BORNATO (2)

BORNATO (in dial. Burnàt)

Bel paesetto della Franciacorta che si adagia sulle ondulazioni collinari dell'anfiteatro che raccoglie il lago d'Iseo. Si trova a 218 m. s.m. a 17 Km. da Brescia. Fu comune autonomo fino al 1928, quando fu unito a Cazzago S.M. E' parrocchia autonoma della vicaria di Rovato nella zona (VI della Franciacorta. Abitanti (bornatesi) 1050 nel 1668, 820 nel 1782, 2492 nel 1973. Vivo interesse suscitò un masso erratico depositato dal grande ghiacciaio camuno prima di ritirarsi. Sembrò a qualcuno di leggervi delle incisioni preistoriche, supposizioni smentite dagli studiosi. Nel 1800 furono dispersi i beni di Carità e i beni comunali detti dei Trepoli che servivano ai pascoli suddivisi fra gli originari a discapito dei forestieri. Il nome è affine a quello del vicino paese di Borgonato. L'Olivieri lo fa derivare da un nome proprio ossia da un personale latino o germanico con suffisso in "aco". Altri invece fra cui P. Guerrini, lo derivano da un qualche termine botanico. Bornato fece parte di un vasto pago romano o preromano abbracciante anche Cazzago, Passirano e Paderno ecc, ma di cui non si conosce il nome. Fu poi centro di una pieve che si estese forse fino ad una parte superiore del territorio di Travagliato, comprendendo Ospitaletto e Camaione, Camignone, Passirano, Paderno, Calino, Cazzago S.Martino che si staccarono poi lentamente dalla matrice. La ricchezza di acque e bellezza del posto ha fatto pensare all'esistenza nel territorio di Bornato di una mutatio cioè luogo di sosta sulla strada Brescia-Bergamo. Vi si formò poi un pagus romano. Una lapide al decurione Marco Giulio Fabio Omimcione e un piccolo cippo funerario che indicava la distanza di una tomba confermano che il luogo fu conosciuto ed abitato fin dai tempi romani. L'abitato andò poi raccogliendosi ai piedi del colle, intorno alla chiesa plebanale oggi diroccata e abbandonata.


L'antica pieve di cui oggi esistono i ruderi sorse probabilmente su altra precedente nel 1000 e conserva nei ruderi la pianta di stile romanico. Fu forse a tre navate con tre absidi e forse un protiro frontale. Un primo riadattamento venne apportato nel 1200 come confermerebbero le strutture del fianco nord. Fu poi affrescata verso la fine del 1400 o gli inizi del 1500 e ne rimangono alcuni ricordi in una Madonna e i quattro evangelisti. La chiesa fu poi risistemata e ridotta nel 1700 come conferirla il portale, poi venne smantellata e abbandonata. Nel 1438 Bornato rimase fedele a Venezia e sotto il comando di Antonio Martinengo resistette con energia alle truppe viscontee capitanate dal Piccinino, anche per difendere i privilegi che il 28 giugno aveva ottenuto con altri paesi della Franciacorta dal Gattamelata. E fu in effetti questi che venne in soccorso cercando di cogliere alle spalle le truppe viscontee. Proprio sulla strada da Bornato e Calino avvennero due violenti scontri in cui cadde Federico Contarini e che obbligarono il Gattamelata a ritirarsi, lasciando il Piccinino padrone del terreno.


