BRESCIA

BRESCIA

La città è situata al margine settentrionale della pianura padana, ai piedi dei rilievi prealpini e precisamente sulle ultime propaggini del monte Maddalena e dei Ronchi immediatamente ad E del fiume Mella e allo sbocco della Valtrompia. Tale posizione ha favorito lo sviluppo della città e ne ha determinato la storia nel corso dei secoli. E' posta da Roma a 2°, 13', 45" di longitudine orientale e 45°,30',30" di latitudine settentrionale; dall'Isola del Ferro a 27°, 3', 30" di longitudine orientale ed a 45°, 38',36" di latitudine settentrionale. L'altitudine media sul livello del mare è 149 mt. Più precisamente: Stazione ferroviaria 139, 19; Largo Zanardelli 144, 18; Piazza della Loggia 148, 72; Castello (all'ingresso della Torre Mirabella) 245, 929. Quanto alla Meridiana Brescia ritarda di 18 minuti sull'Etna (dal cui meridiano si trova 4°, 38' di longitudine Ovest) e di 8 minuti su quello di Roma, e anticipa di 5 minuti quello di Milano. L'ombra meridiana è a Brescia di poco superiore a m. 1,02 e a m. 1,68 rispettivamente. Nei solstizi tali ombre risultano di poco superiori a m. 0,40 e a 0,267 per il 22 giugno e a m. 2,59 e 4,27 per il 23 dicembre. Alla latitudine di Brescia la durata del giorno più lungo è di 15 ore e 3/4, il crepuscolo astronomico accorcia la notte di tre ore. Dista Km. 69 da Verona, 56,8 da Treviglio, 92,5 da Milano, 68 da Lodi, 102,1 da Pavia, 50,2 da Cremona, 67,7 da Mantova, 51 da Bergamo. Si trova ancora a distanza quasi uguale dai laghi di Garda (27 Km.) e di Iseo (Km. 23) e pressochè al centro della provincia. La superficie comunale è di Kmq. 89,78. Abitanti (i dati fino all'800 non sono del tutto attendibili): 1439 ab. 30.000; 1440 ab. 15.000, 1561 ab. 41.000, 1620 ab. 50.000, 1816 ab. 31.051, 1857 ab. 34.355, 1861 ab. 40.499, 1867 ab. 34.500, 1881 ab. 62.899, 1901 ab. 73.033, 1911 ab. 87.210, 1921 lb. 103.836, 114.607 , 1931 ab. 114.607, 1936 ab. 123.332, 1951 ab. 142.059, 1961 ab. 172.744, 1971 ab. 210.714. (Fam. 67.718, maschi 99.353 femm. 110.714, add. all'agricoltura 1.113, altre attività 73.488). Centri abitati: Badia, Bettole, Buffalora, Case, Folzano, Fornaci, Girelli. Lamarmora, Mandolossa, Mompiano, Noce, Pendolina, San Bartolomeo, S.Eufemia, S.Polo, Stocchetta, Verziano Villaggio Sereno I e II, Villaggio Prealpino, Violino, Volta Bresciana. E' sede di Pretura, Tribunale, Corte d'Assise e Corte d'Appello. La città veneziana (compresa tra mura quasi del tutto demolite) aveva un perimetro di m. 5380, quella compresa nella cinta daziaria (oggi abolita), m. 10.500. Il comune di Brescia confina a Nord con quello di Bovezzo, a NE con Nave, ad E con Botticino Sera, a S con S.Zeno e Fiero, ad O con Castelmella, Roncadelle, Gussago e Cellatica, a NO con Collebeato. Il nome Brixia è romano in quanto compare nelle epigrafi e nella letteratura storica dopo l'occupazione romana. Tuttavia l'origine risalirebbe secondo alcuni studiosi ad una radice preromana e cioè a BRIC con l'aggiunta della formante (o suffisso) "sa" per cui risulterebbe Brixia, costituendo un tema comune a vari toponimi come Brixina (Bressanone), Brixellum (Brescello) ecc. In seguito fu latinizzato in Brixia, e italianizzato in Bréscia con la é stretta (é da breve latina) e scia (da x più ia (ja), per cui il tutto suona Bréscia - bra (e non Bré.sci.a). La radice o tema Bric significa per qualcuno "monte erto", "parete rocciosa" e sarebbe di origine ligure, o secondo il Tortelli da "vedetta, altura, colle" o anche "aree". Alberto Albertini, invece, ha riferito, con acutezza il nome ad una deità gallica detta Brixia o Bricia e ricordata in iscrizioni di Luxovium (oggi Luxeil - les - Bains) nelle propaggini meridionali dei Vosgi. Si tratta di una divinità delle acque il cui culto potrebbe essere stato trasferito dai Galli Cenomani sul colle Cidneo e alla quale si riferirebbe una lapide che dice "BRIXI - BERG - SACR - ALPIM' che a differenza di quanto aveva letto il Mommsen: "Genio col(oniae)/ Brix(iae et)/ Berg(imo )/ sacr(um)/ Alpinu(s) l'Albertini legge: Brixi(ae et)/ Berg(imo), sacr(um), Alpinu(s), V(otum), s(olvit). Secondo tale interpretazione la dea Brixia sarebbe accompagnata a Bergimo divinità nota nel Bresciano. Di nessun valore ma pittoresche sono le leggende che vogliono Brescia fondata e cinta di mura da Ercole, o che indicano il suo fondatore in Troe, che venuto in Italia con Enea, avrebbe chiamato la città Altilia, cioè "altra Ilio" ossia la seconda Troia, una terza leggenda che ne fa risalire la fondazione a Tiras, nipote di Noè. Più accreditata presso gli scrittori antichi la leggenda che vuole come fondatore Cidno o Cicno, mitico re dei Liguri (di cui scrive Ovidio nelle "Metamorfosi" II, vv. 367-380) il quale sul colle, poi chiamato col suo nome, avrebbe eretto una rocca e fondato una città di cui Catullo scrisse "Brixia Cycnae supposita speculae". Incerte e frammentarie sono le notizie riguardanti le origini della città. E' probabile che i primi abitanti che si insediarono sul colle Cidneo fossero Liguri (sec. VI a.c.) e che al primo nucleo si siano poi sovrapposte o aggiunte popolazioni umbro-italiche ed etrusche. Certa