BIENNO

BIENNO

Grosso centro agricolo e industriale allo sbocco della Val del Grigna tributaria, a sua volta, di sinistra, della media Valcamonica. Si trova a 68 Km. da Brescia, a 462 m.s.l.m. Ha una superficie comunale di 30,97 Km. quadrati. Gli abitanti (biennesi): 3100 (1951), 3235 (1961), 3162 (1971), agricol. 58, altre attivià 1.182. Il nome di Bienno viene fatto derivare o da un personaggio chiamato Biennus che alcuni leggono in una lapide romana incompleta, o dall'etrusco biena, o dal latino boenna - corso d'acqua, cascata o, infine, da bi-amnis - doppio corso d' acqua. Il paese è comunque antichissimo. In una pietra, detta "preda de altar" che si trova sulla cima del Cerreto si è vista da qualcuno l'esistenza di sacerdoti druidi. E' soprattutto notevole la presenza di resti e lapidi romane che ricordano le fonti divine, il dio Silvano, due fratelli della VI legione (Caio Domizio Docile e Lucio Stazio Secondo), un Quirino Antistio, un Quirino Valerio, una fanciulla Protona, ecc. E ciò nonostante che il P. Gregorio faccia derivare il paese da soldati vinti da Carlo Magno nel 779 e ritiratisi dove oggi sorge S.Pietro in Zucco. Ma proprio qui furono trovate tombe tardo romane e protocristiane. Ad un "castrum Bienni cum curte" accenna già il vescovo Ramperto nell'841 e difatti il paese ha conservato l'aspetto di un borgo fortificato, di cui esistono ancora sette torri. Il castello vero e proprio ne aveva dieci e sorgeva dove oggi esiste la chiesa parrocchiale. Il Paese fu proprietà del monastero di S.Faustino di Brescia, che amministrò coi suoi frati anche la parrocchia fino al 1797, e fu anche feudo del vescovo di Brescia. Bienno conobbe le lotte fra guelfi e ghibellini, partecipò nel 1454 alla difesa dei Nobili di Lozio e fornì numerosi esponenti del governo della Valcamonica. La Vicinia fu tenuta saldamente nelle mani degli originari del paese nonostante i contrasti avuti coi sempre più numerosi forestieri che si appellarono insistentemente al Governo veneto per ottenere il riconoscimento dei loro diritti. Attraverso battaglie giuridiche e transazioni la causa finirà al Consiglio di Stato (1862) e verrà risolta solo nel 1924. Alquanto tiepida fu la partecipazione dei Biennesi alle vicende politiche della rivoluzione giacobina del periodo napoleonico e del Risorgimento. Un biennese, Giuseppe Fantoni, comandò nel 1798 le colonne mobili dei cacciatori di montagna agli ordini del Governo Bresciano, il medico Giacomo Sola fu deputato della Repubblica Cisalpina.


La parrocchia, dipendente dalla pieve di Cividate, nacque molto presto. Già nel 1150 infatti viene da Cividate concesso alla Cappella dei Benedettini di Bienno il fonte battesimale in riconoscenza di lavori di restauro compiuti dai monaci. Benché tale concessione fosse poi contestata, per cui nel 1173 si rese necessario un ricorso dei biennesi all'Imperatore, è da credere che presto sia stata eretta definitivamente la parrocchia. La parrocchia rimase per secoli affidata ai monaci di S.Faustino fino al 1798, quando passò al clero secolare. Durante il parrocchiato a Cividate del celebre giansenista don G.B. Guadagnini, la vicaria foranea gli venne tolta e fu trasferita per circa cinquant'anni a Bienno. Bienno conobbe momenti difficili fra cui la terribile inondazione del 7 luglio 1634 che rovinò parte del paese comprese 27 officine e provocò la morte di 17 persone causando lo strapiombo di via Ripa. Per venire incontro alla durezza del lavoro ed alle difficoltà economiche e sociali furono create a Bienno numerose opere assistenziali e caritative fra le quali il luogo Pio Elemosiniere della Misericordia, il Monte Grano o di prestito, l'Istituto delle zitelle, numerosi Legati, l'asilo Simoni Fe' d'Ostiani, l'asilo infantile, il Ricovero mons. Zani, la Colonia Montana di Valdaione. Le famiglie più antiche e numerose furono i Bellicini, i Bontempi, i Bodoncini, gli Avanzini, i Bonali, gli Ercoli, i Fanti, i Franzoni, i Mendeni, i Fostinelli. Antiche famiglie furono quelle dei Simoni (la cui proprietà passò ai Fè d'Ostiani), dei Francesconi, dei Fantoni, dei Sola, dei Morandini.


