ADAMO

ADAMO

Dante lo ricorda come falsario di monete, e lo pone all'Inferno, canto XXX (49-129) dove lo vede idropico, gonfio, simile a liuto mostruoso. I più antichi commentatori lo dicono di Brescia, mentre altri più recenti lo dicono inglese e vivente a Bologna nel 1270. Passato nel Casentino in un castello dei conti Guidi, che navigavano in cattive acque, avrebbe battuto per loro dei fiorini "sotto il conio del comune di Firenze ch'erano buoni di peso ma non di lega". Scoperto, fu preso e nel 1281 arso vivo.