è la presenza dei Celti che si stanziarono a Brescia appena scesi nella Pianura Padana. Brescia divenne, come attestano gli scrittori antichi (cfr. Tito Livio "Storie" V, 35) la capitale dei Galli Cenomani, che probabilmente, come s'è accennato, portarono con sé divinita linxia o lincia, donde il nome della città da loro fondata. Il prestigio della capitale cenomana dovette essere tale da impensierire gli stessi romani tanto che il console Cornelio decise di mandare ad essa suoi ambasciatori per saggiarne gli orientamenti. Nel 225 a.C. Brescia concluse un'alleanza con Roma, alla quale rimase fedele durante la seconda guerra punica. Nel'89 a.C. con Gneo Pompeo Strabone otteneva il diritto latino e nel 49 dopo una serie di agitazioni la cittadinanza romana, diventando "municipium" con proprio consiglio e magistrati fra cui i duumviri. I cittadini meritevoli vennero ascritti alla tribù Fabia. In tal modo Brixia andò estendendo i confini a gran parte della pianura e dal 15 a.C. alle valli. Fu probabilmente visitata da Cesare che però non la nominò nel "De bello gallico". Da villaggio barbaro Brescia si avviò a diventare una vera anche se piccola città, avvantaggiata da un acquedotto e da mura. Ai piedi del Cidneo durante la Repubblica sorse il primo Capitolium messo in luce dagli scavi compiuti nel giugno - ottobre 1956. Ad esso, specie dopo che nel 26 a.C. Augusto dichiarò la città. "Colonia Civica". fecero corona sempre nuovi edifici fino a diventare una tipica città romana, il Teatro, il vasto foro dei Nonii Arii, (poi del Novarino), il Teatro, la Basilica o Curia, il palazzo dei senatori, i tempi ad Ercole (poi Tempio di Vespasiano, sorto nel 73 d.C.), ad Apollo, ad Augusto, alla Fortuna, a Giove, a Minerva, alla Fede, a Diana, a Bacco, a Iside, a Saturno, a Marte, a Castore e Polluce, ecc., le Terme, il Ninfeo, l'Horreum ecc.; il mercato, le botteghe e numerose ville che si estendevano fino alla zona dell'attuale viale Venezia. Flavio Vespasiano nel 73 d.C. probabilmente per compensare la città dell'aiuto prestato contro Vitellio a Bedriaco, elevò ai piedi del Cidneo, sopra il tempio repubblicano, il grande tempio che porta il suo nome e che è oggi sede del Museo romano. Di ricambio Brescia dedicava a imperatori, consoli e personaggi illustri iscrizioni, statue, che ne fanno una delle città privilegiate sotto l'aspetto archeologico. Fra esse importanti le iscrizioni ad Ottaviano, a Germanico, al veterano A.Nonio Quadrato, della XXI Legione, a Nono Arrio Muciano, console nel 201 d.C. e membro della più importante casata bresciana. Fra i più suggestivi monumenti dell'epoca romana resta la "Vittoria" (ritrovata nel luglio 1826). Fin dal sec. III andava intanto imponendosi anche a Brescia il Cristianesimo che oltre a venerare fra i suoi martiri Faustino e Giovita martiri di probabile origine gallica, ebbe fra i suoi pionieri il vescovo Anatolone primo vescovo di Milano e di Brescia (inizi sec. III), e S.Clateo (fine sec. III), mentre la serie episcopale iniziava, con tutta sicurezza con S. Ursacio o Ursicino, che nel 343 partecipò al Concilio di Sardica ed esprimeva i suoi più prestigiosi esponenti in S.Apollonio (inizio sec. IV), S.Filastrio (365-387) e S.Gaudenzio (390-410), questi due annoverati fra i Padri della Chiesa latina. Il Cristianesimo si diffuse soprattutto fra i poveri, mentre sussisteva una piccola ma attiva comunità ebraica e presto, prendeva piede la comunità ereticale degli anziani. I primi centri cristiani si dovrebbero identificare nella zona ai piedi dei Ronchi dove sorse la basilica di S.Andrea e altre chiese dedicate a S.Floriano e ad altri santi. Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476) anche Brescia subì la breve dominazione di Odoacre re degli Eruli, e, di seguito, quelle di Teodorico re degli Ostrogoti e del suo nipote Atalarico che procurarono anche a Brescia momenti di respiro e di ripresa durati fino al sopraggiungere dei Bizantini e la conseguente loro guerra contro i Goti che, dal 535 al 553, inflisse anche a Brescia pestilenze e carestie costringendo la "munitissima città" ad insorgere con Verona a favore dei Goti per cui venne nel 563 espugnata da Narsete. Nel 569 (e 568 secondo studi più recenti) sopraggiungevano i Longobardi guidati da Alboino e Brescia venne scelta sotto la guida di Alahis a sede di uno dei trentasei ducati in cui venne diviso il nuovo regno che ebbe come capitale Pavia. Il centro politico ed amministrativo del ducato fu trasferito dal foro romano alla zona occidentale della città, tra l'attuale chiesa di S.Giuseppe e piazza di Vittoria, dove sorse la "Curia Ducis" (oggi Cordusio) cioè la sede del governo dei duchi longobardi; mentre il quartiere militare venne sistemato tra l'attuale piazza Vittoria e via Dandolo e denominato Serraglio. La vita religiosa invece si spostava da oriente all'attuale sede delle Cattedrali di S.Pietro de Dom e di S.Maria (Duomo Vecchio). Sostenitori dapprima dello scisma dei "Tre capitoli" (tanto da coinvolgere nell'eresia lo stesso vescovo di Brescia) i longobardi divennero poi i sostenitori del cattolicesimo e consolidatoci della vita ecclesiastica