L'economia biennese si basò sempre sull'agricoltura e sulla lavorazione del ferro che affonda radici profonde nel tempo e probabilmente fu importata dalla vicina Valtrompia. Gli artigiani costituirono sempre una classe più evoluta rispetto al resto della popolazione formata da pastori, contadini e boscaioli coi quali i fabbri scendevano anche in lite come dimostra un intervento del Doge di Venezia nel 1467. L'artigianato del ferro che ebbe il suo periodo di maggior fortuna nei sec. XVII e XVIII portò molte famiglie biennesi a buona condizione economica. Nel 1870 le officine erano 24 e lavoravano padelle, lamiere, piatti di bilancia, ecc. venduti in tutta Italia e in seguito all'estero e perfino in Australia. In seguito passarono in gran parte in proprietà della Metallurgica Rusconi di Malegno che ebbe una specie di monopolio nella lavorazione e nel commercio. I fabbri si organizzarono nella Società operaia di Mutuo Soccorso e nel maggio 1886 scesero in sciopero che fu uno dei primi del bresciano. Dopo una certa qual ripresa oggi l'artigianato è andato riducendosi cedendo il posto all'industria. Un arricchimento economico fu dovuto alla costruzione della centrale Tassara (1942).


Bienno presenta monumenti d'arte di notevole prestigio, primo fra i quali la chiesa-santuario di S.Maria che sostituì la prima chiesetta sorta in "contrada de la Ripa" accanto ad un piccolo convento degli Agostiani, ed eretta verso il 1450, in uno stile che segna la transizione del gotico al rinascimentale. E' ricchissima di affreschi attribuiti al Ferramola, di Giovanni Pietro da Cemmo ecc. Ha inoltre una tela (quella dell'altar maggiore) del Fiammenghino e statue di Beniamino Simoni da Saviore. Grandiosa e suggestiva è anche la parrocchiale, edificata una prima volta sull'antico castello probabilmente nel sec. XV. S.Carlo ordinò che fosse allungata e restaurata ma i biennesi preferirono riedificarla affidandone il progetto a Pietro Maria Bagnadore. Iniziata nel 1614, la fabbrica fu compiuta nel 1620. Le due ultime cappelle furono terminate nel 1640. Ha un sagrato spazioso che guarda su tutta la catena montuosa della Presolana. Il portale è in pietra di Sarnico, elegante con colonne secentesche. Ha una sola navata con volta maestosa a tutto centro dipinta in forma di un grande loggiato con artistiche balaustrate, fregi, fiori, capitelli e putti. La maggior parte degli affreschi sono dovuti ad Antonio Cappello di Brescia ed a Giovanni Mauro della Rovere detto il Fiammenghino (1624). Gli affreschi furono restaurati da Costante Bellotti nel 1964. La pala dell'altare maggiore raffigurante i S.S.Faustino e Giovita è di G.B.Pittoni. Altre chiese sono S.Pietro in Vincoli detto S.Pietro in Zucco eretta su un antico cimitero romano e poi cristiano e accanto ad un ospizio. La chiesa fu aperta in una torre mozzata (sucada). Caratteristico il santuario della Maddalena con attigue varie cappellette. In un locale semisotterraneo, detto sala di S.Marta, vi sono pregevoli affreschi del sec. XV raffiguranti Evangelisti, Dottori della Chiesa, angeli, un'Annunciazione ecc., attribuiti a Pietro Giovanni da Cemmo. In una cappelletta a volta stanno dodici statue del S.Sepolcro attribuite a Beniamino Simoni di Saviore. Un'altra cappelletta è stata trasformata in supporto della grandiosa statua a Cristo Re eretta nel 1927 per iniziativa del sindaco Faustino Morandini. Su una altura dominante la valle in uno scenario suggestivo sorge l'Eremo di S.Pietro. Due lapidi romane indicherebbero il luogo di sepoltura di comandanti militari. Sembra che sia stato poi cenobio benedettino fino a quando diventò convento francescano di S.Pietro del quale la tradizione attribuisce la fondazione a S.Antonio di Padova. Soppresso il I giugno 1768 dalla Repubblica veneta passò in proprietà della parrocchia di Cividate. Incorporato dalla Repubblica Cisalpina passò a certo Masneri che lo spogliò di ogni cosa. Acquistato da mons. Andrea Morandini e dalla sorella fu da loro donato all'Opera diocesana di Brescia Alma Tovini Domus che in omaggio a Paolo VI riedificò la chiesa e costruì accanto ad essa una moderna casa di Esercizi spirituali e per convegni culturali. Dell'antico convento restano avanzi di architettura del sec. XIV e di affreschi dei secoli XIV e XV.


