso. La coltura del baco costituì per qualche tempo una buona fonte di guadagno. Essa alimentava già nel 1765 cinque filatoi, trasferiti poi a Castiglione per la sopravvenuta proibizione di esportazione della seta greggia. Nel 1886 veniva aperta una Grande filanda che sotto la conduzione dei fratelli Fortunato occupò gran numero di operai anche dei parsi circostanti (Montichiari, Carpenedolo, Bedizzole e, specialmente, Castiglione, Asola, Fiesse). Nel 1902 la ditta passava ad Anelli-Bianchi-Bosatta ed aveva circa 500 operai. Nel 1922 fu di nuovo ampliata dalla ditta Paso. Dopo un periodo di decadenza del settore in cui venne adibita a fabbrica di bambole, passata in mano ai Viscardi Centenari il fabbricato fu di nuovo adibito alla lavorazione della seta e durante l'ultima guerra alla tessitura dei paracadute militari. La produzione della seta ebbe termine soltanto nel 1955 e nel 1973 il grande fabbricato venne demolito per fornire area a ville, condomini, giardini. Nel 1902 il filatorio della ditta "Frova" impiegava circa 300 operai. Nel febbraio 1903 entrò in funzione il grandioso cotonificio della ditta Schiannini che assorbì pure centinaia di operai. In certa ripresa l'agricoltura come dimostra anche la costruzione nel 1973 di una stalla sociale "La Serenissima" per iniziativa di dodici agricoltori del luogo. Maggior sviluppo ha avuto l'industria. Dal 1945 in poi infatti hanno preso sviluppo due calzaturifici "Calzaturificio di Calcinato e M.C.I), una fabbrica di confezioni per bambini (LIDMAN), di materie plastiche (S.I.G.A.P.) imprese edili, ecc, che animano l'economia di questa grossa borgata.


Sindaci dopo la liberazione: Bonacini ing. Luigi; Bianchi dott. Maria; Bianchi Francesco; Bianchi dott. Maria; Trivella ing. Pietro; Golione ins. Filippo; Trivella ing. Pietro. Prevosti: (tra parentesi la data di nomina) Leonardo Valerio (4 marzo 1523); Francesco de Marinis (9 settembre 1564); Girolamo de Olivis (12 luglio 1611); Pietro Floriana (14 settembre 1630); Giov. Maria Baruzzi (3 aprile 1649); Pietro de Magistris (30 maggio 1690); Carlo de Magistris (18 ottobre 1701); Domenico de Magistris (6 aprile 1743); Paolo Secchiana (4 marzo 1768); Pancrazio Benedetti (29 aprile 1800); Isaia Rossi di Salò (2 febbraio 1841); G.B. Portel (23 agosto 1854); Francesco Perini (24 giugno 18'78); Silvio Samuelli (2 dicembre 1922); Co Giacomo (1 ottobre 1947); Egidio Rubagotti (23 luglio 1974).