bresciana. Teodolinda fece infatti costruire il battistero di S.Giovanni Battista, mentre al contempo sorgevano le chiese di S.Eufemia, S.Eusebio e S.Lorenzo e veniva eretto l'ospedale di Perisindo. Brescia, da parte sua, dava ai Longobardi due re: Rotari, famoso per l'editto che porta il suo nome (643) e che riecheggia chiaramente l'ambiente bresciano e Desiderio, ultimo sovrano, caduto poi con il figlio Adelchi a Pavia. Splendidi per Brescia furono soprattutto gli ultimi decenni del regno longobardo quando re Desiderio, di famiglia bresciana, dotò la città di pregevoli monumenti fra cui il monastero di S.Salvatore poi di S.Giulia fondato nel 753, arricchito poi dagli stessi longobardi di vaste donazioni e notevolissime opere d'arte. L'ultimo atto della dominazione longobarda è la donazione fatta l'11 novembre 773 da Adelchi di molti beni. Privilegi e donazioni particolari concedeva a S.Giulia nell'856 l'imperatore Ludovico II che nel monastero bresciano aveva una figlia ed una sorella. Vi tornava nell'861 e nell'862 confermava al monastero tutte le donazioni fatte in precedenza. Il monastero del resto ospitò circa un centinaio di principesse e regine, molte altre vi furono educate. La tradizione vuole che vi morisse anche Desiderata o Ermengarda, infelice figlia di Desiderio e sposa ripudiata di Carlo Magno. Sopravvenuti nel 774 fino all'888 i Franchi, Brescia divenne sede di Contea. Nei suoi dintorni nell'875 moriva l'imperatore Ludovico II, e nell'877 faceva ingresso Carlomanno che tentò di impossessarsi dei tesori di S.Salvatore. Nell'888 veniva difesa da Berengario contro le truppe di Guido da Spoleto. Nel 903 Berengario chiamava il cognato Ardengo vescovo di Brescia e della stirpe dei Supponidi alla carica di arcicancelliere. Sotto il dominio franco nell'815 Brescia vide la fondazione da parte di Ramperto del nuovo monastero dei Santi Faustino e Giovita, che divenne un centro di irradiazione spirituale e culturale anche per la Germania. Le invasioni ungare costrinsero la città ad assumere un aspetto eminentemente militare. Nel 921 era centro della congiura contro Berengario, mentre facevano la loro comparsa i primi "cives" investiti anche di responsabilità di governo. Su Brescia dal 970 al 976 ebbe probabilmente dominio Adalberto conte di Canossa. Agli inizi del sec. XI si schierava con Enrico II contro Arduino d'Ivrea. La città comunque rimaneva sotto il governo del vescovo conte per cui nel 1037, Corrado il Salico concedeva al vescovo Ulderico altri possessi e diritti, fra cui l'investitura del colle Cidneo, delle porte della città e del territorio circostante per uno spazio di cinque miglia, rafforzò ma solo momentaneamente il potere civile del vescovo. Esso, infatti fu subito contemperato dal crescente potere degli "uomini liberi abitanti di Brescia" che già nell'anno successivo (1038) ottenevano dal vescovo l'impegno a non fortificare il Cidneo. Erano questi i primi segni della formazione del libero Comune che prenderà forma definitiva nel giro di pochi decenni. Nel 1104 infatti Brescia aveva già consoli, nel 1120 concedeva agli abitanti di Orzinuovi l'investitura di quel castello, nel 1121 le sue milizie comunali espugnavano il Castello di S.Martino di Gavardo e quattro anni dopo combattevano per il possesso di Asola. Nel 1127 il Comune di Brescia acquistava dal conte Goizo Martinengo i diritti feudali su Quinzano. In tale documento compaiono per la prima volta i nomi dei consoli, sostituiti poi nel 1182 dal Podestà. Nel 1127 il Comune di Brescia che estendeva già il suo dominio su gran parte del territorio dichiarava guerra ai Bergamaschi per i diritti su alcune terre della Val Camonica (Volpino, Ceratello, ecc.), cedute a Bergamo da feudatari locali. La contesa finirà colo nel 1156 con la vittoria ottenuta a Palosco sui Bergamaschi. Sono questi gli anni della predicazione di Arnaldo da Brescia contro la corruzione del clero. Allontanato nel 1139 dalla città dal vescovo Manfredo verrà condannato da papa Eugenio II durante il suo soggiorno a Brescia nel 1148 e verrà giustiziato nel 1155 a Roma Contro la sua figura si erge quella del vescovo Aldemanno fiero sostenitore della riforma gregoriana. Nel 1158 entrava in Brescia Federico Barbarossa e la città, rivoltatasi contro di lui nel 1167, entrava a far parte della Lega Lombarda contribuendo nel 1178 alla sconfitta dell'Imperatore sui campi di Legnano. Il Comune in questi anni ha una sua milizia composta di uomini tra i 18 e i 60 anni (a volte anche i 70) e si approvvigionava a proprie spese. Il carroccio del Comune viene custodito in S.Pietro de Dom difeso da spranghe di ferro. Nel 1183 veniva eretto sull'arca del "Palacium lignorum" il Broletto, ossia il palazzo comunale con la torre del Pegol e nel 1186 allargava le mura fino alla Pallata. Nel 1191 il Comune di Brescia entrava di nuovo in guerra con i Bergamaschi che rivendicavano le terre di Sarnico e di Calepio acquistate da Brescia. Lo scontro di Rudiano non risolse i contrasti che vennero composti solo con il trattato del 1255. Ma già agli inizi del sec. XIII la città era in preda alla lotta delle fazioni chiamate dei Guelfi e dei