Parroci: Pre Delle Nevi (I metà sec. XIV), don Alberto delle Pedrocche (1345); don Florindo De Buenno (1461); don Giovanni Pontoglio (31 agosto 1468); don Giovanni Trombini (1473), don Giov. Giacomo Benamati (1501), don Antonio Nicolini (1540), don Giustiniano (1571-1573), don Gio. Giacomo da Mantova (1573-1590), don Claudio; don Doroteo Taborini di Brescia (1593-1602), don Antonio Gravina o Guerrini (1621), don Giov. Angelo Longhena di S.Eufemia (1639-1649), don Ranunzio di Parma (1649-1652), don Lorenzo Poncarali (1652-1668), don Leonardo Lana (1668-1674), don Agostino Salanta (1702), don Lucio Bona di Brescia (1716), don Mauro Marchese di Bergamo (1716), don Benedetto Locatelli (1720), don Onorato da Siena (1722), don Leonardo Medici (1723-1725), don Lucio Bona (1725-1726), don Leonardo Sala (1726-1729), don Angelico Lugo (1730-1731), don Bortolo Dander (1731-1734), don Mauro Lugo (1742), don Luigi Landi, don Roberto Barussi di Brescia, don Ravazzi, don Pisani di Bienno, don Gian Ludovico Emigli (1769), don Giuseppe Scarponi di Botticino Sera (21 gennaio 1770-8 agosto 1777 ), don Giov. Agostino Borellina di Ono S.Pietro (21 gennaio 1778 - 25 novembre 1795), don Antonio Marconi (19 giugno 1803 - 29 aprile 1836), don Orazio Simoni (16 agosto 1837-1861), don Carlo Cismondi (22 luglio 1861 1864), don Francesco Gheza (2 settembre 1864-10 dicembre 1778), don Alberto Martinazzoli novembre 1879 - 2 dicembre 1904), don Luigi Secchi (5 agosto 1905 - 1910), don Damiano Zani (15 agosto 1911 - aprile 1941), don Luigi Pergomi (1941 - 1967), don Giuseppe Figaroli (dal 1967).


Sindaci: Sainini Pietro (1862), Bertoni Luigi (1863), Franzoni Luigi (1864-1869), Morandini Giacomo (1869-1871), Ballerini Antonio (1871-1874), Morandini Battista (1874-1875), Morandini Stefano (1875-1876), Francesconi Francesco (1876-1879), Bettoni Luigi (1879-1881), Tovini rag. Stefano (1881-1890), Morandini Angelo (1890-1895), Fe' conte Alessandro (1895-1905), Tottoli comm. Lorenzo (1905-1912), Morandini cav. Maurizio (1912-1919), Morandini Damiano (podestà)(1925-1936), Morandini maestro Angelo (1936-1945), Fanti Battista, sindaco della Liberazione, Avanzini Angelo, Denage Giuseppe, Morandini rag. Angelo Fortunato.