La chiesa attuale fu edificata dopo il 1630 e consacrata il 2 ottobre 1666 dal card. Pietro Ottoboni poi papa Alessandro VIII. Ad una sola navata era povera di architettura. Fu riformata nel 1888 su disegno dell'architetto Angelo Bianchini e decorata verso gli anni trenta di questo secolo dai pittori Gezio e Vico Cominelli. La pala dell'altare maggiore raffigurante il "Martirio di S.Bartolomeo" è del pittore napoletano Pietro Mango (1656); la mezzaluna che la sovrasta è di Giuseppe Tortelli. I due quadri laterali di faccia al coro sono: "La Passione" di Giovanni Giacomo Barbello (1654), "Il martirio di S.Bartolomeo" di Pietro Ronda, di cui sono anche i sei quadri laterali fra cui vi è il ritratto del curato Bernardi. La pala dell'altare del Corpus Domini è di Antonio Paglia (1658), quella dell'altare di S.Margherita e di S.Rocco di Carlo Baciocchi (1658), quella dell'altare dell'Addolorata e di S.Carlo di Francesco Morazzone. Vi è inoltre un "Battesimo di Gesù" di Antonio Gandino. I quadri ottagonali rappresentanti la Passione di Gesù Cristo sono di Antonio Paglia, quelli pure ottagonali raffiguranti la Madonna sono di Angelo Paglia. La chiesa aveva otto Comissarie per il suo mantenimento dovute a diversi benefattori.


Un certo risveglio economico fu dato dalla costruzione dei tronchi delle linee ferroviarie Paderno-Bornato e Rovato - Bornato - Iseo inaugurati il 4 settembre 1911. Bornato ha belle ville. All'interno del castello recinto sorge la Villa Orlando che vi si è inserita tornendo un unico esempio del genere in provincia di Brescia. Sorta nel sei-settecento è a corpo di fabbrica lineare. Ha begli ambienti interni affrescati nel sec. XVIII. Nel salone le decorazioni sono del Sorinese le figure di Pompeo Ghitti. Particolari caratteristiche conserva la Villa Rossa, poi Bornati ed infine Pasino. Sorge su un colle ed obbedisce ad una rigida concezione scenografico-prospettica. Ha un bel giardino ed uno scalone esterno, raro in edifici del genere, fornisce una soluzione architettonica felice. E' per tradizione, attribuita a G.B. Marchetti. Nella caratteristica Torre del sec. XV-XVI sul puro volume cilindrico si svolge una suggestiva cerchiatura di sottili trine in terracotta. Bella è anche la Villa Secco d'Aragona nella quale si conservano ritratti di Niccolò Secco (sec. XVI) di Teodosio Secco, capitano della Valcamonica, di un omonimo alfiere di Eugenio di Savoia, di Maddalena Calzaveglia. Venerato è il santuarietto della Madonna della Zucchella che sorge in un trepolo che fu di proprietà del nob. Vincenzo Arici. La tradizione vuole che la Vergine sia apparsa ad un poveretto assetato offrendogli da bere in un guscio di zucca ricolmo d'acqua. La Madonna vi è dipinta con Bambino in braccio e con alla cinta una zucca. Numerosi gli ex voto; solenni le feste quinquennali.


Arcipreti: Antonio di Cremona (1375), Daniele Madici - Stefano Domenico Fine o Daffini (1446), Pietro Carli (1485), Sebastiano Rossi (1528-1542), commendatario; Marc'Antonio Grimani (1543 - 1550), Luigi Lippomano (1550), Francesco Macasola 1552), Sigismondo Bocca (1553), Pietro Valtorta 1553 - 1580) Viviano Valtorta (1581 - 1615), Iacobo Borgognino (1615 - 1621), Giovanni Matte' (1622 - 1627), Andrea Giardini (1628 - 18 aprile 1661), Tommaso Bernardi (1661 - 14 settembre 1679) G.B. Beccarelli Beltrami (1679 -1715) G.B. Ballini (2 gennaio 1716 - 2 dicembre 1741), Giulio Balione di Adro (16 marzo 1742 - 1754), Vincenzo Bordonali (20 marzo 175 - 1759), Bartolomeo Mabini di Bione (14 marzo 1760 - 22 gennaio 1782), Giuseppe Castellani di S.Eufemia (12 marzo 1782 - 30 gennaio 1812), Gaetano Pavanelli di Brescia (19 marzo 1812 - 27 luglio 1813), G.B. Pagnoni di Bornato (16 maggio 1814 - 21 giugno 1872), Sebastiano Cittadini di Marone (1872 - 8 gennaio 1892), Pietro Picotti (1892 - 31 dicembre 1925), Luigi Panelli (1926).