Ghibellini. Le prime fra esse furono la "concordia di S.Faustino" e la "società della Brucane" cui seguirono poi quelle dei Casaloldi e i Confalonieri alle quali, secondo gli umori del tempo, si allearono i Boccacci, i Griffi, i Martinengo, ecc. Nel 1226 e nel 1235, comunque, la città, fedele quasi costantemente all'idea guelfa, aderiva ad una nuova lega dei comuni lombardi contro Federico II e per questa avversione all'imperatore nel 1238 veniva assediata dalle milizie imperiali. Vent'anni dopo, dilaniata sempre più dalle fazioni, Brescia cadeva nelle mani di da Romano, dalle quali passava a quelle di Oberto Pellavicino contro il quale si ribellava nel 1265, alla calata in Italia di Carlo d'Angiò. Svevi, Angioini passarono sulla città lasciando ricordi tristi mentre il governo passava dal podestà al vicario e al capitano del pomolo che portarono il Comune verso un decisivo declino. Con il capitano del popolo Francesco della Torre, la città si sottometteva infatti alla signoria milanese, mentre più forti riprendevano le lotte fra le fazioni dei Guelfi e Ghibellini e il territorio cadeva sotto la minaccia di Alberto della Scala, Buoso di Dovara e dei Conti d'Arci. Per uscire dai continui e spesso sanguinosi contrasti, nel 1298, la città, si affidava al governo civile di Berardo Maggi, vescovo della città dal 1275 che ne consolidò le strutture amministrative e pubbliche. Ma quando alla morte del vescovo avvenuta nel 1308 il fratello Maffeo, tentò di affermare sulla città la sua signoria nacquero nuovi contrasti di fazioni, che portarono nel 1311 all'assedio da parte dell'imperatore Enrico VII, e alla cattura e al sacrificio di Tebaldo Brusato, capo della fazione Guelfa. Fatta la pace, pesante nonostante le promesse, sopravvenne una grave epidemia che spopolò Brescia mentre riprendevano a vigoreggiare le fazioni. Tutto ciò avvantaggiò le mire egemoniche di signori, re e imperatori, per cui la città passò successivamente a Cangrande della Scala (1316), a Roberto d'Angiò (1319), Federico d'Asburgo (1322), a Giovanni di Lussemburgo (1330), a Martino della Scala (1332), ed infine, ad Azzone Visconti, che occupò la città nel 1336, passandola poi, nel 1339, a Luchino Visconti. I Visconti la tennero saldamente fino al 1404, respingendo e sconfiggendo nel 1401 per intervento di Gian Galeazzo le truppe di Roberto di Baviera. Ceduta nel 1404 a Pandolfo Malatesta, questi la tenne sotto il suo dominio fino al 1421, quando tornò in possesso di Filippo Maria Visconti. Il dominio visconteo ebbe fine solo nel 1426 quando un'insurrezione e l'arrivo delle milizie venete,capitanate dal Carmagnola, affermò il 18 marzo il dominio di Venezia, consolidatosi con la vittoria sui viscontei, a Maclodio, del 12 ottobre 1427 e con la pace di Ferrara del 1428. Il dominio della Serenissima pur fra vicende e contrasti, durerà per 270 anni, rafforzato nel 1428 e nel 1441 con larghi privilegi e con opere pubbliche di grande prestigio come la fortificazione delle mura, la grande piazza della Loggia, ecc. Brescia da parte sua rimase fedele alla Repubblica, sopportando nel 1438 un lungo e tormentato assedio delle truppe milanesi capitanate da Niccolò Piccinino, e vantando a sua protezione un intervento miracoloso dei patroni S.S.Faustino e Giovita. Liberata il 4 dicembre 1438 venne di nuovo assediata nel 1439, e in seguito dallo Sforza, fino a quando con la pace di Lodi del 9 aprile 1454, venne di nuovo assicurata a Venezia. Nuove epidemie fra cui "el mal del mazuch" del 1477, la peste del 1478 e nuove minacce di guerra accompagnano la città per tutto il secolo XV. Queste si concretizzarono ancor più minacciose nel 1509 quando portarono Luigi XII re di Francia in guerra contro Venezia, ad occupare Brescia. Insorta il 1 febbraio 1512 contro i Francesi l'11 dello stesso mese Brescia veniva messa a sacco e a fuoco da Gastone di Foix. Pochi mesi dopo nel settembre veniva ceduta dai Francesi agli Spagnoli, che la tennero fino al 1516 quando, dopo un nuovo assedio durato dal novembre 1515, ritornò definitivamente il 26 maggio 1516 in mano a Venezia. Sopravvennero secoli di pace contrappuntati da carestie (quale quella del 1629), da pestilenze (gravissime quelle del 1576 e del 1630), da vari avvenimenti quali l'interdetto pontificio dell'aprile 1606, i contributi offerti a Venezia durante le guerre sostenute specie a Lepanto e a Candia (1644) e, soprattutto fin dai primi decenni del sec. XVII dalle lotte fra le famiglie nobili (Avogadro, Martinengo, Porcellaga, ecc.). Nel 1644 si verificò il "moto" della borghesia contro il potere oligarchico della nobiltà locale. Non toccò invece la città la guerra fra Spagna, Francia e Austria dal 1701 al 1706, e nemmeno la guerra del 1733. La Repubblica veneta cedeva il passo solo il 17 marzo 1797 ad un governo provvisorio bresciano, nato sotto l'influenza della rivoluzione francese e realizzato da parte della nobiltà e dell'alta borghesia bresciana. Occupata la città dalle truppe francesi si costituì la Repubblica Bresciana, che sei mesi più tardi venne aggregata alla Repubblica Cisalpina. Nell'aprile 1799 entravano in città gli austro-russi che vennero poi scacciati nel giugno 1800. L'11 giugno 1805 Brescia veniva visitata da Napoleone Bonaparte. Il 26 aprile 1814 rientravano in Brescia gli austriaci, sotto il cui dominio rimase (nonostante le congiure del 1821, del 1831) fino al 22 marzo 1848 quando si instaurò un Governo provvisorio. Il 15 agosto 1848 dopo alterne vicende tornavano gli austriaci, contro i quali la città si ribellava poi dal 20 marzo al 1 aprile 1849, combattendo come una Leonessa durante quelle che furono chiamate le Dieci Giornate di Brescia. Nuove congiure e il sacrificio di Tito Speri nel 1853, manifestarono agli austriaci l'animo italiano dei bresciani anche se nel 1857 la coppia imperiale ricevette buone accoglienze. Abbandonata dagli austriaci incalzati dagli eserciti piemontese e francese nella notte fra l'11 e 12 giugno 1859, Brescia veniva raggiunta dalle avanguardie dei Cacciatori delle Alpi e il 13 giugno da Garibaldi, il 17 giugno da Vittorio Emanuele II, il 18 giugno da Napoleone III. Dopo la battaglia di S.Martino e Solferino del 24 giugno la città si trasformò in un immenso ospedale ospitando nelle chiese, nei conventi e nelle case migliaia di soldati feriti e ammalati. Città ospedale divenne di nuovo nel 1866, data la vicinanza del fronte garibaldino e dell'esercito regolare. Nel frattempo la città si andava organizzando in campo politico e sociale. Dominata dapprima sul piano amministrativo da una indistinta coalizione liberale, nel 1895 espresse una nuova maggioranza cattolico-moderata che, sconfitta nel 1902 dall'alleanza zanardelliana - socialista, venne di nuovo alla ribalta nel 1915. Durante la prima guerra mondiale Brescia fu di nuovo città di frontiera, ospitando truppe ed ospedali e contribuendo con le proprie industrie alla vittoria dell'Italia sull'Austria nonostante i bombardamenti e le difficoltà di approvvigionamenti. Campo di accese lotte sociali e politiche nel primo dopoguerra, dal 1924 Brescia vide la prevalenza del Partito fascista sostenuto dal liberalismo moderato e dagli epigoni del zanardellismo, nonchè da una frazione di cattolici raccolti intorno al Centro nazionale e contrastato decisamente dai cattolici popolari, dal vescovo e grande parte del clero, dai socialisti e dal nascente partito comunista. Nel novembre 1926 la città vide spegnersi nell'occupazione fascista di Palazzo S.Paolo, venuta dopo quella della Camera del Lavoro e della sede del P.S.I., tutte le organizzazioni libere, mentre sì affermava del tutto il Regime fascista. Questi ebbe il predominio fino al 25 luglio 1943. Dopo una breve parentesi di libertà, in seguito all'armistizio firmato 1'8 settembre 1943 due giorni dopo entravano in Brescia le truppe tedesche che favorirono il risorgere del Partito Fascista Repubblicano. Grazie all'attività generosa delle forze democratiche e di uomini coraggiosi gli occupanti e i loro favoreggiatori trovarono sempre più decisi e determinanti ostacoli nelle forze sindacali unitarie nel Comitato di Liberazione Nazionale, nelle Guardie Civiche organizzate da Astolfo Lunardi, nei Gruppi di Azione Partigiana, nel Fronte della Gioventù e nei partiti antifascisti quali il P.C.I. il P.S.I., la D.C. il P.L.I., la Democrazia del lavoro. L'Oratorio della Pace, Palazzo S.Paolo. le Canoniche cittadine (S.Faustino, S.Lorenzo, S.Afra, ecc.) istituti religiosi e fabbriche furono centri della Resistenza. Numerose le azioni dimostrative e terroristiche e allo stesso tempo gli arresti e le vittime della ritorsione nazifascista. Fu continua l'attività dell'antifascismo e della Resistenza che ebbe figure luminose in Lunardi, Trebeschi, Rinaldini, Ghetti, Verginella, ecc. Larga e continua l'opera di assistenza del Vescovo e della Charitas vescovile. Sempre più pesanti e distruttori i bombardamenti (dal luglio 1944 al marzo 1945). Lotte e dolori ebbero fine il 26 aprile 1945 quando la città fu liberata dalle forze partigiane e dalle truppe alleate. Dopo la Liberazione, Brescia visse difficili ma anche positivi anni di ricostruzione che videro la città ampliarsi oltre ogni prospettiva urbanistica sotto la guida prevalente dei partiti democratici quali la D.C., il P.S.I., il P.S.D.I., e il P.R.I., e dietro stimolo attivissimo del P.C.I. Momenti salienti furono sul piano celebrativo il centenario delle Dieci Giornate, e della battaglia di Solferino e S.Martino che vide la presenza dei presidenti delle Repubbliche Italiana e Francese Gronchi e De Gaulle e il 21 giugno 1963 la elevazione al Pontificato del card. G.B. Montini col nome di Paolo VI. Più tristi gli avvenimenti degli ultimi anni che hanno visto esplodere in città la violenza di forze reazionarie contro un sicuro sviluppo democratico culminata il 28 maggio 1974 con la strage fascista di piazza della Loggia che ha provocato la morte di otto persone. Sviluppo edilizio urbanistico - In luogo del primo nucleo abitato preromano sorto sul colle Cidneo, la città romana si sviluppò ai piedi del colle stesso in forma di castrum, lungo il cardo maximus e il decumanus maximus corrispondenti alle attuali vie Gallo e dei Musei, con il loro incontro al foro, cui fanno da scenario le rovine del Capitolium. Le mura romane correvano ad Est per via Brigida Avogadro piegando a Sud lungo l'attuale via Tosio, e ad Ovest lungo via Dieci Giornate. A Sud presso l'attuale incrocio fra via Rossini e Corso Magenta sorgeva l'anfiteatro e ancor più a meridione sul prolungamento del cardo maximus sull'attuale area del santuario di S.Angela (ex S.Afra) un cimitero pagano e poi paleocristiano dove la tradizione pone il martirio dei S.S.Faustino e Giovita. Nei sec. IX e X la città ebbe un'espansione ad Ovest del Cidneo raggiungendo l'attuale via Battaglie. Tale zona venne poi inclusa attraverso un ampliamento delle mura, avvenuto tra il 1174 e il 1186, nel perimetro urbano. Le Mura in tal epoca da via Battaglie si spinsero su via Pace, piegando ad Est per via Palestro e riallacciandosi all'altezza di via Dieci Giornate con quelle Romane. Un nuovo ampliamento delle mura verificatosi tra il 1236 e il 1249 a Ovest e a Sud inglobava nuovi ampi settori. Le mura venete rispettarono in pratica tale tracciato. Dal Cidneo scendevano a piazzale Arnaldo da Brescia, seguendo via Spalto di S.Marco fino a Porta Cremona, proseguivano fino a piazza Repubblica e raggiungendo piazzale Battisti, toccavano di nuovo il Cidneo. Lo sviluppo urbano debordò lentamente ma continuamente per tre secoli fino alla seconda metà del sec. XIX quando lo sviluppo commerciale e industriale provocò la nascita di nuovi quartieri commerciali e operai e popolari specie a Nord (Borgo Pile), a Sud (come ad esempio nel 1854 la ferrovia) e poi sempre più a Sud Ovest (Bottonaga, Borgo Milano e infine S.Eustacchio). Tale espansione impose particolari condizionamenti al Piano regolatore mentre ad Est sul viale Venezia si sviluppava la zona residenziale. Dal 1928 al 1929 veniva intanto affrontato, solo in parte, la soluzione del risanamento del centro cittadino con la costruzione di piazza della Vittoria e di altre sistemazioni interne. Nuovo sviluppo alla città verso Nord provocava la costruzione della Galleria sotto il Castello (1943-1945), il sorgere, grazie all'iniziativa di P.Marcolini e della Cooperativa "La Famiglia" di nuovi villaggi satelliti a Ovest, Sud e Nord e l'apertura più tardi del Cavalcavia Kennedy che ha ispirato la nascita ancora in via di sviluppo della cosiddetta Brescia 2. Edifici pubblici. Castello. Complesso fortificato fino dall'età romana, probabilmente rocca al tempo dei Goti, incominciò a prendere l'attuale aspetto sotto i Visconti nel 1311 e via via ampliato dalla Repubblica Veneta. Dal 1859 in poi perse quasi completamente la sua importanza militare, per ospitare Musei e mostre. Broletto. Iniziato nel sec. XII venne compiuto nel sec. XIII e ampliato e rimaneggiato nei sec. XIV, XV e XVII. Loggia. Eretta dal 1434 al 1436 fu poi ricostruita dal 1492 attraverso diverse vicende, al 1574; salvo riattamenti e completamenti posteriori. Monti di Pietà. Quello vecchio venne eretto dal 1484 al 1489, il uovo dal 1597 al 1600. Teatro Grande. Costruito verso il 1634 dai soci dell'Accademia degli Erranti e rifatti nel 1739 su disegno di Carlo Manfredi. Nel 1789 Gaspare Turbini aggiungeva la facciata. Torri (v.) D'Ercole, via C.Cattaneo, 29). Costruita verso sec. XII probabilmente dai Palazzi, venne fatta decapitare da Ezzelino da Romano nel 1258. Pallata (v.). Eretta verso la metà del sec. XIII fu poi più volte restaurata. Di Porta Bruciata (v. Bruciata, porta). Costruita nel sec. XII e completata in seguito; Di Porta Paganora (v. Paganora), risalente al sec. XII e rimaneggiata in seguito. Portici. Costruiti nel sec. XIII vennero abbelliti e rifatti dal 1734 al 1773. Cimitero. Già in funzione dopo le leggi napoleoniche venne costruito dal 1815 in poi su disegno del Vantini e perciò detto anche Vantiniano. Piazze. Della Loggia. Costruita dal 1433 in poi, lastricata nel 1547 e collegata con piazza del Duomo nel 1550; Del Duomo. Attraverso le più diverse vicende prese la forma attuale solo nel sec. XVIII. Arnaldo da Brescia. Prese l'attuale sistemazione nel 1823 con l'inaugurazione del lungo edificio del Mercato dei Grani e venne risistemata nel 1882 per far luogo al Monumento ad Arnaldo da Brescia. Delle erbe o del Mercato. Chiamata in antico dei Rabotti, poi del Lino, quindi delle Erbe, infine Piazza Nuova, e ancora del Mercato, ebbe origine nel quattrocento dalla spianata della seconda cerchia delle mura e livellata nel 1544 e di nuovo ai primi dell'Ottocento. Tebaldo Brusato. Aperta nel 1173 per festeggiare la raggiunta concordia raggiunta contro il Barbarossa. Servì per il mercato, per giostre, tornei, sfide di duelli, per predicazioni all'aperto. Della Vittoria. Inaugurata nel 1932 si progetto di Marcello Piacentini. Palazzi: Appiani (poi Arici in Corso Martiri della Libertà 17). Costruito nei primi anni del XVI sec. dalla famiglia Appiani, venne rimaneggiato da G.B.Marchetti e affrescato da Pietro Scalvini nel 1762. Averoldi (ora sede dell'Amministrazione degli Orfanatrofi via Moretto 12). Costruito nel 1544 è forse opera giovanile di Lodovico Beretta. Venne poi rimaneggiato specie nel sec. XVIII e affrescato da Lattanzio Gambara e dal Romanino. Avogadro (poi Bettoni-Cazzago in via Moretto 84). Eretto verso la metà del sec. XVIII probabilmente su disegno del Carra, venne rimaneggiato nel 1833 dal Donegani. Avogadro (ora sede degli Uffici Comunali Corsetto S.Agata, 14). Antica abitazione della famiglia passò poi ai Martinengo che agli inizi del sec. XVIII lo vendettero agli Zanardi dai quali nel 1818 passò al Comune. Venne affrescato da L.Gambara. Avogadro del Giglio (poi Martinengo delle Palle, ora Anselmi-Magri, in via A,Monti, 21). Fabbricato nella prima metà del sec. X VIII, venne di recente restaurato. Avoltori (ora Cazzago), via Veronica Gambara, 5. Costruito nei primi anni del sec. XVIII su progetto di G.B.Marchetti, venne dipinto da allievi del Teosa. Barbisoni (poi Bettoni ora sede del Piccolo Credito Bergamasco) via passò 12. Costruito nei primi anni del sec. XVIII passò nel 1800 ai conti Bettoni che lo fecero restaurare dal Vantini. Bargnami (poi Valotti, ora Lechi) Corso Magenta 27. Costruito nella prima metà del sec. XVI e poi dipinto da L.Gambara venne nel sec. XIX ricostruito da R. Vantini. Tagliaferri costruì una seconda palazzina e la collegò con l'altra con un atrio e un portico. Bettoni - Cazzago, Via Gramsci 17. Costruito dalla famiglia Cazzago nei primi anni del sec. XVIII venne nel 1907 adattato a Poste e poi a sede dell'Associazione Artisti Bresciani. Bocca (ora Vergine-Morari, via G.Matteotti 25). Costruito nel 1760 da Giovanni Donegani. Buccelleni (ora Ferrazzi, via Marsala 33). Rimaneggiato nei primi anni del sec. XVIII da Domenico Carboni. Calini (ora sede della scuola elementare "Muzio Calini", via Battaglie 58). Costruito nel sec. XVI su abitazione più antica, fu poi rimaneggiato da Saverio Gandini (1781) e da Giuseppe Teosa e Luigi Basiletti (sec. XIX). Calzavellia (ora Brunori, via Dante 16). Costruito nel 1484 da Filippo De Grassi o Antonio Zurlengo, fu rovinato dai bombardamenti. Caprioli (Via E.Capriolo, 48). Eretto nel sec. XV venne trasformato tra la fine del sec. XVI e l'inizio del XVII; venne dipinto da Pietro Marone, e rimaneggiato nel seicento. Carmagnola (poi Palazzo vecchio ora Togni, via Dante 15). Abitato dai Malvezzi e venduto da loro al Carmagnola venne poi abitato dai podestà fino 21 1596. Passò ai Martinengo (fine sec. XVII), agli Archetti (1720); venne restaurato agli inizi del sec. XX dall'ing. Egidio Dabbeni. Chizzola (poi Porro Schiaffinati, Via- G.Calini, 26). Costruito nel sec. XVIII forse da Antonio Marchetti, fa parte ora del Seminario Santangelo. Lo scalone venne affrescato da Carlo Carlona. Cigola (ora Fenaroli, via Carlo Cattaneo 55). Eretto parte nel sec. XV e parte nel sec. XVII è ricco di ricordi storici. Cimaschi (Via S.Francesco 8). Già dei Savoldi e poi dei Sabatti, fu affrescato da L.Gambara. Colleoni (poi Martinengo della Pallata, ora dei Padri della Pace, via Pace 10). Costruito da Bartolomeo Colleoni dal 1445 in poi venne di recente ricostruito. Conter (ora Sigismondi, via Tosio 28). Costruito nella prima meta del sec. XVIII dall'ab. Carlo Corbellini passò dai Conter ai Feroldi e ai Sigismondi. De Terzi Lana (ora Pelati) via Marsala 15. Costruito nel sec. XVII mostra bizzarri motivi barocchi. Dolzani - Masperi (Via Fratelli Porcellaga, 3). Costruito verso la metà del sec. XVI da Lodovico Beretta. Duranti (ora Bettoni, via Cairoli 19). Costruito verso la metà del sec. XVIII da Gas re Turbini fu affrescato dal Teosa. Fè d'Ostiani (ora Materossi, Corso Matteotti 54). Costruito nel 1716 da Giulio Fè su disegno di Carlo Manfredi di Bologna, modificato da G.B. Marchetti. Contiene affreschi del veronese Marco Marcola (1791). Fenaroli (ora Bettoni-Cazzago, via Marsala 17). Ricostruito nel sec. XVIII, adorno di statue di Sante Calegari, di decorazioni di Giovanni Zanardi e di uno scalone ideato da Antonio Turbino. Fenaroli (poi Grasso Caprioli ed ora Opere Brasiliane, via Grazie 19). Costruito nella seconda metà del sec. XVIII su disegno di Giovanni Donegani, le decorazioni di Giuseppe Dragoni (sec. XIX). Ferraroli (oggi sede dell'Università Tirandi, via S. Croce 14-16). Costruito verso la metà del sec. XVIII decorato da Pietro Scalvini. Gaifami (poi Beccagutti, da Ascanio Girelli verso la metà del sec. XVIII dipinto da Carlo Carloni. Gambara (poi Santangelo, poi Seminario Vescovile, Via Gezio Calini 30). Costruito verso la fine del sec. XVII, dipinto da Saverio Gandini (1768). Eretto verso il sec. XIV-XV, trasformato nel sec. XVII-XVIII. Lana Ghidella (ora sede delle Suore da Cemmo, via A.Gallo 1). Eretto verso la metà del sec. XVI da Lodovico Beretta. Lechi (ora Loggia delle Mercanzie, corsetto S.Agata 22). Costruito agli inizi del sec. XVI da ignoti committenti e passato ai Lechi contiene ricche raccolte d'arte. Luzzago (ora Cantoni Marca, via A.Monti 4). Eretto agli inizi del sec. XVIII da Antonio Turbino. Luzzago (ora Monti della Corte-Masetti Zannini, via C. Cattaneo 51). Costruito nel sec. XV dai Luzzago, fu completato della facciata e scalone agli inizi del sec. XVIII. Dipinto dal Teosa Maffei (ora Antonini, via Grazie 18). Costruito nel sec. XVII e ampliato in seguito. Maggi della Gradella Uggeri-Ganassoni, via Musei 45. Costruito verso il 1554 da Lodovico Beretta per conto di Onofrio Maggi; restaurato nel 1827, affrescato da Giuseppe Manfredini. Ad esso fu poi affiancato il palazzo Uggeri Ganassoni. Magistrato della Mercanzia (poi sede della Camera di Commercio ora della Facoltà di scienze economiche, via G.Mameli 27). Cinquecentesco venne rimaneggiato dal Dabbeni nel 1925. Martinengo Cesaresco dell'Aquilone (ora Collegio Cesare Arici e Università Cattolica, via Trieste 17). Eretto verso il 1557 forse da Lodovico Beretta per conto di Antonio Martinengo Cesaresco, decorato da Jacopo Medici Man fredini ed affiancato nel 1838 da una palazzina ideata dal Vantini. Martinengo Cesaresco (ora in parte dei Marazzani Visconti e sede della Questura, Piazza del Foro, 7, Via Musei 32). Cinquecentesco venne trasformato alla fine del sec. XVII. Martinengo Colleoni di Malpaga (ora Tribunale, via Moretto 78. Eretto nei primi anni del sec. XVIII, probabilmente dal bolognese Alfonso Torregiani. Martinengo Colleoni di Pianezza (poi Bargnani, ora Istituto Tecnico Commerciale "C.Abba", corso Matteotti, 8). Costruito nel 1672 su disegno di G.B. Groppi e terminato agli inizi del sec. XVIII. Fu affrescato da Giovanni Zanardi e Francesco Monti. Martinengo da Barco (ora Pinacoteca Tosio-Martinengo, via Martinengo da Barco 1). Costruito agli inizi del sec. XVI e rimodernato nel 1680 venne nel 1884 donato alla città dal conte Leopardo Martinengo che nel 1887 lo destinò a Pinacoteca. Martinengo da Barco (ora Beretta, via Tosio, 6). Eretto alla fine del sec. XVI dal conte Ascanio Martinengo da Barco, Martinengo della Motella (ora Calini, via Cairoli 2). Ricostruito nei primi anni del sec. XVII su un preesistente edificio quattrocentesco e affrescato poi da Giuseppe Teosa e Luigi Basiletti. Martinengo delle Palle (ora sede della Corte d'Appello, via S.Martino della Battaglia, 8). Eretto verso la seconda metà del sec. XVII dal conte Paolo Martinengo. Affreschi di Pietro Soresinese (1677). Martinengo di Padernello o della Fabbrica (ora Salvadego, via Dante 17). Fra i più grandiosi della città venne costruito nel sec. XV e ampliato nei sec. XVI, XVIII (da G.B.Marchetti e dal figlio Antonio) e XIX. Martinengo Palatini (ora sede INAIL), Piazza del Mercato, 15. Costruito nel 1675 dal conte Teofilo Martinengo. Rovinato dai bombardamenti, venne ricostruito dopo l'ultima guerra. Contiene affreschi di Giulio Quaglio (1714). Martinengo Villagana (ora sede della Banca S.Paolo, Corso Martiri della Libertà 13). Eretto nel sec. XVII forse da Stefano Carra per il conte Francesco Martinengo. Rimodernato nella facciata su via S.Croce nel sec. XVII venne riadattato dal Dabbeni nel 1926. Monti della Corte (ora Martin De Miranda, Corso Cavour, 37). Costruito verso il 1560 da Giulio Todeschini, per conto di mons. Gerolamo Monti e rimaneggiato e decorato nel Settecento. Oldofredi poi Bellotti ora Guaineri). Costruito nel sec. XVI venne risistemato nel 1853 da R.Vantini. Venne decorato dal Teosa, Foresti e Inganni. Onofri (ora sede della Banca d'Italia, Corso Martiri della Libertà 19). Costruito nel sec. XVIII, su disegno di Gaspare Turbino, venne poi sostanzialmente rimaneggiato e modificato. Polini (poi Lechi, ora Guaineri via Moretto 27). Edificato nel sec. XVI dalla famiglia Polini e completato per conto del conte Faustino Lechi dall'arch. Giovanni Donegani. Poncarali (poi Oldofredi, ora sede del Liceo "Arnaldo", corso Magenta 56). Costruito nella prima metà del sec. XVII divenne nel 1925 sede del Liceo. Porcellaga (ora Pellizzari, via Cairoli 5). Costruito verso la fine del sec. XV o ai primi del sec. XVI. Provaglio (ora sede dell'Istituto Luzzago, via A.Monti, 12). Costruito ai primi del sec. XVIII da Antonio Turbino su commissione del conte Cesare Provaglio. Rossa (ora sede dell'Oratorio di S.Nazaro, via Fratelli Bronzetti, 9). Edificato nel sec. XVII venne riadattato doo il 1838 dal Vantini per conto del nob. Girolamo Rossa, reduce dallo Spielberg. Soardi (ora Bruni-Conter, via Trieste, 59). Eretto verso il 1730 dall'arch. Antonio Turbino, decorato da Giovanni Zanardi e Giacomo Boni e da opere di Antonio Calegari. XVI dal conte Ascanio Martinengo da Barco, Martinengo della Motella (ora Calini, via Cairoli 2). Ricostruito nei primi anni del sec. XVII su un preesistente edificio quattrocentesco e affrescato da opere di Vicenzo Berenzi, di Pietro Scalvini, ecc. Torriceni (ora Sorlini, via Grazie, 23). Costruito nel sec. XVIII da Gaspare Turbino. Tosio (ora sede dell'Ateneo, Via Tosio, 10-14). Ricostruito per conto del conte Paolo Tosio fra il 1829 e il 1840 da R.Vantini. Uggeri (ora Fenaroli, via Pace 17). Eretto nella prima metà del sec. XVIII, forse da G.B. Marchetti, arricchito da opere di P.Scalvini e forse del Carra. Vantini (Piazzetta Legnano, 3). Palazzina costruita dal 1831 al 1846 da R. Vantini. Vescovado (Via Trieste 13). Ne fu iniziata la costruzione nel 1436 dal vescovo Francesco Manerio e proseguito da Pietro da Monte e Domenico De' Dominici, ampliato nel 1570 dal Piantavigna per conto del vescovo Bollani e completato con la grande sala da mons. Giorgi, dipinta dal Gandino. Nuove opere aggiunse G.B. Carboni, nel 1737 e in seguito per conto del card. Querini.